• Produzione di tessuti riciclati: la guida completa

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    Sia i marchi di abbigliamento affermati che le startup guardano ai tessuti riciclati come un sistema per distinguersi sul mercato. Detto questo, molti presumono anche che tutti i tessuti riciclati siano ugualmente “eco-sostenibili”, ma non è sempre così.

    In questo articolo, scritto da Shufen Lee, scopri cosa i proprietari dei marchi di abbigliamento e i designer devono sapere su riciclo chimico, riciclo meccanico, poliestere, cotone, rPET, marchi e novità.

    Introduzione

    Il riciclo tessile è un approccio importante, che affronta il problema dei rifiuti tessili e dell’inquinamento causato dall’aumento del consumo e della produzione di massa nella moda veloce.

    In tutto il settore c’è una consapevolezza crescente di quello che è l’impatto ambientale, sociale ed economico dell’attuale sistema lineare del take, make, dispose. Questo modello economico ha prodotto grandi volumi di rifiuti in ogni settore, a partire dall’estrazione delle materie prime, per arrivare alla loro distribuzione e al loro utilizzo.

    L’Ellen MacArthur Foundation  ha stimato che meno dell’1% del materiale utilizzato per produrre abbigliamento viene riciclato  in nuovi abiti. Ciò rappresenta una perdita di materiali per un valore annuale di oltre 100 miliardi di USD.

    Negli ultimi decenni c’è stato un crescente invito all’azione tra le parti interessate, che ha portato e continua a guidare allo sviluppo di prassi migliorate e tecnologie innovative.

    L’obiettivo è passare da un modello lineare ad un sistema circolare rigenerativo, in cui l’utilizzo dei materiali sia conservato e mantenuto all’interno di cicli a circuito chiuso, mentre i rifiuti, l’energia e le emissioni associati siano ridotti al minimo, o vengano gradualmente eliminati.

    Il riciclo riveste un ruolo importante nella transizione verso un sistema circolare. Eppure, sebbene le tecnologie di riciclo esistano da tempo, il riciclo dei tessuti ha cominciato a guadagnare una maggiore consapevolezza e popolarità solo nell’ultimo decennio.

    Fibre su cui spesso ci si concentra per il riciclo

    Lo sapevi che le fibre riciclate più di frequente sono il poliestere e il cotone?

    Questo perché entrambe sono le fibre più comuni prodotte a livello globale. Sulla base del report relativo al mercato dei materiali in fibra preferiti nel 2018, il poliestere e il cotone hanno rappresentato rispettivamente il 51% e il 24,5% della produzione globale di fibre nel 2017.

    Il poliestere è una fibra sintetica e il polietilene tereftalato (PET) ne è la sottoclasse più comune. In genere, i componenti delle materie prime del PET sono derivati dei prodotti petrolchimici. Il cotone, invece, è una fibra naturale che cresce intorno ai semi dell’omonima pianta e contiene principalmente cellulosa, un composto organico che si trova principalmente nelle piante.

    Circuito aperto vs circuito chiuso

    I termini riciclo a circuito aperto e riciclo a circuito chiuso vengono usati frequentemente nel contesto dell’economia circolare. Riciclo a circuito aperto significa che i materiali scorrono verso una filiera diversa. Le bottiglie in PET post-consumo, riciclate per realizzare materiali di riempimento o fibre di poliestere, sono un esempio di riciclo a circuito aperto. Invece, circuito chiuso significa che i materiali vengono riciclati nuovamente in prodotti originali (ad esempio, da bottiglia a bottiglia, da fibra a fibra).

    In genere, il riciclo a circuito aperto presuppone che, a causa del degrado della loro qualità, i materiali vengano trasferiti a cascata verso usi di valore inferiore, ma ciò potrebbe non essere tale in futuro. Infatti, con i continui sviluppi e le costanti innovazioni, i materiali di scarto possono essere trasferiti dove c’è una maggiore domanda e un valore di mercato superiore.

    Tipi di riciclo

    1) Riciclo meccanico

    Prevede la scomposizione meccanica dei rifiuti post-industriali (materiali derivanti dalla lavorazione industriale e commerciale de tessuti, nonché dalla loro produzione), o post-consumo (articoli restituiti o smaltiti dai consumatori) in prodotti dalle proprietà fisiche diverse.

    E’ il tipo di riciclo più comune, la cui tecnologia è stata a lungo consolidata per riciclare non solo il cotone, ma anche le bottiglie in PET in fibra di poliestere.

