Dropshipping dalla Cina: 4 motivi per cui non funziona

Dropshipping

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Il dropshipping è un sistema di vendita e di consegna della merce, che permette alle aziende di vendere i propri prodotti senza doverli tenere in magazzino.

Quando un acquirente effettua un ordine, il venditore ne inoltra i dati ed il denaro all’effettivo fornitore che, di solito, viene chiamato dropshipper.

Ecco un quadro generale del processo:

Primo passo: L’acquirente effettua un ordine dalla ditta A (il venditore)

Secondo passo: La ditta A (il venditore) richiede la spedizione del prodotto dalla ditta B (il dropshipper) direttamente al cliente

Terzo passo: Il prodotto viene spedito direttamente dal dropshipper, senza mai essere gestito o processato dal venditore.

“Come funziona il dropshipping?”

Il venditore fa pagare un prezzo maggiore di quello del dropshipper e tale differenza resta anche quando viene effettuato il pagamento tra di loro.

Il venditore può pagare il dropshipper man mano che vengono fatti gli ordini, oppure dopo un certo numero di ordini, o un determinato periodo di tempo.

Dal punto di vista del venditore, questo è l’ideale, in quanto egli può offrire un’intera gamma di prodotti, senza dover investire denaro in un grande magazzino.

Anche il dropshipper ne beneficia, in quanto non deve investire nelle vendite e nel marketing, dato che, di questi aspetti, se ne occupano i venditori (che, a volte, vengono definiti “affiliati”).

Per l’acquirente non ci dovrebbero essere differenze particolari. Idealmente, questa cosa dovrebbe proporre prezzi più bassi, poiché i rischi si riducono sia per il grossista che per il venditore.

Tuttavia, se applicato nel mondo reale, il dropshipping è ben lontano dal riscuotere il successo sperato da molti venditori online. Soprattutto quando si tratta di operazioni di dropshipping che coinvolgono gli acquirenti che hanno sede in Occidente, mentre i dropshipper sono in Asia.

Continua a leggere e scopri perché il dropshipping non sembra essere una strategia valida per la tua attività di eCommerce.

1. I tuoi acquirenti vengono tecnicamente classificati come degli importatori e, pertanto, devono pagare i dazi doganali ed altre tasse

Supponiamo che effettui un ordine da un sito web gestito da una società locale. Poi diamo anche per scontato che il venditore si stia avvalendo di un dropshipper in Cina per consegnare quel prodotto.

Il venditore inoltra i tuoi dati, che sono stampati sul pacco inviato per posta aerea, ed il tuo acquisto viene spedito al tuo indirizzo.

Qui viene fuori il grosso problema legato al dropshipping internazionale.

Quando ricevi un pacco dall’estero, ne “diventi” l’importatore, il che significa che devi far fronte a tutti i dazi doganali ed alle altre tasse annesse e connesse.

Inoltre, potresti dover anche inviare la documentazione alle autorità doganali locali, per dimostrare che il valore in dogana dichiarato sia corretto (cosa che accade di rado, come spiegherò più avanti in questo articolo).

La maggior parte dei clienti non ha voglia di trattare con le autorità doganali e, certamente, non vuole avere a che fare con i costi imprevisti.

Dal punto di vista dell’acquirente, il dropshipping spesso appare come un’attività losca e non come qualcosa da aspettarsi da una società seria di eCommerce.

Detto questo, non si tratta solo di gestire le relazioni con i clienti.

È anche possibile che il dropshipping possa essere visto dalle autorità fiscali locali come un metodo per evitare di pagare le tasse d’importazione.

In molti Paesi esistono dei “limiti sul valore in dogana“, che consentono ad aziende e privati di acquistare dall’estero articoli di valore ridotto (ad esempio, dal costo inferiore ai 50 USD), senza dover pagare alcuna tassa d’importazione

Ciononostante, tutti i codici di tassazione delle importazioni sono molto chiari sul fatto che non ci si può approfittare di tali limiti.

Ebbene sì, direi che le operazioni di dropshipping corrono il gran rischio di essere classificate come tali, se si dovesse inviare ripetutamente della merce di valore ridotto direttamente ai clienti, intascandone la differenza.

