• CBAM e importazione dalla Cina: quando il carbonio diventa un costo da prevedere

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    Per molte aziende italiane che importano dalla Cina, il costo reale di un prodotto non dipende più soltanto dal prezzo di fabbrica, dal nolo marittimo, dal dazio doganale e dall’IVA. In alcune categorie merceologiche entra in gioco anche un nuovo elemento: il costo del carbonio incorporato nel prodotto importato.

    Il CBAM, acronimo di Carbon Border Adjustment Mechanism, è il meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere. In termini semplici, l’Unione Europea vuole evitare che le imprese europee soggette a costi ambientali più elevati siano svantaggiate rispetto ai produttori extra-UE che realizzano merci in Paesi dove il costo delle emissioni è più basso o inesistente.

    Per chi importa dalla Cina, il tema è particolarmente importante perché molti prodotti cinesi contengono acciaio, ferro, alluminio o altri materiali rientranti nel perimetro CBAM. Anche quando l’importatore non acquista una materia prima, ma un componente apparentemente semplice, può trovarsi davanti a codici doganali e obblighi documentali che incidono sulla fattibilità dell’operazione.

    Che cos’è il CBAM

    Il CBAM è uno strumento di politica climatica e doganale dell’Unione Europea. Non è una normale tassa doganale e non sostituisce il dazio. Funziona come un sistema che attribuisce un prezzo alle emissioni di CO2 generate durante la produzione di determinate merci importate nell’Unione Europea.

    La fase transitoria è iniziata il 1 ottobre 2023 e si è conclusa alla fine del 2025. Dal 1 gennaio 2026 è iniziato il periodo definitivo. In questa fase l’importatore, o il rappresentante doganale indiretto quando previsto, deve valutare se le merci rientrano nell’ambito CBAM, se occorre operare come dichiarante CBAM autorizzato e quali dati sulle emissioni devono essere raccolti.

    La Commissione Europea indica che il CBAM riguarda, nella fase iniziale, cemento, ferro e acciaio, alluminio, fertilizzanti, elettricità e idrogeno, oltre ad alcuni precursori e prodotti collegati. Per l’importatore, però, il punto decisivo non è il nome commerciale del prodotto, ma il codice doganale effettivo della merce.

    Perché riguarda anche chi compra prodotti finiti dalla Cina

    Un errore frequente è pensare che il CBAM riguardi solo chi importa materie prime. In realtà il perimetro si basa sui codici doganali indicati dalla normativa. Questo significa che anche prodotti lavorati, semilavorati o componenti metallici possono essere coinvolti se classificati in una voce rientrante nell’allegato della disciplina CBAM.

    Pensiamo, ad esempio, a profili in alluminio, strutture metalliche, componenti in acciaio, viti, staffe, telai, parti industriali, elementi destinati all’arredamento o alla meccanica. Non tutti questi prodotti rientrano automaticamente nel CBAM, ma la verifica deve essere fatta caso per caso partendo dalla classificazione doganale.

    Questo aspetto è molto delicato quando si lavora con fornitori cinesi, perché il codice HS indicato nella proforma o nella packing list non sempre è corretto per l’importazione in UE. Se il codice viene scelto in modo superficiale, l’importatore può sottovalutare sia il dazio sia l’eventuale impatto CBAM.

    Quali dati chiedere al fornitore cinese

    Il CBAM sposta l’attenzione dalla semplice documentazione commerciale alla tracciabilità produttiva. Non basta sapere quanto costa il prodotto: può essere necessario conoscere come è stato prodotto, dove è stato prodotto e quali emissioni sono incorporate nella merce.

    Prima di confermare un ordine, l’importatore dovrebbe chiedere al fornitore informazioni precise sul codice doganale proposto, sulla composizione dei materiali, sullo stabilimento produttivo, sul processo di produzione, sui consumi energetici, sulle eventuali emissioni dirette e indirette e sull’eventuale prezzo del carbonio già pagato nel Paese di produzione.

    Nella pratica, non tutti i fornitori cinesi sono preparati a fornire questi dati. Alcuni sono trader e non hanno accesso allo stabilimento reale. Altri utilizzano subfornitori diversi a seconda del lotto. Altri ancora non hanno sistemi interni per calcolare le emissioni incorporate secondo metodologie compatibili con il sistema europeo. Questo può diventare un problema operativo prima ancora che doganale.