    Il processo comprende generalmente le fasi seguenti:

    1) Cernita del materiale e del colore

    Spesso i riciclatori meccanici preferiscono le materie prime omogenee, o quasi omogenee, in termini di tipo di fibra e colore (ad esempio, 100% cotone). Pertanto, bisogna fare una cernita manuale in base al tipo di fibra e di colore, per garantire che i tessuti ricevuti dai commercianti di stoffe soddisfino le specifiche delle materie prime. La cernita per colore elimina anche la necessità di dover ritingere i tessuti.

    2) Trazione o sminuzzamento

    Gli accessori in metallo, come bottoni e cerniere,  potrebbero interferire con il processo di riciclo, pertanto vengono rimossi. Successivamente, il tessuto passa attraverso numerosi cilindri pieni di punte acuminate, che scompongono il tessuto in fiocchi di cotone sottile.

    3) Combinazione

    A causa della degradazione della fibra durante il processo di estrazione e triturazione, le fibre recuperate sono spesso più corte dei loro equivalenti vergini. Pertanto, vengono combinate con fibre vergini per migliorare le proprietà del filato riciclato finale.

    4) Cardatura

    E’ il processo di allineamento delle fibre tramite pettinatura, per produrre una fettuccia di cotone chiamata nastro che può essere poi filato.

    5) Filatura

    E’ il processo per produrre il filato. Alcune fibre non vengono trasformate in filati, dal momento che vengono compresse per realizzare prodotti non tessuti destinati alla produzione di cuscinetti isolanti e materiali di riempimento. Downcycling è il nome di questa pratica di recupero e di riutilizzo come prodotto di valore inferiore.

    6) Tessitura

    E’ il processo che converte il filato in tessuto.

    Altre informazioni

    Nel caso delle fibre sintetiche come il poliestere, le bottiglie in PET post-consumo sono la materia prima più comune, utilizzata per realizzare meccanicamente il poliestere riciclato. Le bottiglie in PET vengono triturate, fuse in palline e, successivamente, sottoposte ad estrusione per essere lavorate come fibre nuove.

    Per quanto il riciclo meccanico possa sembrare facile, la maggior parte degli attuali sistemi di recupero dei rifiuti tessili post-consumo è, in realtà, un processo di downcycling. Ad esempio, le bottiglie in PET, che generalmente hanno una determinata  viscosità intrinseca (IV), ovvero una proprietà fisica che riflette la resistenza alla trazione del materiale, vengono spesso riciclate in filati di PET dal valore di viscosità intrinseca (IV) inferiore.

    La degradazione della fibra si verifica anche con il riciclo meccanico da fibra a fibra. Pertanto, il materiale riciclato meccanicamente potrebbe non poter essere riciclato tante volte, dal momento che ogni volta la sua qualità degrada ulteriormente. Di conseguenza, è spesso legato a materiali di valore “inferiore” (materiali meno sensibili alle fibre più corte), come i prodotti non tessuti, utilizzati per realizzare i materiali di riempimento e gli isolanti.

    Tuttavia, si segnala che i metodi di riciclo meccanico sono stati gradualmente perfezionati, per produrre fibre di qualità sufficiente per essere considerate come lavorazione a ciclo chiuso da fibra a fibra, piuttosto che come downcycling.

    Alcuni dei processi meccanici da fibra a fibra più raffinati per il riciclo del cotone possono produrre fibre di cotone dal 25% al 30% più corte della fibra vergine.

    Uno degli ostacoli  è rappresentato dal fatto che la maggior parte dei rifiuti dei consumatori è composta da materiali misti e le diverse miscele devono essere separate prima del loro riciclo. A questo punto, non è possibile separare meccanicamente i vari tipi di fibra, pertanto la maggior parte dei riciclatori accetta solo materiali omogenei al 100% (provenienti da raccoglitori per il riciclo meccanico a circuito chiuso). Tuttavia, se l’obiettivo del riciclo è quello di realizzare  prodotti non tessuti, tale requisito potrebbe non essere applicabile.

    2) Riciclo chimico

    Prevede quei processi in cui la struttura chimica del materiale di scarto viene prima depolimerizzata o scomposta nei suoi componenti costitutivi (monomeri, oligomeri o altri intermedi) , per poi essere ripolimerizzata in materiale vergine.

