Dietro le quinte di una fabbrica cinese: Intervista a Kim Pen

Kim Pen

Le aziende manifatturiere cinesi tendono a lavorare secondo modalità misteriose. O almeno questo è quello che vogliono farti credere. Oggi abbiamo il piacere di pubblicare un’intervista con Kim Pen, il direttore di consulenza di CMC (China Manufacturing Consultants), una società con sede a Shenzhen (Cina) che si propone come consulente per tutte quelle aziende che realizzano – o stanno pensando di realizzare – i propri prodotti in Cina. Kim ci spiegherà come vengono gestite le aziende manifatturiere cinesi e, sopratutto, come scegliere un fornitore affidabile e qualificato.

Kim, chi sei e di cosa si occupa la tua società?

Sono il direttore di consulenza di CMC (China Manufacturing Consultants), una società che si propone di aiutare gli importatori che si preoccupano di migliorare la capacità di produzione dei propri fornitori chiave. La priorità della maggior parte dei nostri clienti è quella di migliorare la qualità del prodotto. Il nostro lavoro è quello di identificare i problemi presenti nella linea di produzione in questione e di lavorare insieme ai manager della fabbrica per risolverli.

Ma, se proprio devo essere sincero, nella maggior parte dei casi la gran parte del lavoro non è rappresentata dal risolvere i problemi di qualità inerenti una determinata linea di produzione, quanto piuttosto nel convincere i manager cinesi del fatto che un eventuale miglioramento della qualità del prodotto porterebbe dei benefici anche alla fabbrica (e non solo al cliente). E’ triste dirlo ma spesso i manager cinesi si focalizzano sono nella riduzione dei costi, trascurando invece la qualità.

Quali sono, a tuo parere, le ragioni per cui i fornitori cinesi spesso non riescano a migliorare senza un aiuto esterno come quello di CMC o altre società che operano nello stesso campo?

Vi sono due motivi principali. Il primo è che “migliorare” richiede creatività e spirito di adattamento. Ogni situazione è differente e pretendere di poter applicare le teorie che si possono trovare in un libro è impossibile.

Il secondo motivo è che i fornitori cinesi tendono a focalizzarsi solo sui costi “visibili” (l’acquisto delle materie prime, i salari, eccetera). Il problema è che tali costi rappresentano solo la punta dell’iceberg e vi sono molti altri fattori che, alla lunga, hanno un impatto più importante. Penso ad esempio all’efficienza, lo stoccaggio, la strategia di gestione delle risorse umane o la manutenzione preventiva dei macchinari.

Supponiamo che tu stia per piazzare un ordine. Su che fattori ti baseresti per determinare l’affidabilità di un fornitore?

Ecco una lista di fattori da considerare per capire se un fornitore sia affidabile o meno:

  • La fabbrica è pulita?
  • Vi sono diagrammi di qualità appesi ai muri?
  • Gli operai seguono le precauzioni di base necessarie in una linea di produzione?
  • I manager hanno un aspetto professionale (modo di parlare, vestiti, eccetera)?
  • La mensa è pulita?
  • I bagni degli operai sono puliti?

Ecco, questi sono alcuni degli elementi da cui partirei. I certificati di qualità como l’ISO 9001 di solito sono inutili in Cina.

Quali sono i rischi che si corrono nello scegliere il fornitore “sbagliato”?

Il peggio che ti può capitare è di ricevere prodotti che non corrispondono a quanto desiderato, sino al punto da renderne la vendita impossibile, o che non siano conformi agli standard di certificazioni quali CE o RoHS.

Chiaramente si possono presentare problemi di natura differente: un fornitore che smette di risponderti dopo che hai inviato il deposito del pagamento, un fornitore che aumenta il prezzo all’ultimo momento con pretesti più o meno fantasiosi, un fornitore che è in ritardo di un mese sullo scheduling di produzione ma ti avvisa solo all’ultimo momento, e così via.

Molti dei nostri lettori sono piccoli e medi imprenditori. Quali pensi che sia il tipo di fornitore ideale per importatori che possiedono risorse limitate?

Se acquisti prodotti standard, ovvero prodotti che i fornitori realizzano già regolarmente, allora la scelta è vasta. Dovrai confrontare i prezzi, confermare che il fornitore possa assicurarti il livello di qualità di cui hai bisogno, ispezionare il carico prima dell’invio delle merci e tutto dovrebbe andare per il verso giusto. Se invece stai investendo tempo e denaro nella progettazione di un prodotto personalizzato dovrai porre molta più attenzione e ricerca nella scelta del candidato ideale per la produzione della tua merce.

Anche la dimensione dell’impresa del fornitore gioca ovviamente un ruolo importante. Uno degli errori più frequenti che commettono i piccoli e medi importatori è quello di scegliere una grossa azienda fornitrice che non ha né il tempo né la voglia per preoccuparsi dei piccoli ordini. In questo caso si può andare incontro a lunghi ritardi o al rischio che la produzione venga data in subappalto (con conseguenti rischi di incorrere in problemi di qualità). Anche la situazione opposta è pericolosa: i fornitori di piccola taglia tendono ad essere disorganizzati e, nonostante i prezzi possano essere competitivi, nella maggior parte dei casi la qualità è pessima.

Un problema comune per gli importatori medio piccoli è quello di dover rispettare quantità minime da ordinare (MOQ) spesso troppo elevate. Quali sono i tuoi consigli per diminuire il MOQ?

Il modo migliore per ridurre il MOQ al minimo è quello di limitarsi ad ordinare prodotti e componenti standard e di ridurre al minimo le personalizzazioni del prodotto.

C’è qualche vantaggio a lavorare con un piccolo fornitore anziché lavorare con fornitori medio/grossi?

Sì, normalmente i piccoli fornitori offrono prezzi migliori e una miglior reattività. Il rovescio della medaglia è che spesso si va incontro a problemi di qualità. Il consiglio migliore che posso offrire è quello di inviare al fornitore dei campioni che illustrino quello che è accettabile e quello che invece non lo è (in termini di qualità). Vi sono importatori che passano giornate a preparare pagine e pagine di specifiche e standard che però, è triste dirlo, il fornitore non leggerà mai.

E’ anche vero che alle volte la responsabilità dei problemi di qualità è degli importatori, i quali forniscono istruzioni poco chiare o, addirittura, errate. Cosa può fare un importatore per ridurre al minimo le incomprensioni? Essere pragmatico. Come ho già detto, il metodo migliore è quello di inviare al fornitore sia un campione “accettabile” che un campione “non accettabile”.

Inoltre consiglio di spiegare al fornitore le ragioni per cui un dato problema di qualità potrebbe rendere il prodotto invendibile in Europa. Gli standard di qualità accettati in Cina sono molto diversi dai nostri e spesso i fornitori semplicemente non hanno idea dei danni che stanno causando quando trascurano la qualità delle merci.

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