• Impiego dei materiali eco-sostenibili nella produzione in Asia: la guida completa

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    Cerchi un sistema per rendere il tuo prodotto di e-commerce più eco-sostenibile? Non sei l’unico. Ritengo che circa la metà dei clienti con cui lavoriamo oggi abbia una sorta di dimensione “eco” come parte integrante del proprio concetto di prodotto.

    Dopotutto, se Adidas può realizzare delle scarpe con la plastica oceanica riciclata, allora immagino che chiunque possa farlo.

    Tuttavia, sebbene desiderassi che fosse così semplice, ci vogliono più di un sito web interessante e delle buone intenzioni per rendere il tuo prodotto più eco-sostenibile.

    Continua a leggere e scopri cosa serve per utilizzare i materiali eco-sostenibili nella realizzazione dei prodotti in Cina, in Vietnam e in altri Paesi asiatici.

    Non è così facile come potresti pensare.

    Elenco dei materiali ecocompatibili

    Shufen Lee, collaboratrice per la ricerca indipendente di Asiaimportal (HK) Limited, ha contribuito a questo articolo, svolgendo ricerche approfondite per redigere un elenco dei vari tipi di materiali eco-sostenibili.

    • Materiali riciclati
    • Materiali naturali
    • Bio-plastiche
    • Cotone biologico (vedi anche il nostro articolo sulla produzione di tessuti riciclati)
    • Legno e carta
    • Tipi di materiali eco-sostenibili

    Materiali di marca

    Materiali all’avanguardia, come il Pinatex, non compaiono all’improvviso, tant’è che possono volerci anni di ricerca e di sviluppo per portare sul mercato delle materie nuove ed eco-sostenibili. Tali materiali sono spesso proprietà intellettuale dell’azienda responsabile del loro sviluppo.

    Pertanto, molte materie eco-sostenibili si possono reperire solo da marchi specifici e non sono liberamente disponibili sul mercato. In altre parole, se vuoi utilizzare il Pinatex, devi procurartelo direttamente dal suo fornitore.

    Ciò significa anche che devi accettare i termini di questo fornitore.

    Disponibilità

    Spetta al fornitore del materiale volerti vendere o meno il suo prodotto. Alcuni marchi sono molto selettivi, poiché vogliono stare alla larga dalle aziende che tentano di “ripulire” i loro prodotti.

    Nel caso in cui questi fornitori siano disposti a lavorare con te, aspettati di dover consegnare loro una specifica completa del prodotto e il background aziendale, naturalmente tutto prima che loro siano disposti a fare affari con te.

    Inoltre, i fornitori esclusivi di materiali eco-sostenibili possono avere in atto accordi di esclusività con marchi più grandi.

    In altre parole, non dovresti dare per scontato che tutti i fornitori siano disposti a venderti i loro materiali.

    Logistica

    La maggior parte dei fornitori di materiali eco-sostenibili ha sede in Europa, negli Stati Uniti e in altri Paesi sviluppati. Generalmente, i loro materiali non sono facilmente disponibili in Cina, in Vietnam e in altri Paesi produttori. Spetta quindi a te, in quanto importatore, organizzare la consegna dal fornitore del materiale al tuo produttore in Asia.

    Tutto ciò non si limita al trasporto, ma anche allo sdoganamento e ai dazi all’importazione nel Paese di produzione.

    Prezzo

    In genere, i materiali eco-sostenibili sono più costosi da produrre rispetto ai “materiali standard”. E’ un aspetto che devi accettare, altrimenti devi rinunciare a qualsiasi ambizione nel portare sul mercato un prodotto più eco-sostenibile.

    Come accennato, devi anche considerare i costi di spedizione aggiuntivi, le spese di sdoganamento e i dazi all’importazione.

    Quantità Minima da Ordinare (MOQ)

    Il requisito della Quantità Minima da Ordinare (MOQ) tende ad essere maggiore rispetto a quello dei “materiali standard”.

    Schemi indipendenti di certificazione dei materiali

    Un’altra opzione è l’impiego dei materiali di fornitori certificati da un’organizzazione indipendente, come GOTS e FSC. Questo ti offre opzioni maggiori, poiché puoi acquistare i materiali da un gran numero di fornitori.

    Prodotti in legno e carta: Forest Stewardship Council (FSC)

    L’FSC collabora con partner accreditati che, effettuando visite forestali in loco, assicurano che la foresta venga gestita secondo i loro 10 principi fondamentali di sostenibilità.

    Ciascun fornitore della catena di approvvigionamento deve richiedere un certificato di trasferimento FSC. Ciò comprende anche te come importatore.

    Non puoi utilizzare il simbolo FSC nel caso in cui compri da un fornitore sprovvisto di certificato di trasferimento FSC, anche se, a sua volta, egli acquista da un fornitore di materie prime certificato FSC. In altre parole, hai bisogno di una catena di approvvigionamento “ininterrotta”.