    Questo processo può essere eseguito su fibre cellulosiche (fibre di origine vegetale come il cotone), o sintetiche (poliestere e nylon), oppure su un misto di cotone e poliestere (policotone).

    Il riciclo chimico ha la capacità di riportare i materiali di scarto sintetici alla stessa qualità fisica dei loro equivalenti in fibra vergine. Tuttavia, il riciclo chimico della fibra naturale non converte i materiali di scarto in materiale vergine. Questo spesso comporta prima la conversione dei cascami di cotone in polpa disciolta, poi la miscelazione con altri prodotti a base di polpa di origine vegetale prima della loro trasformazione in filati rigenerati. Ciò si traduce in materiali cellulosici artificiali (MMC) con proprietà fisiche migliorate che, pertanto, consentono il riciclo dei materiali post-consumo oltre alla diversione dei rifiuti dalle discariche.

    Attualmente, il riciclo chimico eseguito sulle fibre cellulosiche sta progredendo, mentre il riciclo chimico dei sintetici (poliestere e nylon) comprende già alcuni sviluppi su vasta scala, anche se è limitato a pochi fornitori.

    Le prime fasi del riciclo chimico sono molto simili a quelle del riciclo meccanico che comprende la cernita, la preparazione e la triturazione o frammentazione. Le fasi successive sono:

    1) Scioglimento della fibra

    La proprietà solvente viene utilizzata per concentrare selettivamente i solventi cellulosici e/o delle fibre sintetiche. Quando si recuperano due prodotti, vengono utilizzati due solventi: uno per tipo di fibra, per ciascuna delle frazioni della cellulosa e del poliestere.

    2) Separazione

    Ovvero la separazione del solvente cellulosico e/o della frazione sintetica da altre frazioni per un’ulteriore lavorazione. Altre frazioni possono contenere qualsiasi tipo di fibra non oggetto del processo di riciclo chimico, nonché  altri materiali, compresi i prodotti chimici di finitura e i coloranti. Attualmente, alcuni coloranti vengono eliminati nelle frazioni di scarto e sono inviati alle discariche, anche se attualmente ci sono numerosi sviluppatori che cercano di recuperare i coloranti dal processo.

    3) Recupero

    a) Processo di recupero dei sintetici

    Il recupero impone la ripolimerizzazione, seguita da un’ulteriore elaborazione. I polimeri recuperati possono quindi essere lavorati sotto forma di stato solido (resine) o di fibre. Il vantaggio del recupero del polimero è che le sue proprietà fisiche possono essere mantenute o alterate per consentire l’upcycling dei materiali.

    b) Processo di recupero della cellulosa

    Le fibre cellulosiche vengono recuperate come pasta dissolvibile, che può essere utilizzata direttamente nel processo di filatura ad umido, altrimenti può essere essiccata per essere venduta  ai produttori di filati rigenerati. Tuttavia, il recupero della cellulosa produce fibre simili alla viscosa e non restituisce il materiale al suo equivalente vergine.

    c) Recupero dei solventi

    I solventi vengono recuperati per essere utilizzati nei cicli futuri. Per ragioni ambientali e di costo, i processi chimici sono stati ideati per catturare e conservare i solventi e per ridurre al minimo gli sprechi e le emissioni. Si dice che la perdita di solvente sia compresa tra lo 0,6% e l’1% per ciclo nell’elaborazione a blocchi.

    4) Ripetizione dei processi indicati sopra (fasi da 1 a 3)

    Per rimuovere completamente i contaminanti ed aumentare la purezza/qualità delle fibre recuperate, potrebbero essere necessari ripetuti cicli di scioglimento e recupero. Infatti, durante il processo di scioglimento, alcuni reagenti e taluni coloranti possono rimanere chimicamente legati alla fibra.

    5) Filatura

    E’ il processo per produrre il filato.

    6) Tessitura

    E’ il processo che converte il filato in tessuto.

    Altre informazioni

    Nella comunità tessile è piuttosto comune definire il sistema di riciclo ideale come quello in cui i tessuti rigenerati vengono riconvertiti in filati vergini di qualità, per produrre nuovi tessuti attraverso il riciclo da fibra a fibra. Il riciclo chimico è l’unica tecnologia in grado di realizzare veramente questa idea, perché riesce a rimuovere tutti i componenti indesiderati, i coloranti, i trattamenti di superficie e gli altri prodotti chimici ausiliari utilizzati nella produzione tessile.

