Produzione di tessuti riciclati: la guida completa

Pubblicato il Lascia un commento

Sia i marchi di abbigliamento affermati che le startup guardano ai tessuti riciclati come un sistema per distinguersi sul mercato. Detto questo, molti presumono anche che tutti i tessuti riciclati siano ugualmente “eco-sostenibili”, ma non è sempre così.

In questo articolo, scritto da Shufen Lee, scopri cosa i proprietari dei marchi di abbigliamento e i designer devono sapere su riciclo chimico, riciclo meccanico, poliestere, cotone, rPET, marchi e novità.

Introduzione

Il riciclo tessile è un approccio importante, che affronta il problema dei rifiuti tessili e dell’inquinamento causato dall’aumento del consumo e della produzione di massa nella moda veloce.

In tutto il settore c’è una consapevolezza crescente di quello che è l’impatto ambientale, sociale ed economico dell’attuale sistema lineare del take, make, dispose. Questo modello economico ha prodotto grandi volumi di rifiuti in ogni settore, a partire dall’estrazione delle materie prime, per arrivare alla loro distribuzione e al loro utilizzo.

L’Ellen MacArthur Foundation  ha stimato che meno dell’1% del materiale utilizzato per produrre abbigliamento viene riciclato  in nuovi abiti. Ciò rappresenta una perdita di materiali per un valore annuale di oltre 100 miliardi di USD.

Negli ultimi decenni c’è stato un crescente invito all’azione tra le parti interessate, che ha portato e continua a guidare allo sviluppo di prassi migliorate e tecnologie innovative.

L’obiettivo è passare da un modello lineare ad un sistema circolare rigenerativo, in cui l’utilizzo dei materiali sia conservato e mantenuto all’interno di cicli a circuito chiuso, mentre i rifiuti, l’energia e le emissioni associati siano ridotti al minimo, o vengano gradualmente eliminati.

Il riciclo riveste un ruolo importante nella transizione verso un sistema circolare. Eppure, sebbene le tecnologie di riciclo esistano da tempo, il riciclo dei tessuti ha cominciato a guadagnare una maggiore consapevolezza e popolarità solo nell’ultimo decennio.

Fibre su cui spesso ci si concentra per il riciclo

Lo sapevi che le fibre riciclate più di frequente sono il poliestere e il cotone?

Questo perché entrambe sono le fibre più comuni prodotte a livello globale. Sulla base del report relativo al mercato dei materiali in fibra preferiti nel 2018, il poliestere e il cotone hanno rappresentato rispettivamente il 51% e il 24,5% della produzione globale di fibre nel 2017.

Il poliestere è una fibra sintetica e il polietilene tereftalato (PET) ne è la sottoclasse più comune. In genere, i componenti delle materie prime del PET sono derivati dei prodotti petrolchimici. Il cotone, invece, è una fibra naturale che cresce intorno ai semi dell’omonima pianta e contiene principalmente cellulosa, un composto organico che si trova principalmente nelle piante.

Circuito aperto vs circuito chiuso

I termini riciclo a circuito aperto e riciclo a circuito chiuso vengono usati frequentemente nel contesto dell’economia circolare. Riciclo a circuito aperto significa che i materiali scorrono verso una filiera diversa. Le bottiglie in PET post-consumo, riciclate per realizzare materiali di riempimento o fibre di poliestere, sono un esempio di riciclo a circuito aperto. Invece, circuito chiuso significa che i materiali vengono riciclati nuovamente in prodotti originali (ad esempio, da bottiglia a bottiglia, da fibra a fibra).

In genere, il riciclo a circuito aperto presuppone che, a causa del degrado della loro qualità, i materiali vengano trasferiti a cascata verso usi di valore inferiore, ma ciò potrebbe non essere tale in futuro. Infatti, con i continui sviluppi e le costanti innovazioni, i materiali di scarto possono essere trasferiti dove c’è una maggiore domanda e un valore di mercato superiore.

Tipi di riciclo

1) Riciclo meccanico

Prevede la scomposizione meccanica dei rifiuti post-industriali (materiali derivanti dalla lavorazione industriale e commerciale de tessuti, nonché dalla loro produzione), o post-consumo (articoli restituiti o smaltiti dai consumatori) in prodotti dalle proprietà fisiche diverse.

E’ il tipo di riciclo più comune, la cui tecnologia è stata a lungo consolidata per riciclare non solo il cotone, ma anche le bottiglie in PET in fibra di poliestere.

Il processo comprende generalmente le fasi seguenti:

1) Cernita del materiale e del colore

Spesso i riciclatori meccanici preferiscono le materie prime omogenee, o quasi omogenee, in termini di tipo di fibra e colore (ad esempio, 100% cotone). Pertanto, bisogna fare una cernita manuale in base al tipo di fibra e di colore, per garantire che i tessuti ricevuti dai commercianti di stoffe soddisfino le specifiche delle materie prime. La cernita per colore elimina anche la necessità di dover ritingere i tessuti.

2) Trazione o sminuzzamento

Gli accessori in metallo, come bottoni e cerniere,  potrebbero interferire con il processo di riciclo, pertanto vengono rimossi. Successivamente, il tessuto passa attraverso numerosi cilindri pieni di punte acuminate, che scompongono il tessuto in fiocchi di cotone sottile.

3) Combinazione

A causa della degradazione della fibra durante il processo di estrazione e triturazione, le fibre recuperate sono spesso più corte dei loro equivalenti vergini. Pertanto, vengono combinate con fibre vergini per migliorare le proprietà del filato riciclato finale.

4) Cardatura

E’ il processo di allineamento delle fibre tramite pettinatura, per produrre una fettuccia di cotone chiamata nastro che può essere poi filato.

5) Filatura

E’ il processo per produrre il filato. Alcune fibre non vengono trasformate in filati, dal momento che vengono compresse per realizzare prodotti non tessuti destinati alla produzione di cuscinetti isolanti e materiali di riempimento. Downcycling è il nome di questa pratica di recupero e di riutilizzo come prodotto di valore inferiore.

