Gli accordi di non divulgazione (NDA) valgono quando si importa dalla Cina?

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Molti proprietari di attività di e-commerce sono giustamente preoccupati perché i loro fornitori copiano i loro prodotti. Per molti, l’accordo di non divulgazione (NDA) sembra il metodo logico per impedire ai fornitori di realizzare delle copie.

In teoria, ciò ha un senso. Fai firmare al tuo fornitore un NDA, così ottieni i diritti esclusivi perpetui per quel power bank o quella borsa che prevedi di vendere su Amazon.

Eppure, come scoprirai in questo articolo, la realtà è molto diversa.

Qual è lo scopo di un NDA?

L’NDA è un accordo di riservatezza che, ad esempio, ha lo scopo di impedire ai produttori di divulgare informazioni sui prodotti. Ciò può comprendere quanto segue:

  • Disegni di progettazione
  • Disegni tecnici
  • Distinta base
  • Materiale grafico
  • Software

In teoria, l’NDA impedisce ad un fornitore di utilizzare le specifiche del tuo prodotto per poter realizzare degli articoli da condividere con altre imprese. Nel caso in cui il fornitore non ne rispetti i termini, l’NDA prevede anche delle sanzioni.

Inoltre, si può fare in modo che l’NDA possa ritenersi concluso dopo un certo periodo di tempo, oppure quando è stato raggiunto il traguardo (ovvero il lancio ufficiale del prodotto).

Eppure, quando si ha a che fare con i produttori cinesi, le cose non sono così semplici.

Quando dovrei far firmare l’NDA al mio fornitore?

Il fornitore firmerà l’NDA prima di condividere le specifiche del prodotto ed altri documenti.

Poiché devi condividere le specifiche del prodotto prima che i fornitori possano inviarti un preventivo, l’NDA deve essere firmato da tutti i potenziali fornitori da cui vuoi ricevere informazioni sui prezzi.

Supponendo che tu abbia reclutato da 5 a 10 fornitori, convincerli tutti a firmare un NDA richiede tempo e potrebbe non valerne la pena. Ne riparlerò a breve.

Collaboro con una società addetta all’approvvigionamento. Dovrei chiedere loro di firmare un NDA?

Gli agenti addetti all’approvvigionamento devono avere accesso alle specifiche del tuo prodotto, in modo da poter identificare i fornitori qualificati per i tuoi articoli. Inoltre, devono anche condividere le tue specifiche con i potenziali produttori, per ricevere dei dati sui prezzi.

La maggior parte delle società addette all’approvvigionamento accetta di firmare quegli NDA che impediscono loro di utilizzare direttamente i design dei tuoi prodotti.

Detto questo, non aspettarti che queste società si assumano qualche responsabilità per ciò che i fornitori fanno con i design dei tuoi prodotti.

Si tratta di qualcosa fuori dal loro controllo, indipendentemente da quanto tempo potrebbero aver collaborato con i fornitori in questione.

Non è il tuo fornitore cinese quello di cui dovresti preoccuparti

Molti importatori hanno l’impressione che i fornitori cinesi vogliano rubare qualunque t-shirt o qualsivoglia design di un orologio  su cui possono mettere le mani.

Non è questo il caso. La verità è che alla maggior parte dei fornitori non interessa realizzare delle repliche di prodotti di consumo “generici” e, anche se fossero effettivamente interessati, probabilmente venderebbero solo “il tuo prodotto” in Cina.

In genere, i produttori OEM cinesi non hanno la più pallida idea di come commercializzare i prodotti all’estero: questo è quello che fa la vera differenza quando si lancia un prodotto.

Eppure, c’è chi lo fa.

L’NDA non è uno strumento per dichiarare fuori legge la concorrenza

Semmai, dovresti preoccuparti di altre imprese di e-commerce negli Stati Uniti, in Europa o altrove, che cercano di realizzare la propria versione del tuo prodotto.

Supponendo che il tuo prodotto riscuota successo, la cosa è quasi inevitabile, soprattutto considerando quanto sia facile accedere ai dati di vendita dell’e-commerce utilizzando strumenti come Jungle Scout.

Ed è anche totalmente legale. Non puoi brevettare una  t-shirt, una pressa per il caffè o un power bank: questi prodotti non sono una tua invenzione, pertanto chiunque può utilizzarli gratuitamente.

Nel mercato online odierno, l’uscita di un prodotto è solo l’inizio. Ciò che fa la differenza è come sviluppi i canali di vendita e come commercializzi i tuoi prodotti.

