Gli accordi di non divulgazione (NDA) valgono quando si importa dalla Cina?

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Molti proprietari di attività di e-commerce sono giustamente preoccupati perché i loro fornitori copiano i loro prodotti. Per molti, l’accordo di non divulgazione (NDA) sembra il metodo logico per impedire ai fornitori di realizzare delle copie.

In teoria, ciò ha un senso. Fai firmare al tuo fornitore un NDA, così ottieni i diritti esclusivi perpetui per quel power bank o quella borsa che prevedi di vendere su Amazon.

Eppure, come scoprirai in questo articolo, la realtà è molto diversa.

Qual è lo scopo di un NDA?

L’NDA è un accordo di riservatezza che, ad esempio, ha lo scopo di impedire ai produttori di divulgare informazioni sui prodotti. Ciò può comprendere quanto segue:

  • Disegni di progettazione
  • Disegni tecnici
  • Distinta base
  • Materiale grafico
  • Software

In teoria, l’NDA impedisce ad un fornitore di utilizzare le specifiche del tuo prodotto per poter realizzare degli articoli da condividere con altre imprese. Nel caso in cui il fornitore non ne rispetti i termini, l’NDA prevede anche delle sanzioni.

Inoltre, si può fare in modo che l’NDA possa ritenersi concluso dopo un certo periodo di tempo, oppure quando è stato raggiunto il traguardo (ovvero il lancio ufficiale del prodotto).

Eppure, quando si ha a che fare con i produttori cinesi, le cose non sono così semplici.

Quando dovrei far firmare l’NDA al mio fornitore?

Il fornitore firmerà l’NDA prima di condividere le specifiche del prodotto ed altri documenti.

Poiché devi condividere le specifiche del prodotto prima che i fornitori possano inviarti un preventivo, l’NDA deve essere firmato da tutti i potenziali fornitori da cui vuoi ricevere informazioni sui prezzi.

Supponendo che tu abbia reclutato da 5 a 10 fornitori, convincerli tutti a firmare un NDA richiede tempo e potrebbe non valerne la pena. Ne riparlerò a breve.

Collaboro con una società addetta all’approvvigionamento. Dovrei chiedere loro di firmare un NDA?

Gli agenti addetti all’approvvigionamento devono avere accesso alle specifiche del tuo prodotto, in modo da poter identificare i fornitori qualificati per i tuoi articoli. Inoltre, devono anche condividere le tue specifiche con i potenziali produttori, per ricevere dei dati sui prezzi.

La maggior parte delle società addette all’approvvigionamento accetta di firmare quegli NDA che impediscono loro di utilizzare direttamente i design dei tuoi prodotti.

Detto questo, non aspettarti che queste società si assumano qualche responsabilità per ciò che i fornitori fanno con i design dei tuoi prodotti.

Si tratta di qualcosa fuori dal loro controllo, indipendentemente da quanto tempo potrebbero aver collaborato con i fornitori in questione.

Non è il tuo fornitore cinese quello di cui dovresti preoccuparti

Molti importatori hanno l’impressione che i fornitori cinesi vogliano rubare qualunque t-shirt o qualsivoglia design di un orologio  su cui possono mettere le mani.

Non è questo il caso. La verità è che alla maggior parte dei fornitori non interessa realizzare delle repliche di prodotti di consumo “generici” e, anche se fossero effettivamente interessati, probabilmente venderebbero solo “il tuo prodotto” in Cina.

In genere, i produttori OEM cinesi non hanno la più pallida idea di come commercializzare i prodotti all’estero: questo è quello che fa la vera differenza quando si lancia un prodotto.

Eppure, c’è chi lo fa.

L’NDA non è uno strumento per dichiarare fuori legge la concorrenza

Semmai, dovresti preoccuparti di altre imprese di e-commerce negli Stati Uniti, in Europa o altrove, che cercano di realizzare la propria versione del tuo prodotto.

Supponendo che il tuo prodotto riscuota successo, la cosa è quasi inevitabile, soprattutto considerando quanto sia facile accedere ai dati di vendita dell’e-commerce utilizzando strumenti come Jungle Scout.

Ed è anche totalmente legale. Non puoi brevettare una  t-shirt, una pressa per il caffè o un power bank: questi prodotti non sono una tua invenzione, pertanto chiunque può utilizzarli gratuitamente.

Nel mercato online odierno, l’uscita di un prodotto è solo l’inizio. Ciò che fa la differenza è come sviluppi i canali di vendita e come commercializzi i tuoi prodotti.