6) Tessitura

E’ il processo che converte il filato in tessuto.

Altre informazioni

Nel caso delle fibre sintetiche come il poliestere, le bottiglie in PET post-consumo sono la materia prima più comune, utilizzata per realizzare meccanicamente il poliestere riciclato. Le bottiglie in PET vengono triturate, fuse in palline e, successivamente, sottoposte ad estrusione per essere lavorate come fibre nuove.

Per quanto il riciclo meccanico possa sembrare facile, la maggior parte degli attuali sistemi di recupero dei rifiuti tessili post-consumo è, in realtà, un processo di downcycling. Ad esempio, le bottiglie in PET, che generalmente hanno una determinata  viscosità intrinseca (IV), ovvero una proprietà fisica che riflette la resistenza alla trazione del materiale, vengono spesso riciclate in filati di PET dal valore di viscosità intrinseca (IV) inferiore.

La degradazione della fibra si verifica anche con il riciclo meccanico da fibra a fibra. Pertanto, il materiale riciclato meccanicamente potrebbe non poter essere riciclato tante volte, dal momento che ogni volta la sua qualità degrada ulteriormente. Di conseguenza, è spesso legato a materiali di valore “inferiore” (materiali meno sensibili alle fibre più corte), come i prodotti non tessuti, utilizzati per realizzare i materiali di riempimento e gli isolanti.

Tuttavia, si segnala che i metodi di riciclo meccanico sono stati gradualmente perfezionati, per produrre fibre di qualità sufficiente per essere considerate come lavorazione a ciclo chiuso da fibra a fibra, piuttosto che come downcycling.

Alcuni dei processi meccanici da fibra a fibra più raffinati per il riciclo del cotone possono produrre fibre di cotone dal 25% al 30% più corte della fibra vergine.

Uno degli ostacoli  è rappresentato dal fatto che la maggior parte dei rifiuti dei consumatori è composta da materiali misti e le diverse miscele devono essere separate prima del loro riciclo. A questo punto, non è possibile separare meccanicamente i vari tipi di fibra, pertanto la maggior parte dei riciclatori accetta solo materiali omogenei al 100% (provenienti da raccoglitori per il riciclo meccanico a circuito chiuso). Tuttavia, se l’obiettivo del riciclo è quello di realizzare  prodotti non tessuti, tale requisito potrebbe non essere applicabile.

2) Riciclo chimico

Prevede quei processi in cui la struttura chimica del materiale di scarto viene prima depolimerizzata o scomposta nei suoi componenti costitutivi (monomeri, oligomeri o altri intermedi) , per poi essere ripolimerizzata in materiale vergine.

Questo processo può essere eseguito su fibre cellulosiche (fibre di origine vegetale come il cotone), o sintetiche (poliestere e nylon), oppure su un misto di cotone e poliestere (policotone).

Il riciclo chimico ha la capacità di riportare i materiali di scarto sintetici alla stessa qualità fisica dei loro equivalenti in fibra vergine. Tuttavia, il riciclo chimico della fibra naturale non converte i materiali di scarto in materiale vergine. Questo spesso comporta prima la conversione dei cascami di cotone in polpa disciolta, poi la miscelazione con altri prodotti a base di polpa di origine vegetale prima della loro trasformazione in filati rigenerati. Ciò si traduce in materiali cellulosici artificiali (MMC) con proprietà fisiche migliorate che, pertanto, consentono il riciclo dei materiali post-consumo oltre alla diversione dei rifiuti dalle discariche.

Attualmente, il riciclo chimico eseguito sulle fibre cellulosiche sta progredendo, mentre il riciclo chimico dei sintetici (poliestere e nylon) comprende già alcuni sviluppi su vasta scala, anche se è limitato a pochi fornitori.

Le prime fasi del riciclo chimico sono molto simili a quelle del riciclo meccanico che comprende la cernita, la preparazione e la triturazione o frammentazione. Le fasi successive sono:

1) Scioglimento della fibra

La proprietà solvente viene utilizzata per concentrare selettivamente i solventi cellulosici e/o delle fibre sintetiche. Quando si recuperano due prodotti, vengono utilizzati due solventi: uno per tipo di fibra, per ciascuna delle frazioni della cellulosa e del poliestere.

2) Separazione

Ovvero la separazione del solvente cellulosico e/o della frazione sintetica da altre frazioni per un’ulteriore lavorazione. Altre frazioni possono contenere qualsiasi tipo di fibra non oggetto del processo di riciclo chimico, nonché  altri materiali, compresi i prodotti chimici di finitura e i coloranti. Attualmente, alcuni coloranti vengono eliminati nelle frazioni di scarto e sono inviati alle discariche, anche se attualmente ci sono numerosi sviluppatori che cercano di recuperare i coloranti dal processo.

3) Recupero

a) Processo di recupero dei sintetici

Il recupero impone la ripolimerizzazione, seguita da un’ulteriore elaborazione. I polimeri recuperati possono quindi essere lavorati sotto forma di stato solido (resine) o di fibre. Il vantaggio del recupero del polimero è che le sue proprietà fisiche possono essere mantenute o alterate per consentire l’upcycling dei materiali.

b) Processo di recupero della cellulosa

Le fibre cellulosiche vengono recuperate come pasta dissolvibile, che può essere utilizzata direttamente nel processo di filatura ad umido, altrimenti può essere essiccata per essere venduta  ai produttori di filati rigenerati. Tuttavia, il recupero della cellulosa produce fibre simili alla viscosa e non restituisce il materiale al suo equivalente vergine.

c) Recupero dei solventi

I solventi vengono recuperati per essere utilizzati nei cicli futuri. Per ragioni ambientali e di costo, i processi chimici sono stati ideati per catturare e conservare i solventi e per ridurre al minimo gli sprechi e le emissioni. Si dice che la perdita di solvente sia compresa tra lo 0,6% e l’1% per ciclo nell’elaborazione a blocchi.