    I materiali di scarto con un alto grado di contaminazione e di degrado fisico, precedentemente rifiutati dai riciclatori meccanici, possono ora essere riciclati chimicamente.

    Per i materiali PET, il riciclo chimico può anche affrontare una delle sfide del riciclo meccanico: soddisfare i requisiti di viscosità intrinseca (IV) più elevati. Ricomincia così  il ciclo con la produzione di resine riciclate di qualità vergine che possono presentarsi allo stato solido, in modo da soddisfare la viscosità intrinseca (IV) necessaria per qualsiasi specifica applicazione finale.

    Inoltre, il PET riciclato è scettico riguardo alla forma o alla funzione del polimero. Infatti, il polimero recuperato può presentarsi sotto forma di stato solido, per essere riconvertito in bottiglie, o sotto forma di fibre di PET, per essere trasformato in filati di poliestere.

    Il processo di recupero chimico ha anche il potenziale per assorbire varie miscele di fibre dai rifiuti tessili postindustriali o post-consumo, sebbene tutto ciò sia ancora in fase di sviluppo. La maggior parte dei tessuti sono in misto policotone. Essere in grado di gestire le fibre miste per realizzare più di un prodotto è davvero importante.

    Attualmente, la materia prima minima richiesta per il riciclo chimico da fibra a fibra del poliestere è almeno del 70-80% per i materiali PET e del 100% di fibre non miste per il cotone e il nylon. E’ solo questione di tempo prima che il processo di recupero chimico sia in grado di separare qualsiasi quantità di fibra mista, consentendo così il riciclo di una percentuale maggiore di tessuto.

    Tuttavia, non tutte le fibre possono essere recuperate chimicamente. Infatti, non si fa il recupero chimico delle fibre di origine animale come la lana o il cashmere. Le fibre di lana sono relativamente lunghe e, pertanto, sono adatte al riciclo meccanico. Sono in corso ricerche sul recupero della proteina della cheratina dalle fibre animali, ma l’obiettivo è quello di convertirla all’uso in altre applicazioni come i biomateriali, le resine e i collanti.

    Inoltre, il Nylon 6-6, che è uno dei polimeri più comuni presenti nella fibra di nylon, non può essere riciclato chimicamente. Il nylon 6-6 e il nylon-6 costituiscono circa l’85% del materiale di nylon utilizzato. Il nylon 6-6 è un monomero più complesso del nylon 6 e il suo recupero chimico è più laborioso, in quanto potrebbe richiedere una quantità maggiore di reagenti. Attualmente il nylon 6-6 può essere riciclato solo meccanicamente, mentre uno dei metodi indicati sopra può essere utilizzato per recuperare il nylon 6.

    Esempi di fornitori disponibili in commercio per il riciclo meccanico e chimico

    Fibra Riciclo meccanico Riciclo chimico
    Poliestere Hyosung (Corea): Filato di poliestere RegenTM che ha recentemente ottenuto l’Eco-Mark dalla Japan Environment Association ed è anche certificato GRS Far Eastern New Century (Taiwan): Prodotti riciclati Topgreen® certificati GRS e Oeko-Tex, lavorati al 100% in poliestere riciclato post-consumo
    Ganesha Ecosphere Limited (India): Fornitore leader di rPET in India, continua ad espandere le sue capacità di produzione di rPET in altre aree del Paese Polygenta (India): Tecnologia brevettata ReNewTM in grado di depolimerizzare le bottiglie in PET post-consumo in filati. In piena produzione dal 2012
    Polylana (USA): La fibra in fiocco Polylana® è composta da una miscela brevettata di palline di poliestere e di scaglie di rPET entrambe modificate Teijin (Giappone): Il sistema di recupero ECO CIRLETM è in grado di separare e di eliminare gli additivi e i coloranti non solo dalle bottiglie in PET, ma anche da altri prodotti in poliestere
    Cotone Hilaturas Ferre (Spagna): Filato Recover® realizzato senza coloranti aggiunti. 50% di cotone riciclato misto ad altri materiali (rPET, acrilico, cotone biologico vergine, TENCEL®) Lenzing (Austria) : Fibra di lyocell TENCEL x RefibraTM realizzata con il 30% di materiali riciclati da scarti di cotone post-industriale
    Giotex (Messico,USA): Gli scarti precolorati di cotone post-industriale  vengono utilizzati per produrre il filato GiotexTM con il 75% di misto cotone riciclato Asahi Kasei’s Bemberg (Giappone): Fibra di cupro BembergTM composta al100% da cotone linter, un residuo post-industriale della lavorazione del cotone
    Nylon Unifi (USA): Il 100% degli scarti post-industriali viene utilizzato per produrre scaglie di Nylon-6 REPREVE® attraverso un processo di estrusione e testurizzazione Aquafil (Italy): Il filato ECONYL® è un nylon riciclato al 100%, prodotto dalla lavorazione degli scarti post-industriali e di consumo (reti da pesca, tappeti e scarti tessili), partendo dal suo monomero di base chiamato caprolattame