    Cotone biologico: Global Organic Textile Standard (GOTS)

    Un fornitore può essere certificato GOTS, se supera un’ispezione di fabbrica eseguita da terzi accreditati. Di società preposte alle ispezioni “accreditate GOTS” con uffici in Cina ne esistono davvero poche:

    • CERES GmbH
    • Control Union Certifications b.v.
    • Ecocert Greenlife

    I fornitori che superano con successo le ispezioni possono ricevere un certificato GOTS attestante che il loro cotone è biologico. I fornitori certificati GOTS sono elencati sul sito web ufficiale GOTS.

    Materiali naturali

    Numerosi materiali naturali sono disponibili gratuitamente sul mercato e non vengono “controllati” da uno schema indipendente di certificazione dei materiali, o da uno specifico titolare di proprietà intellettuale (IP). Ecco alcuni esempi:

    • Legno duro di bambù
    • Tessuto di lino
    • Tessuto di canapa
    • Acetato

    Tuttavia, dovresti evitare i rivestimenti, i  prodotti chimici ed i trattamenti che rendono il tuo materiale eco-sostenibile non proprio così ecologico.

    Materiali riciclati

    Marchi come Adidas stanno investendo molto nell’impiego dei materiali riciclati per la realizzazione dei loro prodotti. L’uso di tali materiali non è solo una questione di utilizzo della tecnologia moderna, ma anche della logistica: nulla può essere riciclato senza materiale di scarto.

    Come chiarito da Greenbiz.com,  il problema sta nel fatto che la richiesta dei materiali riciclati supera la fornitura disponibile o i materiali di scarto da riciclare. Questo problema viene ulteriormente aggravato dalle limitazioni che la Cina e altri Paesi asiatici hanno imposto all’importazione dei materiali di scarto dagli altri Paesi.

    I grandi marchi hanno risorse da investire sia nell’hardware che nella gestione della catena di approvvigionamento. In altre parole, Adidas e Unilever possono fare cose che il tuo fornitore OEM medio in Cina o in Vietnam non può fare quando deve utilizzare i materiali riciclati.

    Anche se il tuo fornitore sostiene di avere a disposizione dei materiali riciclati, non hai ancora informazioni chiare sui trattamenti e sui prodotti chimici utilizzati per riciclare questi materiali.

    Bisogna tener presente che i trattamenti e i prodotti chimici possono essere peggiori dell’impatto prodotto dall’acquisto di materiali vergini (non riciclati) .

    Dato che sei un piccolo acquirente (privo delle risorse necessarie per controllare la catena di approvvigionamento), ti sconsiglio di utilizzare materiali riciclati “generici”, a meno che tu non possa fare acquisti da un marchio come Econyl.

    Sei disposto a fare quello che serve?

    Le buone intenzioni da sole non rendono il tuo prodotto più eco-sostenibile. Né è sufficiente ottenere semplicemente un “Sì” quando chiedi ad un fornitore se dispone di materiali eco-sostenibili.

    Oggi quasi la metà dei nostri clienti aderenti alla nostra piattaforma  ha una “dimensione ecologica” integrata nel proprio concetto di prodotto. Detto questo, molti si arrendono di fronte alle ulteriori complicazioni della ricerca e del procacciamento dei materiali più eco-sostenibili.

    Devi dedicare tempo alla ricerca del materiale giusto, devi identificare i fornitori ed organizzare la logistica.

    Detto questo, ci sono grandi ricompense per gli imprenditori disposti a fare il possibile. Questo non è un trend, ma un cambiamento definitivo della catena di approvvigionamento ed è qualcosa che sostengo incondizionatamente.

    Elenco dei materiali eco-sostenibili

    Tencel™ lyocell

    Il lyocell a marchio Tencel ™ è prodotto dall’azienda austriaca Lenzing AG ed è un tessuto di cellulosa ottenuto dallo scioglimento della polpa del legno. Trattandosi di una fibra di origine naturale, il Tencel è biodegradabile e il suo tessuto è più comunemente noto per il comfort naturale, la morbidezza, l’ingualcibilità, l’assorbimento dell’umidità e la funzionalità della regolazione termica.

    La polpa del legno utilizzata è raccolta in aree certificate e controllate e, successivamente, viene disciolta in un solvente. Questo processo si esegue in un sistema a circuito chiuso: ciò significa che il solvente viene riutilizzato ripetutamente con una percentuale di recupero superiore al 99%. Questo sistema a circuito chiuso garantisce che gli sprechi dei solventi dannosi siano ridotti al minimo.

    La miscela di impasto liquido viene poi spinta attraverso dei piccoli fori per realizzare una fibra lunga,  successivamente tessuta per realizzare il Tencel.

    Rispetto alla produzione del cotone, il Tencel richiede meno energia, meno acqua e coloranti tradizionali, poiché la polpa del legno ha una maggiore capacità di assorbimento. Ciò rende il Tencel più eco-sostenibile rispetto alla maggior parte dei materiali in tessuto.

