Sostanze Proibite: 5 problemi da risolvere quando si importa dalla Cina

Sostanze Proibite

Le sostanze soggette a restrizioni, come piombo e formaldeide, sono il nemico invisibile di chi importa in Europa o negli Stati Uniti. Da un lato, i produttori cinesi hanno difficoltà a garantire il rispetto delle leggi d’oltremare, in seno ad una catena di fornitura non trasparente. Dall’altro lato, gli importatori europei ed americani sono soggetti a normative sulle sostanze sempre più severe. Si tratta di un mix molto potente, da cui consegue un onere pesante per entrambe le parti.

In questo articolo ti spieghiamo come la tua attività sia interessata dalle restrizioni sulle sostanze e in che modo sia possibile eliminare i rischi quando acquisti dalla Cina e da altri paesi asiatici.

Quali settori sono interessati dalle restrizioni sulle sostanze?

Quale sia/siano la/le normativa/e sulle sostanze che si applica/applicano dipende dal prodotto, dal suo impiego e dal mercato in cui viene venduto. Abbiamo già trattato molte di queste normative nei precedenti articoli; segue un riassunto:

Normativa Regione Definizione del prodotto
REACH Unione Europea Tutti i prodotti di consumo
RoHS Unione Europea Sistemi elettronici
EN71 Parte 3 Unione Europea Giocattoli / Prodotti per bambini
California Proposition 65 Stati Uniti (California) La maggior parte dei prodotti di consumo
CPSIA Stati Uniti (Tutti) Giocattoli / Prodotti per l’infanzia
FHSA Stati Uniti (Tutti) Prodotti per la casa / prodotti di consumo
21 CFR Stati Uniti (Tutti) Materiali a contatto con gli alimenti / additivi

Come illustrato dalla tabella soprastante, le normative sulle sostanze interessano gli importatori europei ed americani di quasi tutti i settori. Segui i link qui sotto per saperne di più sulle normative sulle sostanze:

Problema 1: Nella maggior parte dei settori, la conformità alle normative sulle sostanze straniere è rara. A volte rarissima

E’ difficile che tutti i fornitori cinesi siano in grado di dimostrare una conformità comprovata. In realtà, la maggior parte di loro non è neppure in grado di presentare un solo rapporto di prova che dimostri la conformità ad una certa normativa. Detto questo, il tasso di conformità, ad esempio, nei settori di produzione di giocattoli, tessile ed elettronica è in aumento.

Tuttavia, la conformità ad alcune normative è molto più comune rispetto ad altre. La normativa REACH, introdotta nel 2008, è molto più comune tra i fornitori del settore tessile rispetto alla California Proposition 65. In base alla nostra esperienza, meno del 10% dei produttori tessili cinesi (orientati all’esportazione) può dimostrare la propria conformità antecedente al REACH. Tenendo presente tutto ciò, puoi solo iniziare ad immaginare quanto possa essere difficile trovare un produttore in grado di dimostrare la propria conformità antecedente con la molto meno nota California Proposition 65.

Di solito, consigliamo ai nostri clienti di selezionare solo i fornitori che possano dimostrare un’ampia e comprovata conformità alla/alle specifica/specifiche normativa/e applicabile/i ai loro prodotti. Tuttavia, come accennato precedentemente, ci sono situazioni in cui questo metodo squalifica praticamente tutti i fornitori di un determinato settore.

Un fornitore che, ad esempio, può garantire la conformità al REACH, ha grosse possibilità di poter garantire la conformità a normative “simili”, compresa la California Proposition 65. Detto questo, è assai improbabile che un fornitore che non ha mai sentito parlare della conformità al REACH abbia le competenze necessarie e disponga di subappaltatori capaci di garantire la consegna di prodotti conformi. Pertanto, gli acquirenti che devono fare una selezione dei fornitori, basandosi interamente sulla conformità ad una normativa specifica, possono invece scegliere di selezionare i fornitori in base alla conformità ad una “normativa simile”.

Problema 2: Molti fornitori dubitano della conformità delle materie prime che utilizzano

Vi sono motivi per cui i fornitori cinesi hanno difficoltà nel garantire la conformità con le normative estere sulle sostanze. La maggior parte dei materiali e componenti non è prodotta “in casa”, ma viene acquistata dai subappaltatori. A dire il vero, la catena di approvvigionamento è tutto tranne che trasparente ed i problemi legati alla conformità possono iniziare dal basso, ben al di là del controllo della maggior parte degli assemblatori. Ricapitolando, il tuo produttore cinese non si fida completamente del fatto che i suoi subappaltatori gli procurino materie prime e componenti conformi.

Oggi è piuttosto comune che i fornitori, compresi quelli che possono dimostrare una conformità comprovata, pretendano che l’acquirente invii dei campioni di materiale ad una società esterna incaricata allo svolgimento dei test prima di pagare la caparra. Alcuni anni fa nessun fornitore inoltrava tali richieste, ma le cose sono cambiate ed ora i fornitori temono di rimanere a mani vuote nel caso in cui producessero una partita piuttosto ingente di merce che poi si rivelasse essere non conforme.