     

    Lana Geetanjali Woolens (India): Filati realizzati principalmente con lana riciclata e con miscele di lana vergine o fibre sintetiche vergini Non ancora disponibile in commercio

    Sfide del riciclo meccanico e chimico

    Attualmente, le tecnologie di riciclo chimico non sono in fase di commercializzazione. Il riciclo meccanico, invece, esiste da tempo ed è stato utilizzato soprattutto per il PET e il cotone. Nonostante ciò, il riciclo dei tessili non è un processo ampiamente adottato. Uno dei motivi è la difficoltà di dimostrare l’efficacia dei costi su larga scala.

    Per rimanere competitivi sul mercato, i tessuti riciclati non dovrebbero essere visti come prodotti premium. Infatti, i materiali vergini sono spesso più economici dei materiali riciclati: questo genera un mercato debole dei materiali riciclati.

    In Cina tutto è peggiorato nel 2018 a causa del divieto di importazione di diversi tipi di rifiuti solidi come le bottiglie di plastica e i rifiuti tessili. Poiché la Cina ha la più alta capacità produttiva di PET, questo divieto ha comportato una minore produzione di poliestere riciclato ed ha aumentato la produzione di PET vergine.

    Molte aziende hanno già trasferito la produzione dei ricicli in altri Paesi asiatici e, come reazione al divieto, i prezzi del poliestere riciclato sono già aumentati. A lungo termine, tuttavia, ciò potrebbe aiutare le aziende ad accelerare la ricerca di soluzioni migliori, ad espandere le infrastrutture nazionali di riciclo e a modificare il comportamento dei consumatori.

    Inoltre, è difficile ottenere finanziamenti per le innovazioni della commercializzazione su larga scala, soprattutto quando la domanda di fibra riciclata è ancora bassa. Un’elevata qualità costante dei prodotti, la richiesta di fibre riciclate e i prezzi competitivi per la redditività su larga scala sono fondamentali per determinare il successo di questo progetto. Tutto ciò richiede un atto di fiducia da parte degli investitori perché, se manca uno di questi fattori, ne risente la probabilità di successo dell’implementazione.

    Un altro problema comune è la difficoltà incontrata dai riciclatori nel raccogliere i materiali di scarto da numerose fonti e nell’ottenere il volume di materia prima necessario per realizzare le economie di scala. Pertanto, è importante che il coordinamento lungo la catena di approvvigionamento stimoli l’adozione e lo sviluppo di sistemi di riciclo dei tessili. Il coordinamento comprende la determinazione della provenienza delle materie prime e la creazione di un’infrastruttura della catena di approvvigionamento con le reti di fornitori.

    Avere una solida rete di fornitori può anche garantire che i raccoglitori sappiano a chi rivolgersi per trasferire i materiali di scarto indesiderati. I riciclatori possono anche raccogliere più fonti di materie prime disponibili all’interno di una determinata regione, al fine di ridurre i costi di trasporto dei materiali.

    Per creare una maggiore domanda, è importante aumentare la consapevolezza tra l’industria e i consumatori. Per fare tutto ciò, è importante coinvolgere tutti a sostenere questa buona causa.

    Il trasferimento delle conoscenze tra le competenze e le diverse parti interessate è un ottimo avvio, atto ad aumentare la comprensione dei progressi e dei vincoli relativi alle attuali tecnologie di riciclo.

    Ad esempio, la tavola rotonda rPET organizzata da Textile Exchange (un’organizzazione no-profit  globale che lavora a stretto contatto con i membri per guidare la trasformazione del settore in pratiche sostenibili) è una rete globale multi-stakeholder che comprende singoli membri, aziende e organizzazioni. I membri si incontrano praticamente ogni mese e ogni anno, con l’obiettivo di facilitare maggiori livelli di comprensione e la costruzione di soluzioni verso una maggiore diffusione del poliestere riciclato.