I prodotti vengono copiati continuamente, sia dai produttori che dagli altri importatori. E’ così che funziona il sistema.

Molto probabilmente, il tuo prodotto è una versione migliorata di qualcosa già presente sul mercato.

L’NDA non è il sostituto economico di un brevetto o della registrazione di un marchio

Gli NDA valgono solo per i firmatari. Chiaramente, il tuo fornitore non può essere ritenuto responsabile per quelle altre imprese che utilizzano i “design dei tuoi prodotti”. Come ho appena spiegato, questo è anche ciò che probabilmente accadrà, partendo dal presupposto che il tuo prodotto riscuota successo.

Se vuoi davvero proteggere il tuo prodotto, hai solo due opzioni:

  • La registrazione del marchio: Nome del marchio e logo
  • Brevetti: Design e funzionalità del prodotto 

Puoi ricevere un brevetto solo se il design o la funzione del prodotto sono realmente nuovi ed unici. Pertanto, la maggior parte delle imprese di e-commerce può semplicemente dimenticare la protezione prevista dai brevetti per i loro prodotti.

Ciò che resta è la possibilità di proteggere il tuo marchio che , alla fine, forse è ciò che conta di più, ma questo non ti garantirà il diritto esclusivo di vendere qualcosa che già esiste.

E’ costoso far rispettare gli NDA

Supponiamo che qualcuno in Cina cominci a realizzare in serie e a vendere una replica esatta del tuo prodotto. Molto probabilmente, il tuo fornitore non è tanto stupido da farlo con il nome della propria azienda.

Invece, lo appalta ad un’altra fabbrica di proprietà di un ex-dipendente o di un parente.

In una situazione del genere, saresti costretto a dimostrare che il tuo fornitore ha condiviso queste informazioni con la fabbrica in questione, ma farlo sarà quasi impossibile.

Ora, supponiamo che tu abbia effettivamente colto in flagrante il tuo fornitore e abbia delle registrazioni video del loro manager che si vanta (aggiungi la risata malvagia) di come conquisterà il mondo usando il design del tuo prodotto.

E allora?

Salti sul primo aereo per Shenzhen e ti rivolgi alla stazione di polizia più vicina con il contratto in mano?

Forse potresti inviare un’e-mail davvero arrabbiata?

Conclusione

Per le aziende che hanno  una proprietà intellettuale effettivamente preziosa, nonché le risorse per far rispettare un contratto in Cina, l’NDA può aiutare ad impedire al fornitore di condividere le informazioni sul prodotto durante la fase di sviluppo del prototipo.

Tuttavia, tali società sono anche pienamente consapevoli del fatto che un NDA non è un “brevetto da poveri”. Queste imprese proteggono la loro proprietà intellettuale (PI) in patria e all’estero utilizzando brevetti e registrazioni di marchi che consentono loro di far valere effettivamente la loro PI.

La situazione è differente per le piccole imprese di e-commerce che importano la propria variazione di qualcosa già esistente.

Nella migliore delle ipotesi, l’NDA può dimostrare a un fornitore che devi essere preso sul serio. In questo modo, forse, potrebbe pensarci due volte prima di utilizzare i tuoi progetti. Ma, se lo volesse davvero, potrebbe ancora farlo.

Eppure, molti importatori hanno l’impressione che la principale minaccia provenga dai produttori cinesi, mentre il vero pericolo proviene dalla concorrenza interna.

Alla fine, l’NDA non sostituisce un’adeguata protezione della PI nei mercati di destinazione, né è uno strumento per impedire alla tua concorrenza di vendere prodotti simili.

Quello che puoi tenere per te è il tuo marchio ed  è qui che dovresti concentrare i tuoi sforzi.

 

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    Codice EORI – Cos’è, a cosa serve e come ottenerlo

    Pubblicato il 20 commenti

    codice o numero EORI per l'importazione

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    Cos’è il codice (o numero) EORI?

    L’E.O.R.I. (Economic Operators Registration and Identification) è un sistema di numerazione introdotto nel 2009 dall’Unione Europea. Un codice EORI è una serie di caratteri alfanumerica che identifica in maniera univoca un dato importatore – o, più in generale, un dato operatore economico – all’interno dell’Unione Europea.