Ma non è tutta una questione di fiducia. Bisogna prendere in considerazione anche i fattori tecnici. Ad esempio, l’eccessiva applicazione dei lubrificanti per i macchinari oppure i residui chimici di un lotto precedente possono “contaminare” accidentalmente un nuovo prodotto.

Problema 3: Le spese per i test di conformità sono coperte dall’acquirente, non dal fornitore

I produttori cinesi sono come le compagnie aeree low cost: nessun extra è incluso. In quanto tali, non aspettarti che il tuo fornitore “si butti a capofitto negli extra”, compresi i servizi di sviluppo del prodotto, il controllo qualità ed i test di conformità.

Lo svolgimento dei test da parte di società esterne è costoso: spesso si parte dai 300 € per ciascun materiale. Tuttavia, la maggior parte dei prodotti è costituita da più di un materiale e può anche essere realizzata in diversi colori, ciascuno dei quali influenza la composizione chimica. Presupponendo che la tua azienda importi prodotti di consumo pronti, i costi per i test ammontano rapidamente a centinaia, a volte migliaia, di Euro.

La conformità alle normative è per definizione obbligatoria, ma i test svolti da terze parti non sono sempre richiesti per legge. Si tratta, invece, di gestione del rischio. Quanto sei disposto a spendere per la tua tranquillità? Nell’Unione Europea i rivenditori devono presentare una dichiarazione sulle sostanze entro 45 giorni, se richiesto da un consumatore. E’ giusto. Se qualcuno ti invia una e-mail, o domani entra nel tuo negozio, chiedendoti una dichiarazione completa sulle sostanze, hai 45 giorni per dimostrare che la merce è conforme.

In futuro, le apparecchiature a basso costo consentiranno la verifica della qualità sul posto. Tuttavia, oggi esiste solo un modo per ridurre i costi dei test: razionalizzando l’uso di colori, materiali e componenti. Come tali, le piccole imprese che dispondono di risorse limitate devono utilizzare un numero ridotto di materiali, colori e componenti nei numerosi prodotti.

Problema 4: I campioni di riferimento vengono facilmente resi non pertinenti

Come già detto in questo articolo, molti acquirenti, incoraggiati dai loro fornitori, decidono di inviare campioni di riferimento per lo svolgimento dei test di conformità prima dell’inizio della produzione in serie. Come avrai capito, lo scopo è quello di verificare la conformità prima del “punto di non ritorno”.

I test di conformità sono costosi, quindi è meglio farli bene la prima volta. Inoltre, non vuoi certamente finire in una situazione in cui il campione di riferimento superi i test di conformità, mentre il lotto della merce prodotta in serie risulta essere non conforme. Eppure, questo è esattamente ciò che può accadere se non stai molto attento quando sottoponi un campione di pre-produzione ad un primo test di conformità.

Il campione di pre-produzione deve essere fatto di quegli stessi materiali, componenti e negli stessi colori del campione presentato al test. Se quest’ultimo viene realizzato con materiali e componenti diversi, la sua composizione chimica non sarà identica al presunto campione pre-produzione conforme.

In un primo momento questo potrebbe non sembrare molto più di un problema, ma le cose tendono a diventare un po’ più complesse. E’ piuttosto comune che i fornitori non dispongano dei materiali specifici richiesti da un acquirente prima che il deposito venga pagato e si possa dare inizio alla produzione. Pertanto, il fornitore può essere costretto ad usare qualsiasi materiale e componente disponibili in magazzino, mentre i materiali reali possono essere acquistati solo in grande quantità dai subappaltatori.

La strategia più adatta è quella di inviare prima un campione di pre-produzione, poi inviare un campione del lotto per un secondo test di conformità. Anche se questa può rivelarsi una strategia molto costosa, è tutta questione di gestione del rischio.

Problema 5: Sanzioni per la non conformità

Quando si tratta di controllo delle sostanze, non ci sono certezze. Può accadere che finanche il miglior produttore, dotato di una comprovata conformità, possa avere un lotto che, ad un certo punto, non supera i test. L’unico modo per evitare che questi problemi si diffondano è quello di seguire una strategia globale e coerente di test. Dopo tutto, l’importazione di prodotti non conformi, che avvenga consapevolmente o meno, è illegale e l’importatore ne è responsabile. Non il produttore.

La prima cosa da fare, se si scopre che la tua azienda vende prodotti non conformi, è sequestrarli. Detto in breve, non ti è permesso vendere merce in una condizione qualsiasi e potresti anche essere costretto a rimborsare un gran numero di clienti. Per la maggior parte delle nuove e piccole imprese, questo significa il fallimento immediato. Per peggiorare le cose, potresti anche essere soggetto a multe, a partire da qualche migliaio di Euro, per reati minori. Ma questo è solo l’inizio. Infrazioni deliberate e/o ripetute possono comportare multe a sei cifre.

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