4) Ripetizione dei processi indicati sopra (fasi da 1 a 3)

Per rimuovere completamente i contaminanti ed aumentare la purezza/qualità delle fibre recuperate, potrebbero essere necessari ripetuti cicli di scioglimento e recupero. Infatti, durante il processo di scioglimento, alcuni reagenti e taluni coloranti possono rimanere chimicamente legati alla fibra.

5) Filatura

E’ il processo per produrre il filato.

6) Tessitura

E’ il processo che converte il filato in tessuto.

Altre informazioni

Nella comunità tessile è piuttosto comune definire il sistema di riciclo ideale come quello in cui i tessuti rigenerati vengono riconvertiti in filati vergini di qualità, per produrre nuovi tessuti attraverso il riciclo da fibra a fibra. Il riciclo chimico è l’unica tecnologia in grado di realizzare veramente questa idea, perché riesce a rimuovere tutti i componenti indesiderati, i coloranti, i trattamenti di superficie e gli altri prodotti chimici ausiliari utilizzati nella produzione tessile.

I materiali di scarto con un alto grado di contaminazione e di degrado fisico, precedentemente rifiutati dai riciclatori meccanici, possono ora essere riciclati chimicamente.

Per i materiali PET, il riciclo chimico può anche affrontare una delle sfide del riciclo meccanico: soddisfare i requisiti di viscosità intrinseca (IV) più elevati. Ricomincia così  il ciclo con la produzione di resine riciclate di qualità vergine che possono presentarsi allo stato solido, in modo da soddisfare la viscosità intrinseca (IV) necessaria per qualsiasi specifica applicazione finale.

Inoltre, il PET riciclato è scettico riguardo alla forma o alla funzione del polimero. Infatti, il polimero recuperato può presentarsi sotto forma di stato solido, per essere riconvertito in bottiglie, o sotto forma di fibre di PET, per essere trasformato in filati di poliestere.

Il processo di recupero chimico ha anche il potenziale per assorbire varie miscele di fibre dai rifiuti tessili postindustriali o post-consumo, sebbene tutto ciò sia ancora in fase di sviluppo. La maggior parte dei tessuti sono in misto policotone. Essere in grado di gestire le fibre miste per realizzare più di un prodotto è davvero importante.

Attualmente, la materia prima minima richiesta per il riciclo chimico da fibra a fibra del poliestere è almeno del 70-80% per i materiali PET e del 100% di fibre non miste per il cotone e il nylon. E’ solo questione di tempo prima che il processo di recupero chimico sia in grado di separare qualsiasi quantità di fibra mista, consentendo così il riciclo di una percentuale maggiore di tessuto.

Tuttavia, non tutte le fibre possono essere recuperate chimicamente. Infatti, non si fa il recupero chimico delle fibre di origine animale come la lana o il cashmere. Le fibre di lana sono relativamente lunghe e, pertanto, sono adatte al riciclo meccanico. Sono in corso ricerche sul recupero della proteina della cheratina dalle fibre animali, ma l’obiettivo è quello di convertirla all’uso in altre applicazioni come i biomateriali, le resine e i collanti.

Inoltre, il Nylon 6-6, che è uno dei polimeri più comuni presenti nella fibra di nylon, non può essere riciclato chimicamente. Il nylon 6-6 e il nylon-6 costituiscono circa l’85% del materiale di nylon utilizzato. Il nylon 6-6 è un monomero più complesso del nylon 6 e il suo recupero chimico è più laborioso, in quanto potrebbe richiedere una quantità maggiore di reagenti. Attualmente il nylon 6-6 può essere riciclato solo meccanicamente, mentre uno dei metodi indicati sopra può essere utilizzato per recuperare il nylon 6.

Esempi di fornitori disponibili in commercio per il riciclo meccanico e chimico

Fibra Riciclo meccanico Riciclo chimico
Poliestere Hyosung (Corea): Filato di poliestere RegenTM che ha recentemente ottenuto l’Eco-Mark dalla Japan Environment Association ed è anche certificato GRS Far Eastern New Century (Taiwan): Prodotti riciclati Topgreen® certificati GRS e Oeko-Tex, lavorati al 100% in poliestere riciclato post-consumo
Ganesha Ecosphere Limited (India): Fornitore leader di rPET in India, continua ad espandere le sue capacità di produzione di rPET in altre aree del Paese Polygenta (India): Tecnologia brevettata ReNewTM in grado di depolimerizzare le bottiglie in PET post-consumo in filati. In piena produzione dal 2012
Polylana (USA): La fibra in fiocco Polylana® è composta da una miscela brevettata di palline di poliestere e di scaglie di rPET entrambe modificate Teijin (Giappone): Il sistema di recupero ECO CIRLETM è in grado di separare e di eliminare gli additivi e i coloranti non solo dalle bottiglie in PET, ma anche da altri prodotti in poliestere
Cotone Hilaturas Ferre (Spagna): Filato Recover® realizzato senza coloranti aggiunti. 50% di cotone riciclato misto ad altri materiali (rPET, acrilico, cotone biologico vergine, TENCEL®) Lenzing (Austria) : Fibra di lyocell TENCEL x RefibraTM realizzata con il 30% di materiali riciclati da scarti di cotone post-industriale
Giotex (Messico,USA): Gli scarti precolorati di cotone post-industriale  vengono utilizzati per produrre il filato GiotexTM con il 75% di misto cotone riciclato Asahi Kasei’s Bemberg (Giappone): Fibra di cupro BembergTM composta al100% da cotone linter, un residuo post-industriale della lavorazione del cotone
Nylon Unifi (USA): Il 100% degli scarti post-industriali viene utilizzato per produrre scaglie di Nylon-6 REPREVE® attraverso un processo di estrusione e testurizzazione Aquafil (Italy): Il filato ECONYL® è un nylon riciclato al 100%, prodotto dalla lavorazione degli scarti post-industriali e di consumo (reti da pesca, tappeti e scarti tessili), partendo dal suo monomero di base chiamato caprolattame

 

Lana Geetanjali Woolens (India): Filati realizzati principalmente con lana riciclata e con miscele di lana vergine o fibre sintetiche vergini Non ancora disponibile in commercio

Sfide del riciclo meccanico e chimico

Attualmente, le tecnologie di riciclo chimico non sono in fase di commercializzazione. Il riciclo meccanico, invece, esiste da tempo ed è stato utilizzato soprattutto per il PET e il cotone. Nonostante ciò, il riciclo dei tessili non è un processo ampiamente adottato. Uno dei motivi è la difficoltà di dimostrare l’efficacia dei costi su larga scala.