    E’ composto dal codice ISO del paese (ad esempio IT per l’Italia e DE per la Germania) seguito da una serie di cifre lunga al massimo 15 caratteri (la partita IVA o il codice fiscale). Quest’articolo è una guida completa al sistema EORI. Continua a leggere Codice EORI – Cos’è, a cosa serve e come ottenerlo

    Dazi doganali e altre tasse d’importazione dalla Cina: La guida

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    Suggerimento: Guarda questo video prima di leggere l’articolo

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    Quando si importa dalla Cina, bisogna considerare diverse tasse. A prima vista, il sistema di tassazione concernente il commercio internazionale può sembrare complicato. Ecco perché abbiamo deciso di renderti la vita un po’ più facile!

    Quest’articolo è una guida alle varie tasse che bisogna pagare quando si importa dalla Cina (dazi doganali, IVA, dazi anti-dumping). Andremo anche a vedere come pagare tali tasse.

    Unione Europa

    Dazi doganali

    L’Unione Europea rappresenta un mercato singolo. Ciò significa che tutti i paesi membri dell’Unione applicano gli stessi dazi doganali, quando si importa da paesi extra-europei. Se invece si importa da uno stato membro dell’Unione (dalla Spagna all’Italia, ad esempio) non bisognerà pagare alcun dazio.

    Detto ciò, i dazi variano a seconda del prodotto che si vuole importare. In generale, se si tratta di prodotti che non vengono realizzati in Europa (quasi tutta l’elettronica di consumo, ad esempio), i dazi tendono ad essere molto bassi (a volte sono addirittura assenti).

    Al contrario, quando si importano prodotti appartenenti a settori industriali importanti anche in Europa, allora i tassi tendono ad essere molto più alti visto che tali prodotti andranno a fare diretta concorrenza alle aziende manifatturiere europee. Ecco qualche esempio: Continua a leggere Dazi doganali e altre tasse d’importazione dalla Cina: La guida

    Direttiva RoHS quando si importa dalla Cina: La nostra guida

    Pubblicato il 46 commenti

    direttiva RoHS

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    La direttiva RoHS si applica ai componenti e alle apparecchiature elettroniche fabbricate o importate all’interno dell’Unione Europea. Quando si importa dalla Cina non bisogna commettere l’errore di supporre che le aziende manifatturiere cinesi rispettino tale direttiva.

    In quest’articolo spiegheremo che cosa significa avere un prodotto conforme alle norme RoHS e come assicurare tale conformità.

    RoHS e RoHS 2

    RoHS (Restriction of Hazardous Substances Directive) è una direttiva che limita l’impiego di alcune sostanze – metalli pesanti, in particolare, – nelle apparecchiature elettroniche. La normativa mira a ridurre l’impatto di sostanze tossiche quali il piombo o il mercurio sia sugli esseri umani che sull’ambiente.

    Le sostanze interessate sono le seguenti: Continua a leggere Direttiva RoHS quando si importa dalla Cina: La nostra guida

    Procedure doganali negli Stati Uniti: Tutto quello che un importatore deve sapere

    Pubblicato il 5 commenti

    Dogana Statunitense

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    Stai cercando di capire come funzionano le normative e le procedure doganali statunitensi? Non sei sicuro di cosa sia un “Customs bond”, o quando devi presentare la polizza di carico? Far superare i controlli doganali alla tua merce è l’ultima fase nel processo di importazione e la posta in gioco è alta.

    Senza rispettare le procedure ed i regolamenti doganali prestabiliti, potresti dover affrontare complicazioni piuttosto gravi, compresi costosi ritardi e il rifiuto dell’ingresso della spedizione nel Paese di destinazione.

    Per chiarire le idee a chiunque voglia esportare e vendere le proprie merci negli Stati Uniti, ci siamo messi in contatto con una vera professionista: Kathy Rinetti, Customs Manager di Flexport.com, che ha sede a San Francisco.

    In questo articolo, Kathy chiarisce cosa occorre sapere sapere sui documenti di trasporto, sui customs bonds, le tasse portuali e perché sia necessario un Customs broker. Continua a leggere Procedure doganali negli Stati Uniti: Tutto quello che un importatore deve sapere

    Test di laboratorio dei prodotti quando si importa dalla Cina

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    Avvalersi di una società terza che svolga i test di laboratorio è l’unico modo per essere certo che i tuoi prodotti siano conformi alle normative di sicurezza europee.

    In questo articolo ti spieghiamo perché svolgere dei test è fondamentale quando importi articoli dalla Cina, quando è il momento giusto per testare i tuoi prodotti e come dovresti gestire un test dall’esito negativo.

    Diverse tipologie di test sui prodotti

    Scopo dei test sui prodotti è quello di verificare se un articolo risulti essere conforme con una o più direttive, leggi o normative di sicurezza. Poiché vi sono diversi tipi di normative di prodotto, esistono anche diversi tipi di test, tra cui: Continua a leggere Test di laboratorio dei prodotti quando si importa dalla Cina

    Normativa REACH: Quali sono le sostanza chimiche proibite quando si importa in Italia?