    Il rischio commerciale: preventivi incompleti e margini sbagliati

    Il CBAM deve essere considerato già nella fase di preventivo. Se l’importatore calcola il prezzo di vendita solo su prodotto, trasporto, dazio e IVA, ma trascura un obbligo CBAM applicabile, il margine può essere falsato. In settori con marginalità ridotte, questo può trasformare un prodotto apparentemente conveniente in un’operazione poco sostenibile.

    Il rischio aumenta quando si vendono prodotti a catalogo, quando si fanno offerte a clienti finali prima di avere chiaro il codice doganale, o quando si lavora con contratti di fornitura continuativi. In questi casi è fondamentale inserire una fase di analisi preliminare, perché i costi regolatori non possono essere corretti facilmente dopo che il prezzo è stato promesso al cliente.

    Per questo motivo il CBAM non deve essere trattato come un dettaglio tecnico da lasciare allo spedizioniere. Lo spedizioniere può supportare la dichiarazione doganale, ma la raccolta dei dati di prodotto e di processo produttivo parte molto prima, nella relazione con il fornitore.

    Come impostare una verifica CBAM prima dell’ordine

    La verifica dovrebbe iniziare dalla scheda tecnica del prodotto e dal codice doganale. Occorre capire se la voce doganale rientra nel campo di applicazione del CBAM e se sono presenti soglie, esclusioni o regole operative specifiche. Solo dopo ha senso valutare i dati emissivi e gli eventuali adempimenti.

    Il secondo passaggio è verificare se il fornitore è realmente produttore o semplice intermediario. Se non è produttore, dovrà coinvolgere la fabbrica effettiva. Il terzo passaggio è chiedere documenti coerenti: composizione dei materiali, descrizione del processo, dati dello stabilimento, eventuali report già predisposti, informazioni energetiche e dichiarazioni sulle emissioni.

    Infine, è consigliabile allineare consulente import, spedizioniere e dichiarante doganale prima della spedizione. Il CBAM non può essere gestito solo quando la merce è già arrivata al porto, perché molti dati richiesti non sono presenti nei normali documenti commerciali.

    Checklist operativa per l’importatore

    Prima di acquistare prodotti metallici o ad alto contenuto di ferro, acciaio o alluminio dalla Cina, l’importatore dovrebbe verificare almeno questi punti: codice doganale previsto, materiali principali, percentuale di componenti metallici, stabilimento effettivo di produzione, presenza di trader o subfornitori, eventuale inclusione del codice nel perimetro CBAM, disponibilità dei dati sulle emissioni, capacità del fornitore di compilare modelli informativi e impatto economico sul prezzo finale.

    Se uno di questi punti resta incerto, l’operazione non va necessariamente esclusa, ma deve essere trattata come un progetto da analizzare prima di confermare produzione, pagamento e spedizione.

    Il CBAM rappresenta un cambio di approccio per chi importa dalla Cina. Non basta più ragionare solo in termini di prezzo, campione e trasporto. Per alcune categorie di merci, l’importatore deve considerare anche l’impatto ambientale del processo produttivo e la disponibilità di dati attendibili da parte del fornitore.

    La vera difficoltà non è soltanto normativa, ma operativa: molti fornitori non sono ancora pronti, molti documenti non sono standardizzati e molti importatori non sanno di dover fare questa verifica. Inserire il controllo CBAM nella fase preliminare permette di evitare margini sbagliati, ritardi e contestazioni doganali.

    FAQ

    Il CBAM si applica a tutti i prodotti importati dalla Cina?

    No. Si applica solo alle merci che rientrano nei codici doganali previsti dalla normativa CBAM. La verifica deve partire dalla classificazione doganale effettiva del prodotto.

    Se compro un prodotto finito devo preoccuparmi del CBAM?

    Sì, almeno in fase di controllo preliminare, se il prodotto contiene ferro, acciaio, alluminio o altri materiali rientranti nel perimetro. Il fatto che sia un prodotto finito non esclude automaticamente l’applicazione.

    Il fornitore cinese deve pagare il CBAM?

    Normalmente gli obblighi ricadono sull’importatore UE o sul rappresentante doganale indiretto nei casi previsti. Il fornitore cinese, però, deve collaborare fornendo dati tecnici e produttivi attendibili.

    Il CBAM sostituisce dazio e IVA?

    No. È un meccanismo distinto. Dazio, IVA e obblighi CBAM possono coesistere nella stessa importazione.