    Per ridurre i rifiuti tessili che finiscono nelle discariche, Lenzing AG combina i ritagli del cotone, come parte della materia prima, con la polpa del legno e li trasforma in una nuovissima fibra cellulosica nota come Tencel™ Lyocell Fiber con tecnologia REFIBRA™.

    Questo processo produttivo richiede il 95% di acqua in meno rispetto al cotone convenzionale, con una maggiore efficienza delle risorse e un minore impatto ambientale. Poiché entrambe le materie prime provengono da fonte vegetale, la fibra risultante è completamente biodegradabile.

    Grazie alla sua fibra a base biologica, il Tencel è ampiamente riconosciuto da organizzazioni indipendenti come USDA, ma anche da Vinçotte, una società di certificazione belga che verifica che questo materiale sia biodegradabile e compostabile in condizioni industriali, domestiche, marine e del suolo.

    Seacell™

    Quella a marchio Seacell™ è una fibra di cellulosa mista ad alghe, sviluppata dall’azienda tedesca SmartFIber AG.

    Lenzing AG ha prodotto questa fibra high-tech esclusivamente per SmartFiberAG in impianti che utilizzano un sistema di produzione a circuito chiuso. Pertanto, il processo di produzione è molto eco-sostenibile.

    SeaCell è una fibra che racchiude le straordinarie proprietà delle alghe nei tessuti indossati. Inoltre, è traspirante e leggera, oltre che elastica e morbida sulla pelle.

    L’aspetto più vantaggioso è che i nutrienti delle alghe vengono trattenuti nella fibra e la pelle può quindi assorbirli. Questi nutrienti possono favorire l’attivazione della rigenerazione cellulare che può aiutare a dare sollievo nelle malattie della pelle, può ridurre le infiammazioni cutanee e lenire il prurito. Inoltre, i suoi elevati livelli di antiossidanti possono aiutare a proteggere la pelle dai radicali liberi dannosi.

    La raccolta delle alghe segue un processo sostenibile, in base al quale si rimuovono solo le parti rigenerative delle alghe stesse, le quali non vengono sottoposte a trattamento, affinché mantengano il proprio valore ecologico.

    Questa fibra non è solo biodegradabile, ma è anche riconosciuta e certificata da istituzioni indipendenti  come Oeko-Tex Standard 100, EU Ecolabel, FSC, Vinçotte e molte altre ancora.

    Pinatex

    Quando si tratta di alternative in pelle vegana, Piñatex è il materiale da prendere in considerazione. La pelle Piñatex è realizzata in fibra di foglie di ananas e viene prodotta dall’azienda britannica Ananas Anam.

    Queste foglie sono il sottoprodotto degli ananas raccolti nelle Filippine dove si fa in modo che, per la produzione di questi frutti, non siano necessari ulteriori terra, pesticidi o fertilizzanti. Anziché bruciare i sottoprodotti, questa procedura aiuta a ridurre gli sprechi e rappresenta un reddito aggiuntivo per le comunità agricole.

    Il processo di lavorazione prevede l’estrazione della fibra lunga attraverso un procedimento chiamato decorticazione, eseguito dalle comunità agricole  direttamente nella piantagione. Il sottoprodotto della biomassa residua può essere utilizzato come fertilizzante organico, chiudendo così il ciclo di produzione del materiale.

    La fibra subisce un processo industriale che la converte in tessuto non tessuto e, successivamente, viene trasportata in Spagna per l’esecuzione di rifiniture specializzate. Il prodotto finito Piñatex ha un aspetto simile alla pelle, è morbido, flessibile e resistente e può essere facilmente stampato, cucito e tagliato, rendendolo quindi adatto a numerosi prodotti di moda.

    Ananas Anam non usa sostanze pericolose per l’ambiente, in quanto i coloranti utilizzati per Piñatex® sono approvati da GOTS e le resine impiegate sulla parte esterna del prodotto sono conformi alle normative AFIRM riguardanti le sostanze a basso impatto nocivo.

    Piñatex viene realizzato in fibra naturale biodegradabile al 100%. Tuttavia, le resine utilizzate sull’ esterno della fibra sono a base di petrolio e, come tali, attualmente non sono biodegradabili. Ciononostante, è in corso uno sforzo per sviluppare la realizzazione di una parte esterna a base biologica, che porterà Piñatex alla ribalta nella sostenibilità.

    MICROSILK™

    Microsilk™ è una rivoluzionaria fibra di seta sintetica e sostenibile, ispirata alla seta del ragno. A differenza del normale processo di produzione della seta, che non aiuta a preservare i bachi, la realizzazione di Microsilk™ non nuoce a nessun ragno.

    La startup californiana Bolt Threads studia la seta prodotta dai ragni per replicarne il DNA che poi inietta nelle cellule del lievito. Combinate nel fermentatore con lo zucchero e l’acqua, le cellule del lievito vengono poi lasciate fermentare. In seguito, la miscela viene purificata polverizzandola  e, successivamente, viene miscelata con un solvente. Le proteine della seta liquide risultanti vengono quindi trasformate in fibra.