    Ricerca e sviluppo continui verso le economie di scala

    Innovazioni nell’ordinamento

    Attualmente, il riciclo dipende da un’enorme manodopera atta a separare e gestire i vari flussi dei rifiuti tessili. Ciò comprende la caratterizzazione, l’identificazione e la separazione dei componenti costitutivi (ad esempio, finiture, bottoni, cerniere e fili), le miscele delle fibre, nonché i coloranti e le sostanze chimiche. Per un riciclo più efficiente, vi è una crescente necessità di sviluppare lo smistamento automatizzato e l’identificazione delle fibre, per massimizzare il valore della frazione riciclabile.

    Varie tecnologie di smistamento ottico, come un approccio spettroscopico, sono state esaminate e sono attualmente in fase di sviluppo, oppure sono molto vicine alla fase dell’adozione commerciale. Ad esempio:

    Progetto Fibersort: Fibersort è una tecnologia che utilizza la spettroscopia nel vicino infrarosso (NIRS) per smistare automaticamente grandi volumi di tessuti misti post-consumo in 45 frazioni diverse in base alla composizione e al colore delle fibre. La tecnologia di selezione ora può smistare ad una velocità di circa 900 kg di tessuti post-consumo all’ora. Circle Economy, Valvan Baling Systems, ReShare, Procotex, Worn Again e Smart Fibersorting stanno collaborando alla commercializzazione di Fibersort.

    The Hong Kong Research Institute of Textiles and Apparel (HKRITA): La cernita dei colori viene eseguita automaticamente dal robot SCARA che utilizza algoritmi di visione avanzata. Questa tecnologia può essere utilizzata per ordinare fino a dieci colori e posizionarli in contenitori diversi. I veicoli a guida automatizzata (AGV) trasportano poi i container di diverso colore in un sistema di stoccaggio intelligente il quale, ad ogni ricevimento di un ordine, può recuperare il numero corrispondente dei contenitori per effettuare un’ulteriore elaborazione.

    Innovazioni nella separazione dei tipi di fibra

    Molti tessuti presenti sul mercato sono miscele di due o più diversi tipi di fibre strettamente intrecciate tra loro. Il policotone, la fibra mista più comune, unisce cotone e poliestere. Per riciclare sia il poliestere che il cotone componenti questa miscela, il processo di riciclo deve prima separarli. Farlo meccanicamente non è facile, ma lo si può fare chimicamente. Tuttavia, ci sono ancora molte ricerche e test da completare prima del lancio su vasta scala. Se la tecnologia per separare i diversi tipi di fibre è fattibile, i riciclatori potrebbero acquistare un volume maggiore di materia prima, poiché non devono fare affidamento esclusivamente sul cotone/poliestere al 100%. Ecco alcuni esempi di innovazioni in questo settore:

    Worn Again (UK): Il processo di scioglimento può mirare selettivamente e dissolvere i polimeri (PET e cellulosa ricavata dal cotone). La materia prima può contenere fino al 20% di altre fibre come, ad esempio, lana, nylon, elastan, eccetera. Nel processo vengono rimossi anche i contaminanti come coloranti e sostanze chimiche.

    HKRITA (Hong Kong): HKRITA ha sviluppato un trattamento chimico idrotermale che utilizza solo calore, acqua e meno del 5% di sostanze chimiche biodegradabili per decomporre selettivamente il cotone in polveri di cellulosa, consentendo così la separazione delle fibre di poliestere dalle fibre miste. In questo modo, si può ottenere un tasso di recupero delle fibre di poliestere pari ad oltre il 98% in un periodo di tempo che va dai 30 minuti alle 2 ore.

    CARBIOS (France): CARBIOS ha sviluppato un approccio innovativo nell’impiego de gli enzimi per consentire la depolimerizzazione specifica di un singolo polimero (ad esempio, il PET) contenuto in varie materie plastiche da riciclare. Al termine di questa fase, i monomeri risultanti dal processo di depolimerizzazione verranno purificati, con l’obiettivo di ripolimerizzarli.

     Notizie su Shufen Lee

    Shufen Lee vive dal 2007 a Toronto ed ha conseguito la laurea in Matematica presso l’Università di Waterloo.

    Attualmente è una collaboratrice di ricerca indipendente presso Asiaimportal (HK) Limited.

     

     

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