Purchasing manager dall’Asia: Intervista a Luigi Palumbo

Luigi Palombo

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Oggi intervistiamo Luigi Palumbo, che lavora da oltre un decennio come purchasing manager per conto di aziende medio-piccole che si lanciano sul mercato italiano importando e distribuendo prodotti con il proprio marchio. Per chi non è troppo familiare con il termine, specifichiamo che il ruolo di “purchasing manager” va ben oltre quello di “responsabile acquisti” in quanto comprende tutto l’aspetto dell’importazione dallo scouting, alla negoziazione, la modalità di pagamento, la logistica, la certificazione, etc.

Luigi, innanzitutto grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande. Puoi dirci qualcosa di più su di te e su come hai iniziato a lavorare nel settore dell’import?

Buongiorno a te ed ai lettori. Ho iniziato nel 1997, per caso, sostituendo un amico londinese che aveva liberato la posizione per fare altro e mi aveva proposto all’azienda come suo sostituto. Non dotato di alcuna esperienza nella mansione, con una formazione umanistica (sono laureato in lettere), ma in compenso una discreta competenza nell’uso dell’inglese e del pc. L’azienda era nel settore della telefonia mobile, all’epoca agli albori, e gli accessori per cellulari importati dalla Cina permettevano ampi profitti.

Hai esperienza come importatore sia dalla Cina, da Taiwan, dalla Sud Corea e dalla Turchia. Secondo la tua esperienza, pensi che importare da paesi extra europei comporti problematiche simili od ogni paese/mercato porta con se specifiche problematiche? Se sì, quali?

Oggi molto più di ieri, per l’import da paese Extra UE è necessaria molta attenzione riguardo la certificazione del prodotto. L’importatore deve essere sempre aggiornato e preparato in merito alla normative comunitarie. I controlli sono sempre più attenti ed i controllori sempre più preparati.

Mentre Taiwan, Sud Corea e Turchia presentano fornitori che oramai conoscono le normative europee e producono secondo norma, purtroppo la Cina ne presenta molti a cui la certificazione è sconosciuta, producendo pertanto prodotti non conformi e/o con alto indice di difettosità.

Mi hai detto di essere un esperto di standard di certificazione CE. Cosa sono e perché sono importanti?

La certificazione CE riguarda vari prodotti e ne garantiscono sia il funzionamento sia la compatibilità con le attrezzature ed apparecchiature presenti nelle case di noi europei. Ad esempio molti produttori cinesi di forni elettrici usano, per le leccarde e/o le teglie, percentuali di manganese e zinco superiori ai limiti imposti dalla normativa europea. Tali elementi chimici durante la cottura migrano dal prodotto al cibo diventando cancerogeni e quindi nocivi per la salute umana. Oppure caricabatterie per cellulari che esplodono se messi in corrente.

Cosa rischia un imprenditore che importa merce che non rispetta gli standard di certificazione CE?

La responsabilità è penale quindi l’insieme di normative servono a tutelare sia il consumatore che l’importatore che la legge identifica con il produttore cinese. Quindi consiglio in primis la certificazione del prodotto poi la negoziazione sul prezzo.

Cosa consigli a un importatore che voglia trovare un fornitore affidabile e certificato in Cina?

Le strade sono diverse ma innanzitutto quella di affidarsi a professionisti dell’import poi quello di rivolgersi a laboratori come il TUV o SGS. Verificare sempre le certificazioni in anticipo magari facendosele mandare dal fornitore via email. Col tempo si acquista una certa dimestichezza nel riconoscere certificazioni false. Oppure far certificare il prodotto da un laboratorio europeo: sarà lo stesso laboratorio ad indicare, se necessario, quali modifiche tecniche debbano essere apportate al prodotto per risultare conforme alla normative vigenti.

Le Normative in Italia sono diverse da quelle europee?

In taluni casi le normative differiscono dalle normative europee in quanto i paesi membri recepiscono le norme emanate dall’UE ed hanno la facoltà di inasprirle. Nel caso di sicurezza alimentare, ad esempio, il nostro paese innalza l’asticella dei controlli riducendo di fatto i limiti consentiti nella produzione di prodotti importati dalla Cina.

Qual è l’utilità delle Fiere di Commercio e a chi le consigli?

Ancora oggi, unito ai vari e-market places, rappresentano una risorsa. Durante le Fiere è possibile vedere prodotti che invaderanno il mercato due anni dopo. Si capisce in anticipo dove la produzione si concentrerà ed in quale settore i produttori cinesi hanno investito gli ingenti capitali a disposizione. Inoltre non tutte le aziende del Far East hanno un ufficio marketing capace di promozionare la propria azienda sul web, pertanto andare in loco è la scelta migliore. Si può innanzitutto incontrare personalmente il fornitore, ottenere qualche sconto, visitarne la fabbrica. Il web oggi aiuta molto ma il contatto de visu sembra ancora vincere per instaurare un business con aziende, non dimentichiamolo, distanti almeno 14 mila chilometri dall’Italia.

Sento spesso dire che importare in Italia sia più difficile che importare in altri paesi europei quali ad esempio la Francia o la Spagna perché “gli ufficiali doganali italiani sono più severi.” Ti risulta? In caso di risposta affermativa, cosa significa “più severi”? Puoi farci un esempio pratico?

Parzialmente ho già riposto precedentemente. Nel senso che i controlli in Italia sono più seri ed il personale oramai è ben preparato mentre all’estero i controllori risultano spesso più “gestibili”. Vale anche qui l’esempio delle normative, giustamente, più aspre come da mia precedente risposta. Inoltre, a volte, in altre nazioni, basta solo il certificato CE rappresentato da una pagina e non tutto l’allegato tecnico (70 pagine circa), cosa richiesta invece dai nostri funzionari.

A parte l’essere in regola con i certificati, che consigli hai per un importatore alle prime armi che voglia evitare di avere problemi in dogana?

Di affidarsi a professionisti come buyer che conoscano il Far East e spedizionieri che accompagni l’importatore nel business. Avere anche personale che sia competente di contabilità estera.

Pensi che sviluppare un proprio marchio sia importante anche per i piccoli e medi importatori? Perché?

Mi sento di rispondere affermativamente. Nonostante il mercato sia cambiato, oggi ha ancora senso importare dal Far East. Magari piuttosto che avere un catalogo ampio concentrarsi su poche referenze per non disperdere le risorse economiche. I margini sono ancora interessanti anche in settori apparentemente saturi.

Hai dei consigli specifici per chi vuole importare merci con un proprio marchio?

Il primo è quello di non improvvisarsi. Pianificare bene i tempi infatti l’import extra UE richiede tempi più ampi. Dotarsi di un organico preparato con competenze specifiche nell’import. Avere un ufficio marketing per promozionare il proprio marchio. Affidarsi a spedizionieri qualificati che importano dalle aree interessate da più tempo. Vincolarsi, ove possibile, i fornitori con contratti e medio-lungo termine.

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