     

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      Faq

      Naturalmente dipende dal prodotto ed dai relativi tempi di produzione. In media un’importazione impiega circa tre mesi per essere consegnata in Italia. Comprensivo di ricerca e negoziazione con il fornitore, produzione e tempo di spedizione
      Dipende come si è trovato il fornitore: se lo si è trovato su internet la situazione è molto più rischiosa rispetto a conoscere personalmente il fornitore. In questo possiamo aiutarvi noi.
      Solamente se si conosce l’affidabilità del fornitore. In caso contrario potrebbe generare situazione rischiose.
      I rischi sono molteplici: dal rischio di truffa nell’acquisto, al sequestro dei beni in dogana se non conformi fino a risvolti penali in caso di importazione di prodotti non conformi alle normative europee.
      La marcatura CE è un marchio che attesta la conformità del prodotto alle norme vigenti in Europa. Nella maggior parte dei casi è l’importatore che se ne assume la responsabilità dopo aver visionato la documentazione di conformità ed averne valutato la veridicità.
      Assolutamente no, è l’importatore che deve visionare la documentazione di conformità e, solamente se questa risulta completa e veritiera, può riconoscere come conforme alla certificazione CE il prodotto. Nel caso dei dispositivi medici, il discorso è più complesso in quanto vi sono enti notificati che sono preposti alla verifica e certificazione della conformità.
      L’agenzia si occupa di seguire il cliente in ogni aspetto dell’importazione, dalla ricerca di un fornitore affidabile, alla negoziazione, al controllo della documentazione relativa alla conformità del prodotto, definizione degli accordi commerciali, controllo qualità in fabbrica, monitoraggio della produzione, spedizione in Italia ed assistenza durante lo sdoganamento.
      Assolutamente si, possiamo verificare l’esistenza della fabbrica, il suo volume d’affari, la sua dimensione, la sua storicità. Inoltre, possiamo effettuare controlli direttamente sulla produzione o prima della partenza, tramite l’affiancamento di enti specializzati in questo specifico campo.
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      Sicuramente una definizione completa e precisa della fornitura prima dell’ordine può evitare spiacevoli situazione post produzione. E’ sempre consigliabile farsi seguire da professionisti del settore, come la nostra agenzia.
      Le voci di costo principali sono sicuramente il prodotto importato, il costo del trasporto e gli oneri doganali in Italia (IVA e Dazio).
      Uno dei metodi più utilizzati nella ricerca del fornitore è l’utilizzo di piattaforme e marketplace (Alibaba, Aliexpress etc.), anche se non sono certamente i più sicuri. L’unico metodo che ti salvaguarda, parzialmente, da possibili frodi è la ricerca diretta sul territorio, al fine di evitare trading company e società poco serie. In questo può aiutarti cinaimportazioni.it tramite i contatti diretti nella maggior parte dei paesi ad alto potenziale produttivo (Cina, India, Pakistan, Turchia etc.)
      Purtroppo non esiste una garanzia assoluta, specialmente se si è alle prime armi. Affidarsi a professionisti del settore può aiutare a diminuire, per quanto possibile, i vari rischi legati ad un’importazione.
      Certamente, compila il Form di contatto per una consulenza telefonica gratuita
      Sono strumenti utili per farsi un’idea di cosa offre il merca extra-UE, nello stesso tempo non possono essere strumenti sufficienti a garantire il successo delle operazioni di importazione.
      Assolutamente no: nella maggior parte dei casi, i fornitori si affidano a compagnie navali Low Cost che non garantiscono né la sicurezza del trasporto, né tanto meno l’integrità della merce. In molti casi avviene addirittura lo smarrimento del carico.
      “Ni”, nel senso che l’importazione fine a se stessa non garantisce alcun risparmio. E’ necessario affiancare all’importazione un business plan completo, al fine di valutare ogni aspetto del proprio business. cinaimportazioni.it ti affianca con un servizio di consulenza commerciale, che ti permette di avere un’assistenza completa in ogni aspetto del tuo business.
      È la fase più delicata dell’importazione: l’importatore in Italia ed Europa, è equiparato al produttore, quindi deve garantire la conformità della merce importata. I rischi sono molteplici: da semplici sanzioni amministrative si può addirittura arrivare alla distruzione della merce ed a conseguenti risvolti penali correlati alla non conformità dei prodotti. cinaimportazioni.it può affiancarti in questa fase delicata, guidandoti, al fine di ridurre, per quanto possibile, eventuali rischi.
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