Per rimanere competitivi sul mercato, i tessuti riciclati non dovrebbero essere visti come prodotti premium. Infatti, i materiali vergini sono spesso più economici dei materiali riciclati: questo genera un mercato debole dei materiali riciclati.

In Cina tutto è peggiorato nel 2018 a causa del divieto di importazione di diversi tipi di rifiuti solidi come le bottiglie di plastica e i rifiuti tessili. Poiché la Cina ha la più alta capacità produttiva di PET, questo divieto ha comportato una minore produzione di poliestere riciclato ed ha aumentato la produzione di PET vergine.

Molte aziende hanno già trasferito la produzione dei ricicli in altri Paesi asiatici e, come reazione al divieto, i prezzi del poliestere riciclato sono già aumentati. A lungo termine, tuttavia, ciò potrebbe aiutare le aziende ad accelerare la ricerca di soluzioni migliori, ad espandere le infrastrutture nazionali di riciclo e a modificare il comportamento dei consumatori.

Inoltre, è difficile ottenere finanziamenti per le innovazioni della commercializzazione su larga scala, soprattutto quando la domanda di fibra riciclata è ancora bassa. Un’elevata qualità costante dei prodotti, la richiesta di fibre riciclate e i prezzi competitivi per la redditività su larga scala sono fondamentali per determinare il successo di questo progetto. Tutto ciò richiede un atto di fiducia da parte degli investitori perché, se manca uno di questi fattori, ne risente la probabilità di successo dell’implementazione.

Un altro problema comune è la difficoltà incontrata dai riciclatori nel raccogliere i materiali di scarto da numerose fonti e nell’ottenere il volume di materia prima necessario per realizzare le economie di scala. Pertanto, è importante che il coordinamento lungo la catena di approvvigionamento stimoli l’adozione e lo sviluppo di sistemi di riciclo dei tessili. Il coordinamento comprende la determinazione della provenienza delle materie prime e la creazione di un’infrastruttura della catena di approvvigionamento con le reti di fornitori.

Avere una solida rete di fornitori può anche garantire che i raccoglitori sappiano a chi rivolgersi per trasferire i materiali di scarto indesiderati. I riciclatori possono anche raccogliere più fonti di materie prime disponibili all’interno di una determinata regione, al fine di ridurre i costi di trasporto dei materiali.

Per creare una maggiore domanda, è importante aumentare la consapevolezza tra l’industria e i consumatori. Per fare tutto ciò, è importante coinvolgere tutti a sostenere questa buona causa.

Il trasferimento delle conoscenze tra le competenze e le diverse parti interessate è un ottimo avvio, atto ad aumentare la comprensione dei progressi e dei vincoli relativi alle attuali tecnologie di riciclo.

Ad esempio, la tavola rotonda rPET organizzata da Textile Exchange (un’organizzazione no-profit  globale che lavora a stretto contatto con i membri per guidare la trasformazione del settore in pratiche sostenibili) è una rete globale multi-stakeholder che comprende singoli membri, aziende e organizzazioni. I membri si incontrano praticamente ogni mese e ogni anno, con l’obiettivo di facilitare maggiori livelli di comprensione e la costruzione di soluzioni verso una maggiore diffusione del poliestere riciclato.

Ricerca e sviluppo continui verso le economie di scala

Innovazioni nell’ordinamento

Attualmente, il riciclo dipende da un’enorme manodopera atta a separare e gestire i vari flussi dei rifiuti tessili. Ciò comprende la caratterizzazione, l’identificazione e la separazione dei componenti costitutivi (ad esempio, finiture, bottoni, cerniere e fili), le miscele delle fibre, nonché i coloranti e le sostanze chimiche. Per un riciclo più efficiente, vi è una crescente necessità di sviluppare lo smistamento automatizzato e l’identificazione delle fibre, per massimizzare il valore della frazione riciclabile.

Varie tecnologie di smistamento ottico, come un approccio spettroscopico, sono state esaminate e sono attualmente in fase di sviluppo, oppure sono molto vicine alla fase dell’adozione commerciale. Ad esempio:

Progetto Fibersort: Fibersort è una tecnologia che utilizza la spettroscopia nel vicino infrarosso (NIRS) per smistare automaticamente grandi volumi di tessuti misti post-consumo in 45 frazioni diverse in base alla composizione e al colore delle fibre. La tecnologia di selezione ora può smistare ad una velocità di circa 900 kg di tessuti post-consumo all’ora. Circle Economy, Valvan Baling Systems, ReShare, Procotex, Worn Again e Smart Fibersorting stanno collaborando alla commercializzazione di Fibersort.

The Hong Kong Research Institute of Textiles and Apparel (HKRITA): La cernita dei colori viene eseguita automaticamente dal robot SCARA che utilizza algoritmi di visione avanzata. Questa tecnologia può essere utilizzata per ordinare fino a dieci colori e posizionarli in contenitori diversi. I veicoli a guida automatizzata (AGV) trasportano poi i container di diverso colore in un sistema di stoccaggio intelligente il quale, ad ogni ricevimento di un ordine, può recuperare il numero corrispondente dei contenitori per effettuare un’ulteriore elaborazione.