Quindi, è ancora possibile inviare prodotti tramite dropshippping ed identificare il venditore, non l’acquirente, come importatore?

La risposta è: sì, ma solo con la presenza di un partner logistico intermedio nel tuo Paese, che riconfeziona ed invia ogni singolo pacco dalla Cina ai clienti finali.

2. Tempi di consegna lunghi e ritardi che possono rovinare la tua attività (o, per lo meno, far sospendere il tuo account di venditore su piattaforme come Amazon)

Il trasporto aereo economico delle merci dalla Cina, che è il metodo più comune utilizzato dai dropshipper, ed i tempi di consegna vanno dai 12 ai 14 giorni.

Ci stiamo avviciniamo sempre di più al sistema di consegna in giornata, ma si tratta di un sistema di vendita aggressivo.

E, come se due settimane non fossero abbastanza lunghe, spesso ci vuole ancora più tempo per portare a termine un ordine di dropshipping.

Nei periodi prossimi al capodanno cinese ed alle altre festività nazionali, i tempi di consegna possono arrivare fino ad un mese.

3. E’ raro che i “prodotti di dropshipping” vengano realizzati in conformità con le direttive di sicurezza dei prodotti ed i requisiti di etichettatura esteri

I prodotti che puoi trovare sui principali siti web di dropshipping tendono ad essere realizzati per il mercato interno cinese.

E questo è un problema serio, per lo meno se hai sede in Europa, negli Stati Uniti, in Australia o in altri mercati sviluppati.

I prodotti realizzati per il mercato interno cinese non sono quasi mai conformi alle normative sui prodotti e alle direttive di sicurezza straniere.

E perché dovrebbero esserlo? La Cina ha le proprie direttive di sicurezza, nonché tutta una serie di requisiti di etichettatura, che non corrispondono a quelli di altri Paesi.

Ad esempio, negli Stati Uniti i capi di abbigliamento devono avere l’etichetta con le istruzioni per il lavaggio e quella riportante il Paese d’origine, entrambe in inglese.

Per ovvi motivi, le etichette “Made for China” non sono in inglese.

Questo problema è ancora più grave quando si tratta di “prodotti sensibili”, come giocattoli ed apparecchiature elettroniche, che devono essere conformi a rigide normative di sicurezza.

Tieni a mente che sei tu, non il dropshipper, ad essere ritenuto responsabile se qualcuno dei tuoi clienti si ferisce, o se l’articolo in suo possesso si dovesse danneggiare.

4. Non aspettarti enormi margini di profitto

Circa 10 anni fa, quando il dropshipping era ancora una novità, al prezzo del dropshipping potevi aggiungere un margine di guadagno decente.

Ma, dal 2007, tanta acqua è passata sotto i ponti e le cose non sono più le stesse.

Oggi il mercato è invaso dai venditori cinesi, che propongono gli stessi articoli che trovi sui vari siti di dropshipping, ma ad un prezzo di poco superiore a quello proposto da questi siti.

Inoltre, molti siti web di dropshipping hanno deciso di eliminare i propri venditori ed affiliati e di concentrarsi direttamente sui clienti esteri.

Infine, i dropshipper si vedono respinti anche da aziende come Lightinthebox.com e Wish.

Conclusione

Il dropshipping può funzionare solo nelle seguenti condizioni:

1. Se vendi “prodotti esclusivi” che non sono disponibili per nessun venditore su Internet. Ciò implica il fatto che tu crei un rapporto con un produttore, che accetta di spedire singole unità.

2. I prodotti passano tramite un partner logistico intermedio, anziché spedire gli articoli direttamente al cliente.

3. Assicurati che i prodotti siano conformi alle normative di sicurezza, nonché ai requisiti di etichettatura ed in materia di documentazione del Paese del cliente.

Ma se dovessi affrontare la seccatura di dover creare una catena di approvvigionamento di dropshipping “sostenibile”, tutti i vantaggi del dropshipping andranno persi.

Tuttavia, non è del tutto impossibile che, in futuro, vedremo una nuova generazione di dropshipper che si prenderà effettivamente cura di questi problemi. Ma, per quanto ne sappia, al giorno d’oggi non ne esiste nemmeno uno.

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