    Microsilk™ ha proprietà notevoli come un’elevata resistenza alla trazione, elasticità, tenuta e morbidezza.

    Si tratta di una fibra rinnovabile, poiché l’input principale nel suo processo di produzione è lo zucchero ricavato da piante coltivate, raccolte e ripiantate. Questa fibra ha un impatto ambientale minore rispetto alla maggior parte dei tessuti realizzati in poliestere e in altre fibre non rinnovabili derivate dal petrolio.

    Yulex ™

    Yulex™ è un marchio di gomma naturale certificato FSC, proviene da fonti sostenibili ed è prodotto negli Stati Uniti dalla Yulex Corporation.

    La gomma naturale Yulex subisce un processo di purificazione che rimuove oltre il 99,9% delle impurità nocive, comprese le proteine del tradizionale lattice commerciale Hevea. Pertanto, la gomma naturale Yulex Pure viene considerata un’alternativa sicura per chi è affetto da allergie al lattice di tipo I.

    I materiali sintetici come la gomma nitrilica e il neoprene sono alternative che non contengono le proteine che causano le allergie al lattice di tipo I. Tuttavia, la gomma sintetica rilascia più impronte di anidride carbonica rispetto alla gomma naturale e non è biodegradabile.

    Attualmente, la gomma Yulex è stata utilizzata in collaborazione con Patagonia, un’azienda americana di abbigliamento e attrezzature per l’outdoor, come alternativa al neoprene nella produzione delle mute. La gomma naturale Yulex ha prestazioni quasi identiche a quelle del neoprene in termini di resistenza alla trazione, resistenza allo strappo ed elasticità. Il suo utilizzo può sicuramente essere esteso ad un numero maggiore di prodotti per la futura sostituzione delle altre gomme a base di petrolio.

    Sebbene la gomma naturale annoveri una lunga storia, l’espansione della sua produzione è stata un fattore trainante della deforestazione che non ha risparmiato nemmeno le aree di alto valore ambientale.

    La gomma naturale Yulex proviene da fonti certificate FSC: ciò significa che gli alberi non vengono coltivati sui terreni della foresta pluviale appena tagliata. Inoltre, la certificazione FSC garantisce la protezione del benessere sociale ed economico delle comunità dipendenti dalle foreste.

    Orange Fiber

    Orange Fiber è un tessuto biodegradabile a base di arance, inventato dall’omonima startup italiana. L’azienda estrae la cellulosa dalle scorze d’arancia scartate (raccolte dalla spremitura e dalla lavorazione industriale delle arance) e la converte in un materiale simile alla seta.

    In Italia ogni anno vengono gettate centinaia di migliaia di tonnellate di scorze di agrumi e di sottoprodotti della produzione di succhi, tutto con costi elevati da un punto di vista sia economico che ambientale. Questi prodotti, invece di esser buttati via, vengono convertiti in risorse preziose grazie alla realizzazione di un tessuto straordinario e sostenibile.

    Orange Fiber è stata anche una delle cinque startup che ha vinto nel 2015 il Global Change Award, premio assegnato da H&M. Il Global Change Award mira a ridurre l’impatto della moda sul pianeta e a proteggere le nostre condizioni di vita attraverso delle idee che rendano circolare l’industria della moda.

    Da quando ha vinto il Global Change Award, Orange Fiber ha collaborato con Salvatore Ferragamo, una delle principali case di moda italiane e leader mondiale nel settore del lusso, nel lancio della prima collezione di moda realizzata esclusivamente con tessuto Orange Fiber.

    Orange Fiber sta aumentando ulteriormente la sua capacità produttiva per soddisfare le richieste dei marchi di moda. Questa è sicuramente una delle aziende da tener d’occhio nel prossimo futuro, quando riuscirà a proporre tessuti a costi più accessibili.

    Nylon rigenerato ECONYL

    Materiale di nylon rigenerato, Econyl è un tessuto in nylon riciclato, realizzato dall’azienda italiana Aquafil. Il nylon non è biodegradabile ed ha un enorme impatto ambientale, per cui molti dei suoi rifiuti finiscono nelle discariche o negli oceani.

    Invece di far sì che i rifiuti si accumulino, Aquafil raccoglie dall’oceano residui sintetici come plastica, scarti di tessuto e reti da pesca, in modo che possano essere rigenerati in un nuovo filato di nylon che sia esattamente della stessa qualità del nylon tradizionale.

    I rifiuti raccolti vengono poi puliti, triturati e depolimerizzati per estrarre il nylon che, prima di essere commercializzato in prodotti tessili, viene polimerizzato e trasformato in filato.

    Inoltre, è stata istituita una rete internazionale di raccolta dei rifiuti, basata sulla collaborazione con diverse istituzioni pubbliche e private, al fine di consentire ad Aquafil di raccogliere grandi quantità di rifiuti da rigenerare in Econyl.