Innovazioni nella separazione dei tipi di fibra

Molti tessuti presenti sul mercato sono miscele di due o più diversi tipi di fibre strettamente intrecciate tra loro. Il policotone, la fibra mista più comune, unisce cotone e poliestere. Per riciclare sia il poliestere che il cotone componenti questa miscela, il processo di riciclo deve prima separarli. Farlo meccanicamente non è facile, ma lo si può fare chimicamente. Tuttavia, ci sono ancora molte ricerche e test da completare prima del lancio su vasta scala. Se la tecnologia per separare i diversi tipi di fibre è fattibile, i riciclatori potrebbero acquistare un volume maggiore di materia prima, poiché non devono fare affidamento esclusivamente sul cotone/poliestere al 100%. Ecco alcuni esempi di innovazioni in questo settore:

Worn Again (UK): Il processo di scioglimento può mirare selettivamente e dissolvere i polimeri (PET e cellulosa ricavata dal cotone). La materia prima può contenere fino al 20% di altre fibre come, ad esempio, lana, nylon, elastan, eccetera. Nel processo vengono rimossi anche i contaminanti come coloranti e sostanze chimiche.

HKRITA (Hong Kong): HKRITA ha sviluppato un trattamento chimico idrotermale che utilizza solo calore, acqua e meno del 5% di sostanze chimiche biodegradabili per decomporre selettivamente il cotone in polveri di cellulosa, consentendo così la separazione delle fibre di poliestere dalle fibre miste. In questo modo, si può ottenere un tasso di recupero delle fibre di poliestere pari ad oltre il 98% in un periodo di tempo che va dai 30 minuti alle 2 ore.

CARBIOS (France): CARBIOS ha sviluppato un approccio innovativo nell’impiego de gli enzimi per consentire la depolimerizzazione specifica di un singolo polimero (ad esempio, il PET) contenuto in varie materie plastiche da riciclare. Al termine di questa fase, i monomeri risultanti dal processo di depolimerizzazione verranno purificati, con l’obiettivo di ripolimerizzarli.

 Notizie su Shufen Lee

Shufen Lee vive dal 2007 a Toronto ed ha conseguito la laurea in Matematica presso l’Università di Waterloo.

Attualmente è una collaboratrice di ricerca indipendente presso Asiaimportal (HK) Limited.

 

 

Hai bisogno di aiuto per importare prodotti dalla Cina?

La nostra area specializzata, Imdico Consulting, può offrirti una consulenza professionale per l’importazione a 360° e può assisterti in ogni fase del tuo progetto!

Affidati agli esperti di Imdico Consulting, ti affiancheranno passo dopo passo mettendo a tuo servizio la loro pluriennale esperienza, per affrontare tutte le possibili insidie che si nascondono dietro ad una importazione.

Compila il form per ottenere subito una consulenza gratuita, descrivi il tuo progetto e ti contatteranno per valutare la strada migliore per realizzarlo!

Richiedi la tua consulenza gratuita!

Scopri come possiamo aiutarti ad importare il tuo prodotto dall’Asia

    Guida per gli importatori alle norme EN, di Ferry Vermeulen

    Pubblicato il Lascia un commento

     

    Ferry Vermeulen

    Quando si vendono i prodotti nell’Unione Europea, la comprensione delle norme EN, o norme armonizzate, è parte integrante della garanzia della conformità. In questo articolo, Ferry Vermeulen di INSTRKTIV spiega cos’è una norma EN e cosa devi sapere per esser certo che i tuoi prodotti siano pienamente  conformi.

    1. Cos’è una norma EN?

    Le EN sono norme sviluppate da un istituto di standardizzazione incaricato dalla Commissione Europea e hanno lo scopo di soddisfare uno o più requisiti essenziali obbligatori di una specifica direttiva europea.

    I prodotti che soddisfano i requisiti delle norme armonizzate [vigenti in tutti gli Stati membri nell’Unione Europea] beneficiano della presunzione di conformità ai corrispondenti requisiti essenziali.

    In generale, le norme armonizzate hanno i seguenti contenuti:

    Ambito – Descrive il campo di applicazione della norma.

    Riferimento normativo – Elenca le normative utilizzate, essenziali per la corretta applicazione della norma.

    Termini e definizioni – Descrive i termini e le definizioni utilizzati.

    Requisiti – Fornisce i requisiti dettagliati su come soddisfare i requisiti del prodotto più generali della relativa direttiva.

    Avvertenze, indicazioni e istruzioni – Descrive come istruire correttamente gli utenti sui rischi del prodotto e dà loro informazioni sulle sue caratteristiche principali.

    Metodi di test – Descrive come verificare se un prodotto soddisfa i requisiti e come documentarlo per il fascicolo tecnico.

    2. Dove posso trovare le norme EN online?

    Sebbene le direttive siano obbligatorie e vi si possa accedere liberamente tramite il sito web della Commissione Europea, le norme sono volontarie e devono essere acquisite.

    Le puoi trovare, ad esempio, tramite i siti web di ISO, IEC, DIN o BS.

    3. La conformità a tutte le norme EN è obbligatoria?

    Non è sempre necessario soddisfare tutti i requisiti di una direttiva comunitaria, pertanto potresti non dover rispettare sempre tutte le norme EN.

    Quando si esegue il processo di marcatura CE, devi prima identificare le direttive e le normative che si applicano al tuo prodotto. Successivamente, puoi identificare i requisiti applicabili sia delle direttive che alle normative.

    E ancora, le norme non sono obbligatorie, ma il loro rispetto crea una presunzione di conformità ai corrispondenti requisiti essenziali delle direttive.

    4. Come faccio a sapere se un determinato prodotto (compreso il mio design) è conforme ad una determinata norma EN?

    Quando fai il design del tuo prodotto, il modo migliore per evitare insidie è quello di studiare prima tutte le norme armonizzate pertinenti disponibili. Tra le altre cose, le norme forniscono requisiti sul design e sulle caratteristiche del prodotto.

    Conoscere quali sono i requisiti tecnici sarà un buon punto di partenza per il tuo processo di design. In altre parole: quando vuoi progettare o realizzare un prodotto conforme, l’impiego delle norme armonizzate è la cosa migliore che puoi fare.

    Se vuoi sapere se il tuo prodotto importato è conforme ad una norma, dovresti effettuare una valutazione della conformità. In molti casi e per molti prodotti ti è consentito svolgere personalmente il test e la valutazione.