    Pubblicato il 32 commenti

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    Per essere importati legalmente all’interno dell’Unione Europea, molti prodotti quali l’arredamento, l’abbigliamento o le plastiche devono essere conformi alla normativa REACH.

    In quest’articolo illustreremo come si può determinare se per un dato prodotto è necessario eseguire il test REACH e, nel caso sia necessario, come assicurare la conformità del prodotto alla normativa.

    Cos’è la normativa REACH?

    Il REACH (Registrazione, Valutazione, Autorizzazione e Restrizione delle Sostanze Chimiche) è una normativa dell’Unione Europea che regola la produzione, l’importazione e la vendita delle sostanze chimiche o dei prodotti finiti che contengono sostanze chimiche. Stiamo quindi parlando della maggior parte dei prodotti presenti sul mercato.

    Come già discusso per la normativa CE, anche per la normativa REACH vale lo stesso discorso: quando si importano merci da un paese extra-europeo la responsabilità della conformità della merce spetta esclusivamente all’importatore. Ripeto, la responsabilità – sia civile che penale – non ricade nel fornitore cinese bensì nell’importatore. Continua a leggere Normativa REACH: Quali sono le sostanza chimiche proibite quando si importa in Italia?

    Garanzie e rimborsi quando si importa dalla Cina

    Pubblicato il 4 commenti

    Suggerimento: Guarda questo video prima di leggere l’articolo

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    La produzione non è una scienza. Per gli importatori, sia grandi che piccoli, non si tratta di stabilire se si verificheranno problemi inerenti la qualità, ma quando tutto questo avverrà. Pertanto, quali obblighi i fornitori cinesi, sia i commercianti che i produttori, hanno in realtà nel rimborsare i loro acquirenti per tali complicazioni?

    La risposta è semplice: sostanzialmente nessuno. Non esiste nessun trattato internazionale che, per impostazione predefinita, costringa il fornitore a rimborsare gli articoli difettosi secondo uno schema predefinito.

    Eppure, molti produttori cinesi sostengono di offrire una garanzia a volte valida per anni! In questo articolo spieghiamo perché la “garanzia” nella produzione in outsourcing non è davvero quello che tu pensi che sia e perché per te è necessario andare fino in fondo ed analizzare i termini reali, piuttosto che fare ipotesi che spesso si rivelano disastrose.

    Non ci sono “garanzie” nel commercio internazionale

    Il termine “garanzia” è davvero fuori luogo in un contesto di Business to Business (commercio interaziendale). La garanzia, nel senso che il termine ha per la maggior parte delle persone, è un sistema che serve a proteggere i consumatori. Nelle operazioni commerciali tra aziende, invece, sta all’acquirente ed al venditore negoziare i termini.

    Tutto ciò non rappresenta un’esclusiva per la Cina, ma è valido anche in Europa, in America e nella maggior parte degli altri mercati. Con questo non vogliamo dire che non esistano regole di sorta da applicare ai rapporti commerciali. Continua a leggere Garanzie e rimborsi quando si importa dalla Cina

    Come Importare Beni dalla Cina per rivenderli online: Aspetti Fiscali, Iva e Dazi Doganali

    Pubblicato il 73 commenti

    aspetti fiscali importazione

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    aiutarti ad importare dalla Cina

    Oggi pubblichiamo un articolo scritto da Luca Taglialatela, fondatore di Fisco sul Web, un sito web che si propone di guidare a livello fiscale tutti coloro che hanno – o stanno pensando di aprire, – un’attività commerciale online.

    In particolare, abbiamo chiesto a Luca di illustrarci gli aspetti fiscali principali che bisogna conoscere per importare beni dalla Cina allo scopo di rivenderli online. Continua a leggere per sapere:

    • Cosa si intende per “importazione” dal punto di vista fiscale
    • Come si calcolano l’IVA e i diritti doganali per le merci importate
    • Quali elementi vanno inclusi (e quali invece esclusi) nel valore in dogana
    • Un esempio pratico di calcolo di IVA e diritti doganali
    • Quali sono gli adempimenti amministrativi e quando è necessaria una partita IVA per vendere online (documento pdf scaricabile gratuitamente a cura di Fisco sul Web)

    Continua a leggere Come Importare Beni dalla Cina per rivenderli online: Aspetti Fiscali, Iva e Dazi Doganali