    Il nylon Econyl resta comunque un filo di nylon, pertanto il lavaggio del tessuto continuerà a spargere microplastica negli oceani. Tuttavia, si tratta di una fibra più promettente e sostenibile del nylon vergine, perché utilizza molta meno acqua ed un numero inferiore di risorse coinvolte nel processo di produzione.

    Il problema dei rifiuti delle discariche si trasforma in una soluzione per la moda. Fin dal suo primo lancio, molti marchi di rivenditori di moda hanno utilizzato il nylon rigenerato ECONYL come materiale per realizzare un’ampia  gamma di prodotti tipo costumi da bagno, mute, abbigliamento sportivo, cappotti idrorepellenti, zaini, eccetera.

    NetPlus™

    NetPlus™ è un materiale prodotto dalle reti da pesca riciclate ed è sviluppato dalla startup californiana  Bureo. Il grande problema che affligge da sempre l’ambiente oceanico è l’inquinamento dalla plastica.

    Consapevoli delle varie minacce per i nostri corsi d’acqua, i fondatori di Bureo hanno deciso di fare qualcosa per la plastica oceanica.

    Pertanto, hanno istituito in Sud America un programma di riciclaggio e di raccolta per rastrellare le reti da pesca scartate, costituenti circa il 10% della plastica presente negli oceani. Pensa che queste reti sono risultate quattro volte più dannose di altre forme di inquinamento da plastica.

    Prima di essere trasformate in palline riciclate NetPlus, le reti da pesca vengono pulite e successivamente separate in base al tipo di materiale che le costituisce. Queste palline vengono poi commercializzate per realizzare prodotti di consumo come skateboard, pinne da surf, montature per occhiali da sole, sedie da ufficio, giochi da tavolo, eccetera.

    Questi beni di consumo derivanti dalle reti da pesca vengono realizzati con il 70% in meno di energia rispetto a quella necessaria per produrre plastica dalla fonte originale. Infine, l’iniziativa della raccolta delle reti da pesca ha finanziato i progetti in favore dello sviluppo sostenibile delle comunità costiere.

    PrimaLoft® Bio

    Realizzata al 100% con materiale riciclato dopo il consumo, la fibra PrimaLoft Bio viene prodotta dall’azienda americana PrimaLoft ed è la prima fibra sintetica riciclata e biodegradabile al 100%.

    Secondo gli standard di ASTM, questa fibra ha una biodegradazione dell’86,1% in 499 giorni in condizioni di digestione anaerobica ad alto contenuto di solidi ed una biodegradazione del 57,4% in 486 giorni nell’ambiente marino. Il tasso accelerato di rottura delle fibre è tecnologicamente ottimizzato, in modo che il tutto sia più invitante per i microbi presenti naturalmente in questi ambienti.

    La fibra sintetica può anche essere riciclata chimicamente nei suoi componenti di base, in modo che possa essere rinnovata in un nuovo materiale ad alte prestazioni, senza compromettere la sua integrità originale.

    Agraloop™ BioFibre

    Ora gli scarti delle colture alimentari possono essere trasformati in una fibra naturale di alto valore chiamata Agaloop™ BioFibre. Questa tecnologia viene sviluppata da Circular Systems, una startup di Los Angeles.

    La gamma di materie prime utilizzate per la produzione di questa fibra comprende i semi oleosi della canapa e del lino, le foglie di ananas, i tronchi del banano, la paglia di riso e la corteccia della canna da zucchero.

    Invece di bruciare o di lasciar marcire questi scarti delle colture, cosa che comporterebbe enormi emissioni di CO2 e di metano, essi vengono convertiti in risorse preziose che possono essere utilizzate in vari modi come, ad esempio, la produzione di tessuti per l’abbigliamento, i fertilizzanti organici, la bioenergia e gli imballaggi eco-sostenibili di carta.

    Questa tecnologia a circuito chiuso a basso costo permette agli agricoltori di avere anche delle entrate aggiuntive.

    Bloom Algae Foam

    BLOOM Algae Foam è un marchio di schiuma ad alte prestazioni, parzialmente ricavata dalle alghe. Questa schiuma viene comunemente utilizzata nella realizzazione di sandali e suole per scarpe ed è sviluppata da ALGIX, un’azienda di Meridian, nel Mississippi.

    L’aumento della temperatura globale, assieme all’attività umana e all’eccesso di deflusso dei nutrienti, ha contribuito ad un aumento irrefrenabile della crescita rapida e squilibrata delle alghe, che rappresenta una minaccia crescente per gli ecosistemi.

    ALGIX offre una soluzione innovativa ad un problema ecologico attraverso la filtrazione dell’acqua piena di alghe che vengono convertite in una sorta di palline che, successivamente, vengono espanse in schiuma flessibile. L’aggiunta delle alghe è una soluzione perfetta non solo per la naturale qualità termoplastica di questa schiuma, ma anche perché, durante la raccolta delle alghe, si può pulire anche l’acqua degli oceani.