    In alcuni casi, il test deve essere svolto da un Organismo Notificato e, per stabilire come farlo, consulta le direttive pertinenti.

    Anche se potresti essere autorizzato a svolgere i test da solo, non tutti hanno l’abilità tecnica per farlo in autonomia. In tal caso, puoi chiedere supporto a un istituto preposto allo svolgimento dei test.

    Le norme armonizzate descrivono come deve essere condotto un test.

    La Direttiva sulla Sicurezza dei Giocattoli, ad esempio, impone che i bordi dei giochi vengano progettati in modo tale da ridurre il più possibile i rischi di lesioni fisiche provocate per contatto.

    Tale requisito può essere un punto di partenza per il tuo progetto, oppure, nel caso di un prodotto [ODM] importato, può essere una cosa da verificare (e da dimostrare nel tuo fascicolo tecnico tramite delle foto).

    Inoltre, la direttiva impone che i giocattoli e le loro parti “devono avere la resistenza meccanica necessaria e, se del caso, la stabilità per resistere alle sollecitazioni a cui sono sottoposti durante l’uso, senza rompersi o diventare soggetti a deformazione con il rischio di causare lesioni fisiche”.

    Per soddisfare tale requisito, si è provveduto a sviluppare la norma EN 71-1. Si può dimostrare la conformità a questa norma mediante autotest o facendo testare il prodotto da un istituto preposto.

    5. Come faccio a sapere quali norme EN si applicano a un determinato prodotto?

    Esiste un gran numero di norme che vengono costantemente ritirate, sviluppate o aggiornate, pertanto un unico elenco chiaro di tutte le norme disponibili semplicemente non esiste. Per trovare le norme che potrebbero essere utilizzate per sviluppare o il testare il tuo prodotto, prova le seguenti risorse:

    • Il sito web della Commissione Europea. Seleziona un gruppo di prodotti e vedi se, nella pagina successiva, vengono elencate alcune norme pertinenti.
    • Sito web degli istituti di normalizzazione come DIN, BS, ISO, IEC, NEN e SIS, utilizzando parole chiave o numeri.
    • Norme su Google
    • Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea.

    Quando hai trovato una norma che potrebbe essere applicabile al tuo prodotto, assicurati di controllarne l’Ambito (capitolo 1), per verificare se si applica effettivamente al tuo prodotto.

    6. E’ normale che a un determinato prodotto si applichi più di una norma EN?

    In genere, una norma EN riguarda uno o più requisiti essenziali di una direttiva, ma non tutti.

    Per soddisfare tutti i requisiti essenziali, assicurati sempre di aver trovato tutte le norme pertinenti.

    7. Qual è la differenza tra le norme EN e ISO?

    La  ISO è una norma sviluppata dall’istituto di standardizzazione ISO, mentre la norma EN è denominata come tale quando viene armonizzata dalla Commissione Europea.

    Una norma può essere sviluppata da ISO: ne è un esempio la ISO 12000-1. Quando la norma sarà stata presentata e approvata dagli Stati membri, verrà pubblicata dalla Commissione Europea.

    Da quel momento in poi la norma è armonizzata: ciò significa che gli Stati membri devono adottare tali norme, ritirando quelle confliggenti.

    La norma viene quindi denominata EN-ISO XXXXX e, quando uno Stato membro la traduce nella propria lingua, viene nominata ad esempio DIN EN ISO XXXXX o BS EN ISO XXXXX.

    8. Qual è la differenza tra le norme EN e le direttive nell’Unione Europea (ad esempio, la Direttiva sulla Bassa Tensione)?

    La norma EN è un metodo per soddisfare i requisiti delle direttive comunitarie. Le direttive sono obbligatorie, le norme sono volontarie.

    La norma è il sistema per utilizzare la tecnologia più moderna allo stato dell’arte, per soddisfare da un punto di vista tecnico i requisiti essenziali (e più generali) delle direttive.

    Pertanto, non è obbligatorio rispettare le norme elencate in una determinata direttiva. Ma, così facendo, crei una presunzione di conformità.

    Quando hai un metodo diverso per conformarti ai requisiti della direttiva piuttosto che seguire le norme, sei libero di farlo.

    Considera le norme EN come un database di soluzioni utili a soddisfare i requisiti.

    Notizie su  Instrktiv.com

    INSTRKTIV offre supporto alle aziende nel processo di marcatura CE e aiuta i propri clienti a redigere le istruzioni per l’uso conformi. In qualità di direttore, Ferry parla regolarmente nelle conferenze e ha un blog sulla sicurezza dei prodotti. Leggi il suo ultimo articolo sulla creazione dei manuali d’uso conformi.

     

    Hai bisogno di aiuto per importare prodotti dalla Cina?

    La nostra area specializzata, Imdico Consulting, può offrirti una consulenza professionale per l’importazione a 360° e può assisterti in ogni fase del tuo progetto!

    Affidati agli esperti di Imdico Consulting, ti affiancheranno passo dopo passo mettendo a tuo servizio la loro pluriennale esperienza, per affrontare tutte le possibili insidie che si nascondono dietro ad una importazione.

    Compila il form per ottenere subito una consulenza gratuita, descrivi il tuo progetto e ti contatteranno per valutare la strada migliore per realizzarlo!

    Richiedi la tua consulenza gratuita!

    Scopri come possiamo aiutarti ad importare il tuo prodotto dall’Asia

      Lista di fornitori cinesi di maschere respiratorie protettive

      Pubblicato il Lascia un commento

      Produttori Cinesi di Maschere

      Clicca qui per scoprire come possiamo
      aiutarti ad importare dalla Cina

      Stai pensando di importare dalla Cina le maschere N95, FFP, o di altro tipo, ma stai ancora cercando il produttore giusto? In questa guida elenchiamo diversi fornitori cinesi di maschere, che propongono una vasta gamma di prodotti.

      Proponiamo una breve introduzione di ciascuna azienda e facciamo una panoramica dei prodotti, dei documenti di certificazione e di conformità ed indichiamo la loro ubicazione.