    Sebbene la stessa biomassa delle alghe sia un materiale naturale, essa viene combinata con il composto di etilene vinil acetato (EVA). In questo modo, però, la schiuma finale utilizzata nel componente non è biodegradabile. Tuttavia, questo metodo ha sostituito in modo significativo una grande percentuale di EVA a base di combustibili fossili, attualmente utilizzata in questi prodotti.

    Bio-Acetato

    L’acetato è un materiale cellulosico di origine vegetale molto comunemente utilizzato per la realizzazione degli occhiali di alta gamma . Inoltre, è noto per la sua forza, la robustezza, l’elasticità, la resistenza alla temperatura ed ha qualità ipoallergeniche e di trasparenza.

    Sebbene l’acetato sia un materiale plastico non derivato dal petrolio, per aumentare la plasticità di questo materiale cellulosico vengono aggiunti dei plastificanti. Questi plastificanti sono normalmente costituiti da sostanze chimiche come il dietilftalato, un componente dannoso che, se bruciato, rilascia gas tossici.

    Il bioacetato viene realizzato interamente in materiale organico ed è privo di plastificanti. Infatti, trasformando le sostanze chimiche in plastificanti biodegradabili, l’intero materiale diventa ecologico.

    Il miglior produttore di occhiali in acetato sembra essere l’italiano Mazzucchelli, annoverato come il primo produttore mondiale di acetato. Mazzucchelli ha presentato un acetato innovativo a base biologica chiamato M49, biodegradabile al 100%. Questo materiale è popolare tra i marchi di designer dall’approccio responsabile, sostenibile ed ecologico.

    Fibre naturali

    Le fibre derivate dal petrolio come poliestere, nylon e acrilico sono più comunemente utilizzate nei prodotti tessili. La fibra sintetica corrisponde a circa il 60% della fibra tessile utilizzata nel mondo.

    Tale fibra non è biodegradabile e crea problemi quando il prodotto tessile raggiunge la fine del suo ciclo vitale. Inoltre, durante il lavaggio, provoca inquinamento da microplastica.

    Le fibre naturali derivanti dal petrolio sono più sostenibili ed ecologiche. Tuttavia, non tutte sono le migliori per l’ambiente, dato che per alcune fibre naturali si utilizzano molti pesticidi ed insetticidi durante la loro coltivazione.

    Attualmente, le fibre naturali considerate tra le opzioni più sostenibili sono:

    • Cotone biologico

    Il cotone è la fibra più utilizzata e rappresenta circa il 30% della fibra tessile impiegata nel mondo. Si tratta di una fibra naturale: ciò significa che non provoca l’inquinamento da microplastica negli oceani così come accade per la fibra sintetica. Tuttavia, ci sono dei problemi. La produzione di cotone utilizza molta acqua e pesticidi, inoltre questa fibra viene spesso prodotta in Paesi in cui, tanto per cominciare, l’acqua pulita non è accessibile.

    Il cotone biologico viene raccolto senza l’uso di OGM, pesticidi, insetticidi o altre sostanze chimiche nocive. Inoltre, la salute del suolo non viene compromessa, poiché si esegue regolarmente la rotazione delle colture, in modo da aumentare la quantità dei nutrienti nel suolo. Bisogna ricordare che, nei sistemi convenzionali, i nutrienti vengono aumentati con l’impiego dei fertilizzanti.

    Di conseguenza, il cotone biologico utilizza il 91% in meno di acqua rispetto al cotone convenzionale perché viene coltivato con un sistema naturale, che si concentra sull’aumento della fertilità del suolo. Il terreno fertile può intrappolare meglio l’acqua, impedendo così il dilavamento dei nutrienti.

    Il cotone biologico può anche avere dei vantaggi ambientali significativi e stimabili rispetto al cotone convenzionale, dal momento che utilizza molta meno energia, riduce l’inquinamento dei corsi d’acqua, provoca minori emissioni di gas serra e, di conseguenza, riduce la possibilità che si verifichino le piogge acide.

    Attualmente, secondo il Textile Exchange, una piccola percentuale di cotone prodotto in tutto il mondo viene certificato come biologico.

    Sebbene ciascun agricoltore possa scegliere di coltivare o di utilizzare il cotone biologico per realizzare i suoi prodotti, la loro etichettatura presenta già le prime complicazioni.

    Quando utilizzano il cotone biologico, i marchi non devono essere certificati, bensì possono semplicemente asserire di essere in possesso della certificazione. Tuttavia, molti rivenditori scelgono di ottenere la certificazione, in modo che possano garantire ai propri clienti la correttezza di quanto dichiarano.

    Inoltre, la certificazione garantisce ai rivenditori che l’intera catena di approvvigionamento ha soddisfatto dei rigorosi standard biologici.

    • Global Organic Textile Standard (GOTS)

    Le due principali certificazioni biologiche sono la Global Organic Textile Standard (GOTS) e l’Organic Content Standard (OCS). Entrambe garantiscono che il cotone finale utilizzato sia prodotto biologicamente e che la catena di approvvigionamento venga tracciata da enti terzi indipendenti.

    La differenza tra le certificazioni GOTS e OCS è che la GOTS richiede anche il rispetto in fabbrica di determinati standard come l’uso di coloranti a basso impatto, il corretto trattamento delle acque reflue e la protezione della sicurezza sociale dei lavoratori.

    • Better Cotton Initiative (cotone BCI)

    BCI è un’organizzazione no-profit  che insegna agli agricoltori a migliorare la produzione del cotone a livello globale, promuovendo condizioni di lavoro dignitose. Di conseguenza, questi agricoltori ottengono un sostegno economico tramite i membri di BCI che, inserendo Better Cotton nelle loro catene di approvvigionamento, si sono impegnati a rispettare questi valori condivisi.

    Gli standard di sostenibilità di BCI non sono assolutamente severi come gli standard biologici, infatti gli agricoltori possono ancora utilizzare semi OGM, fertilizzanti e pesticidi nella coltivazione del cotone. Tuttavia, l’approccio basato su BCI è ancora più olistico rispetto alla produzione del cotone convenzionale.

    • Canapa

    La canapa è una fibra naturale e biodegradabile. La sua pianta ha una crescita rapida (cresce come un’erbaccia), richiede pochissima acqua e nessun erbicida, pesticida, fertilizzante sintetico o semi OGM.

    La coltivazione della canapa migliora la salute del suolo perché ne reintegra i nutrienti vitali. Questo è sicuramente un ulteriore vantaggio per l’ambiente.

    Il tessuto di canapa ha qualità antimicrobiche naturali e, rispetto ad altre fibre, ha una migliore capacità termica. Inoltre, è ipoallergenico e non irrita la pelle, dal momento che più lavi il tessuto, più diventa morbido. In effetti, la canapa è uno dei tessuti più eco-sostenibili attualmente disponibili.

    • Loto

    Per secoli la fibra di loto è stata a lungo utilizzata in Paesi come la Thailandia o il Myanmar per la produzione dei tessuti. Gli steli di loto vengono raccolti dai laghi e, successivamente, la fibra lunga e sottile presente nel centro dello stelo viene estratta, lavata, appesa ad asciugare e, infine, tessuta a mano sui telai, trasformandola così in tessuto.

    Questo procedimento richiede molto tempo, ma, nonostante tutto, il processo di produzione non utilizza elettricità, gas o sostanze chimiche tossiche. Il risultato è un tessuto prezioso, simile alla combinazione di seta e lino grezzo. Il tessuto di loto è morbido, setoso, traspirante ed è resistente alle macchie.

    • Ortica

    Il tessuto di ortica è un’ulteriore alternativa al cotone sostenibile, in quanto è estremamente versatile. Si ricava dalla fibra presente all’interno degli steli della pianta di ortica che è molto diffusa, facile da coltivare ed aiuta a prevenire l’erosione sui pendii ripidi. Inoltre, necessita anche di molta meno acqua e pesticidi.

    I gambi di queste piante possono essere trasformati in un tessuto sostenibile simile al lino, ma molto più resistente. Il tessuto di ortica mantiene freschi d’estate e caldi d’inverno.

    A differenza di quella del cotone, la produzione di questo tessuto è piuttosto laboriosa e viene eseguita a mano, riducendo quindi la quantità di sostanze chimiche, di energia e di inquinamento spesso coinvolti nella produzione di altri tessuti.

    • Lino

    E’ un’altra delle fibre naturali più antiche del mondo, ricavata dalla pianta molto versatile del lino. Simile alla canapa, il lino richiede una quantità minima di acqua e di pesticidi e può essere coltivato in terreni di scarsa qualità.

    La fibra del lino è forte, naturalmente resistente alle tarme e, se non trattata (ovvero non tinta), è completamente biodegradabile. Oltre ad essere buona per il pianeta, questa fibra è anche leggera, può resistere alle alte temperature, assorbe l’umidità ed è resistente ai batteri.

    Bambù

    Il bambù è una pianta a crescita rapida e può essere una coltura molto sostenibile. Non richiede fertilizzanti chimici o pesticidi e, durante la coltivazione, necessita di molta meno acqua del cotone.

    • Tessuto in rayon di bambù

    Come materia prima, il bambù può essere utilizzato per produrre il rayon di bambù, famoso in quanto morbido e liscio sulla pelle, ma anche perché assorbe l’umidità e si asciuga rapidamente.

    Sebbene durante la fase di coltivazione del bambù si utilizzino molte meno sostanze chimiche e si rispetti maggiormente l’ambiente, non si può dire lo stesso del suo processo produttivo, ovvero quando il bambù si converte in rayon di bambù.

    Il rayon di bambù viene prodotto tramite un processo chimico intensivo, noto come processo di viscosa. Le sostanze chimiche utilizzate in questo procedimento sono altamente tossiche e rappresentano un rischio per la salute dell’uomo.