      Elenco delle aziende

      • Shandong Aida Medical Products Co., Ltd.
      • Guangzhou Powecom Safety Goods Manufacturing Co., Ltd.
      • Shanghai Dasheng Health Products Manufacturing Co., Ltd.
      • Xiantao Rayxin Medical Products Co., Ltd.
      • Hubei Fullcare Protective Products Co., Ltd.
      • Yangzhou Vench Medical Products Co., Ltd.
      • Changshu Yinuo Medical Articles Co., Ltd.

      Guida per l’acquirente

      • FFP1
      • FFP2
      • FFP3
      • N95
      • N99
      • N100
      • K90
      • KN95
      • KN100
      • Mascherine chirurgiche (3/4/5 strati)

      Continua a leggere Lista di fornitori cinesi di maschere respiratorie protettive

      Fornitori di auricolari e cuffie in Cina: La guida completa

      Pubblicato il Lascia un commento

      Fornitori di Auricolari e Cuffie

      Clicca qui per scoprire come possiamo
      aiutarti ad importare elettronica dalla Cina

      Hai bisogno di informazioni su come importare cuffie, auricolari o altri prodotti audio portatili dalla Cina? In questo articolo ti illustriamo tutto ciò che le startup e le altre piccole imprese devono sapere:

      • Categorie di prodotto
      • Come trovare il fornitore giusto su Alibaba o Globalsources
      • Acquisto di prodotti audio a marchio privato
      • Personalizzazione del design
      • Normative ed etichette di sicurezza obbligatorie
      • Requisiti per la Quantità Minima da Ordinare (MOQ)
      • Fiere dei prodotti audio portatili

      Categorie di prodotto

      I produttori di auricolari e cuffie tendono a essere tutti specializzati in un determinato settore.

      Sebbene possano rientrare in una o più categorie, dovresti cercare solo quei fornitori che producono il tipo di auricolari o cuffie di cui hai bisogno.

      Eccone alcuni esempi:

      • Auricolari cablati
      • Cuffie stereo a filo
      • Auricolari Bluetooth
      • Cuffie Bluetooth
      • Cuffie per giocare
      • Cuffie audio surround
      • Auricolari certificati MFi di Apple
      • Cuffie cablate
      • Cuffie wireless
      • Cuffie USB

      La maggior parte dei produttori realizza auricolari cablati, ma spesso producono anche cavi USB ed altri prodotti correlati.

      All’estremo opposto, i produttori di cuffie e auricolari Bluetooth tendono anche a produrre altoparlanti Bluetooth ed altri prodotti audio wireless. Continua a leggere Fornitori di auricolari e cuffie in Cina: La guida completa

      Come importare lampade a LED dalla Cina – La guida completa

      Pubblicato il 51 commenti

      lampade a led dalla cina

      Clicca qui per scoprire come possiamo
      aiutarti ad importare prodotti a LED dalla Cina

      Non passa settimana senza che ci contattino almeno tre aziende in procinto di importare lampade a LED dalla Cina. Ecco perché ci sembra giunto il momento di condividere la nostra esperienza sull’importazione di tale prodotto.

      In quest’articolo illustreremo le specifiche tecniche da considerare, come trovare una buona azienda manifatturiera specializzata in questo genere di prodotti e che tipo di direttive europee, o standard di certificazione che dir si voglia, bisogna rispettare per evitare di farsi sequestrare le merci in dogana.

      Specifiche del prodotto

      Importare lampade a LED dalla Cina richiede un certo livello di competenza tecnica in quanto non esiste uno standard di qualità universale o un regolamento generale che indichi come tali lampade debbano essere realizzate.

      Al contrario, i fornitori cinesi sono abituati a produrre le lampade in accordo alle specifiche e alle istruzioni ricevute dall’importatore.

      Ma è proprio per questo motivo che sorgono i problemi: molti importatori danno per scontato che i fornitori cinesi conoscano la qualità che si aspettano gli acquirenti italiani e producano le lampade in accordo a tale aspettativa. Si tratta di un errore gravissimo. Continua a leggere Come importare lampade a LED dalla Cina – La guida completa

      Importare vestiti dalla Cina – Guida per startup

      Pubblicato il 4 commenti

      come importare vestiti dalla cina

      Clicca qui per scoprire come possiamo
      aiutarti ad importare abbigliamento dalla Cina

      Anche se l’industria tessile cinese si trova ad affrontare la concorrenza sempre più agguerrita di paesi quali Bangladesh, Pakistan e il Nord Africa in generale, la Cina è ancora la scelta più comune per le società di importazione medio-piccole.

      La chiave per ottenere vestiti o tessuti della qualità desiderata è quella di preparare una lista dettagliata delle specifiche del prodotto (se leggi regolarmente questo blog quest’affermazione non ti sembrerà affatto sorprendente). Ma vediamo come preparare tale lista:

      Materiali

      • Tessuto
      • Peso (grammi per metro quadro)
      • Trattamento
      • Colori (Pantone / RAL)
      • Metodo di lavaggio

      Componenti

      • Bottoni
      • Cerniere
      • Imbottiture

      Continua a leggere Importare vestiti dalla Cina – Guida per startup

      Fornitori di orologi in Cina – La guida completa per importare

      Pubblicato il 39 commenti

      fornitori orologi in cina

      Clicca qui per scoprire come possiamo
      aiutarti ad importare orologi dalla Cina

      Ogni anno in Cina vengono assemblati milioni di orologi, soprattutto a Shenzhen, nella provincia del Guangdong. Con centinaia di produttori di orologi tra cui scegliere, può essere un po’ difficile trovarne uno in grado di realizzare il design dei tuoi orologi.

      In questo articolo condividiamo la nostra esperienza nel settore cinese degli orologi da polso ed illustriamo i fattori che contano nella scelta di un produttore. Inoltre chiariamo ciò che gli importatori devono sapere sulla personalizzazione del design e come questa ha un impatto diretto sui prezzi e sui requisiti relativi alla Quantità Minima da Ordinare.