    Bambù come il Monocel®,  lavorato utilizzando il processo lyocell a ciclo chiuso, impiega meno acqua ed elimina l’uso di sostanze chimiche tossiche, dal momento che il solvente organico usato viene riciclato e riutilizzato. Le tintorie e le filande che impiegano questa fibra sono certificate secondo gli standard ISO 9001 e ISO 14001, oltre che Oeko-Tex 100, e propongono un’alternativa più sostenibile al rayon di bambù.

    • Legno di bambù

    Il bambù, nella sua forma di legno duro (ovvero quando la forma non è stata manipolata in maniera drastica), è un materiale sostenibile alternativo. Infatti, può essere utilizzato per realizzare taglieri, vassoi, utensili e mobili, che altrimenti potrebbero essere prodotti in plastica, alluminio e metallo.

    Le fitte fibre del bambù possono conferire alla pianta un’estrema flessibilità, permettendole di piegarsi senza rompersi. Inoltre, l’alto contenuto di silice fa’ sì che sia resistente ai parassiti.

    Pelle fatta con i funghi

    Attualmente, il metodo più innovativo per produrre questo tipo di pelle è quello di sfruttare una caratteristica fondamentale dei funghi: il micelio, ovvero la struttura della radice del fungo stesso.

    E’ possibile far ricrescere rapidamente il fungo dal suo stato micelio di base ad una dimensione, una consistenza ed una forma specifiche, manipolando varie condizioni come temperatura, umidità, luce, scambio di gas e diversi tipi di mangime di scarto agricolo per il micelio.

    Rispetto a quella di origine animale, la pelle fatta con i funghi impiega molto meno tempo a crescere, per non parlare poi dell’impiego di meno risorse: tutti aspetti che la rendono un’alternativa ecologica alla pelle di origine animale.

    Alcune imprese hanno già avviato questo processo. Segue un elenco di alcune delle aziende biotecnologiche innovative da tenere d’occhio:

    Ecovative

    E’ un’azienda biotecnologica con sede a New York. Uno dei loro prodotti più famosi comprende il materiale da imballaggio a base di micelio in crescita che si nutre del sottoprodotto agricolo della canapa. Questo materiale da imballaggio per funghi può essere coltivato in 9 giorni ed è completamente biodegradabile. Altri prodotti a base di funghi sviluppati da Ecovative sono tessili, calzature e prodotti di bellezza.

    MycoWorks

    La californiana MycoWorks ha sviluppato dei sistemi per trasformare i funghi in materiali da costruzione. Infatti, fondendo il legno con il micelio, sono riusciti a realizzare dei mattoni resistenti al fuoco e più forti del calcestruzzo convenzionale. Tra gli altri prodotti a base di micelio ci sono mobili, calzature e prodotti in pelle.

    Materiali riciclati

    I materiali riciclati danno una seconda vita ai materiali non biodegradabili, pertanto sono un sistema per evitare che i rifiuti post-consumo finiscano nelle discariche.

    Ad esempio, il poliestere riciclato, ottenuto fondendo le bottiglie di plastica esistenti e rifilandolo in una nuova fibra di poliestere, richiede circa il 60% di energia in meno rispetto al poliestere vergine. Inoltre, riduce le emissioni di CO2, l’estrazione di greggio e le emissioni tossiche prodotte dagli inceneritori.

    • Poliestere riciclato, plastica riciclata o PET
    • Cotone riciclato
    • Cashmere riciclato
    • Gomma riciclata

    Anche se riciclare le materie sembra un’idea indiscutibilmente buona, ecco un paio di cose da evidenziare:

    • Degrado della qualità

    A seconda del prodotto post-consumo utilizzato per produrre il materiale riciclato, la qualità di tale materiale potrebbe non essere la stessa del suo equivalente vergine.

    Ad esempio, il cotone riciclato ha fibre più corte ed è meno resistente e può essere filato assieme al cotone vergine o al poliestere. Questo ne migliora l’integrità strutturale e la durata.

    • Certificazioni di contenuto riciclato

    Non c’è modo di verificare se il materiale riciclato provenga davvero da prodotti pre o post-consumo. Ottenere una certificazione da terzi dimostrerà il tuo impegno di consumatore nel riciclare e contribuirà a definire la trasparenza e l’integrità della catena di approvvigionamento.

    Attualmente, le due certificazioni fondamentali inerenti le normative sul riciclo sono:

    a) The Global Recycle Standard (GRS), gestita da Textile Exchange, ha lo scopo di far valere le dichiarazioni verificate in modo indipendente in merito alla quantità di contenuto riciclato presente in un filato. Inoltre, vieta l’uso di alcune sostanze chimiche, esige il trattamento delle acque e il rispetto dei diritti dei lavoratori.

    b) Recycled Claim Standard (RCS) si usa come normativa della catena di custodia per tenere traccia delle materie prime riciclate lungo la catena di approvvigionamento ed ha uno scopo simile al GRS. Tuttavia, questa normativa è meno rigorosa della GRS, in quanto impone solo un minimo del 5% di contenuto riciclato da dichiarare come prodotto riciclato. Infine, la RCS non prevede il rispetto e la tutela degli standard chimici e dei requisiti socio-ambientali.

     

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