      Materiali e componenti

      I produttori cinesi di orologi sono abituati a realizzare gli articoli in parte o interamente secondo le specifiche di prodotto fornite dall’acquirente. Il disciplinare di produzione corrisponde a qualsiasi informazione che definisce il design, le funzioni e la durevolezza di un prodotto. Segue un elenco di specifiche applicabili agli orologi:

      • Materiale della cassa: ad esempio, in lega di zinco o acciaio inossidabile
      • Placcatura della cassa: ad esempio, oro rosa
      • Movimento: ad esempio, Miyota IL22
      • Vetro: ad esempio, vetro minerale o vetro zaffiro
      • Cinturino: ad esempio, pelle italiana

      Continua a leggere Fornitori di orologi in Cina – La guida completa per importare

      Importare scarpe e calzature dalla cina: La guida completa

      Pubblicato il Lascia un commento

      Importare scarpe

      Clicca qui per scoprire come possiamo
      aiutarti ad importare accessori dalla Cina

      In questa guida ci occupiamo dell’importazione di scarpe dalla Cina. Anche se l’industria calzaturiera cinese sta facendo i conti con la concorrenza sempre più agguerrita del Vietnam e degli altri paesi del sud est asiatico, è ancora la maggior esportatrice di calzature al mondo. La base produttiva è enorme e c’è un gran numero di opportunità per le piccole e nuove imprese.

      In questo articolo spieghiamo cosa devi sapere sui calzaturifici, sulle specifiche tecniche, sulle normative, sull’etichettatura e sui criteri della Quantità Minima da Ordinare.

      I produttori cinesi di calzature

      La maggior parte dei produttori cinesi di scarpe e calzature sono situati nelle province orientali del Fujian, del Guangdong, dello Zhejiang e del Jiangsu. Tuttavia, molti fornitori cinesi di scarpe e calzature non mirano prevalentemente alle esportazioni verso i mercati sviluppati quali Stati Uniti, Europa, Australia e Nuova Zelanda. Continua a leggere Importare scarpe e calzature dalla cina: La guida completa

      Importare giocattoli e prodotti per bambini dalla Cina

      Pubblicato il 8 commenti

      importare giocattoli dalla cina

      Clicca qui per scoprire come possiamo
      aiutarti ad importare prodotti per bambini dalla Cina

      Concentrata in gran parte nella provincia del Guangdong e, in particolare nella città di Shantou, l’industria cinese del giocattolo è una delle più grandi al mondo. Le piccole imprese, così come le multinazionali, importano giocattoli direttamente dai produttori cinesi.

      In questa guida spieghiamo cosa devi sapere riguardo alle normative sulla sicurezza dei giocattoli, sui requisiti di etichettatura e sui test di certificazione. Inoltre, spieghiamo il motivo per cui la conformità alle normative e direttive europee non può essere data per scontata quando si reclutano produttori in Cina ed in altri Paesi asiatici.

      Normative sulla sicurezza dei giocattoli

      Nei mercati più sviluppati, per ovvie ragioni, ai giocattoli e agli altri prodotti per bambini si applicano normative di sicurezza specifiche e le restrizioni sulle sostanze. La portata dei prodotti che rientrano all’interno della definizione di giocattolo, o prodotto per bambini, è ampia.

      Detto questo, le direttive e le normative maggiormente applicabili possono essere raggruppate in almeno una delle seguenti categorie: Continua a leggere Importare giocattoli e prodotti per bambini dalla Cina

      Importare cosmetici e prodotti per la cura personale dalla Cina

      Pubblicato il Lascia un commento

      Cosmetici e Prodotti per la Cura Personale

      Clicca qui per scoprire come possiamo
      aiutarti ad importare dalla Cina

      L’acquisto di prodotti cosmetici, di bellezza e per la cura personale dai fornitori cinesi può essere estremamente redditizio e, negli ultimi mesi, abbiamo osservato un aumento dell’interesse in questo settore da parte delle startup di tutto il mondo, Italia compresa.

      Tuttavia, avventurarsi nel mondo dei cosmetici e dei prodotti per la cura personale può essere complesso. Molti di questi articoli vengono totalmente regolamentati in quasi tutti i mercati sviluppati, come quelli in Europa, Stati Uniti ed Australia.

      In questo articolo ti spieghiamo ciò che i venditori di e-commerce devono sapere, prima di importare dalla Cina i prodotti di bellezza e per la cura personale, compreso quanto segue:

      a. Come trovare il produttore giusto

      b. Normative di sicurezza e requisiti di etichettatura obbligatori

      c. Come vendere cosmetici e prodotti di bellezza su Amazon

      d. Fiere nella Cina continentale e ad Hong Kong

      e. Domande e risposte

      Produttori cinesi di articoli di bellezza e per la cura personale

      Il settore dei prodotti di bellezza e per la la cura personale è molto diversificato e comprende dagli impianti di trasformazione chimica, ai laboratori più piccoli, fino ai produttori che realizzano accessori per il makeup ed altri prodotti correlati.

      In Cina puoi trovare i produttori di questi articoli all’interno delle seguenti categorie:

      • Extension per capelli
      • Parrucche
      • Attrezzature per parrucchieri
      • Strumenti per il makeup (ad esempio, i pennelli)
      • Cosmetici
      • Prodotti per la cura della pelle
      • Trattamenti per le labbra
      • Apparecchiature cosmetiche elettriche (ad esempio, laser per la rimozione dei peli superflui)
      • Nail art ed attrezzature relative
      • Trousse per il trucco
      • Vasetti ed imballaggi

      I produttori di questo settore hanno sede soprattutto nelle province cinesi più sviluppate, tra cui quelle di Guangdong, Zhejiang e Jiangsu.

      Alcune fabbriche hanno i loro uffici vendita a Shanghai e ad Hong Kong, ma la maggior parte delle aziende situate in queste due città sono grossisti che non posseggono impianti di produzione propri. Continua a leggere Importare cosmetici e prodotti per la cura personale dalla Cina