I prodotti vengono copiati continuamente, sia dai produttori che dagli altri importatori. E’ così che funziona il sistema.

Molto probabilmente, il tuo prodotto è una versione migliorata di qualcosa già presente sul mercato.

L’NDA non è il sostituto economico di un brevetto o della registrazione di un marchio

Gli NDA valgono solo per i firmatari. Chiaramente, il tuo fornitore non può essere ritenuto responsabile per quelle altre imprese che utilizzano i “design dei tuoi prodotti”. Come ho appena spiegato, questo è anche ciò che probabilmente accadrà, partendo dal presupposto che il tuo prodotto riscuota successo.

Se vuoi davvero proteggere il tuo prodotto, hai solo due opzioni:

  • La registrazione del marchio: Nome del marchio e logo
  • Brevetti: Design e funzionalità del prodotto 

Puoi ricevere un brevetto solo se il design o la funzione del prodotto sono realmente nuovi ed unici. Pertanto, la maggior parte delle imprese di e-commerce può semplicemente dimenticare la protezione prevista dai brevetti per i loro prodotti.

Ciò che resta è la possibilità di proteggere il tuo marchio che , alla fine, forse è ciò che conta di più, ma questo non ti garantirà il diritto esclusivo di vendere qualcosa che già esiste.

E’ costoso far rispettare gli NDA

Supponiamo che qualcuno in Cina cominci a realizzare in serie e a vendere una replica esatta del tuo prodotto. Molto probabilmente, il tuo fornitore non è tanto stupido da farlo con il nome della propria azienda.

Invece, lo appalta ad un’altra fabbrica di proprietà di un ex-dipendente o di un parente.

In una situazione del genere, saresti costretto a dimostrare che il tuo fornitore ha condiviso queste informazioni con la fabbrica in questione, ma farlo sarà quasi impossibile.

Ora, supponiamo che tu abbia effettivamente colto in flagrante il tuo fornitore e abbia delle registrazioni video del loro manager che si vanta (aggiungi la risata malvagia) di come conquisterà il mondo usando il design del tuo prodotto.

E allora?

Salti sul primo aereo per Shenzhen e ti rivolgi alla stazione di polizia più vicina con il contratto in mano?

Forse potresti inviare un’e-mail davvero arrabbiata?

Conclusione

Per le aziende che hanno  una proprietà intellettuale effettivamente preziosa, nonché le risorse per far rispettare un contratto in Cina, l’NDA può aiutare ad impedire al fornitore di condividere le informazioni sul prodotto durante la fase di sviluppo del prototipo.

Tuttavia, tali società sono anche pienamente consapevoli del fatto che un NDA non è un “brevetto da poveri”. Queste imprese proteggono la loro proprietà intellettuale (PI) in patria e all’estero utilizzando brevetti e registrazioni di marchi che consentono loro di far valere effettivamente la loro PI.

La situazione è differente per le piccole imprese di e-commerce che importano la propria variazione di qualcosa già esistente.

Nella migliore delle ipotesi, l’NDA può dimostrare a un fornitore che devi essere preso sul serio. In questo modo, forse, potrebbe pensarci due volte prima di utilizzare i tuoi progetti. Ma, se lo volesse davvero, potrebbe ancora farlo.

Eppure, molti importatori hanno l’impressione che la principale minaccia provenga dai produttori cinesi, mentre il vero pericolo proviene dalla concorrenza interna.

Alla fine, l’NDA non sostituisce un’adeguata protezione della PI nei mercati di destinazione, né è uno strumento per impedire alla tua concorrenza di vendere prodotti simili.

Quello che puoi tenere per te è il tuo marchio ed  è qui che dovresti concentrare i tuoi sforzi.

 

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    Produzione di tessuti riciclati: la guida completa

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    Sia i marchi di abbigliamento affermati che le startup guardano ai tessuti riciclati come un sistema per distinguersi sul mercato. Detto questo, molti presumono anche che tutti i tessuti riciclati siano ugualmente “eco-sostenibili”, ma non è sempre così.

    In questo articolo, scritto da Shufen Lee, scopri cosa i proprietari dei marchi di abbigliamento e i designer devono sapere su riciclo chimico, riciclo meccanico, poliestere, cotone, rPET, marchi e novità.

    Introduzione

    Il riciclo tessile è un approccio importante, che affronta il problema dei rifiuti tessili e dell’inquinamento causato dall’aumento del consumo e della produzione di massa nella moda veloce.

    In tutto il settore c’è una consapevolezza crescente di quello che è l’impatto ambientale, sociale ed economico dell’attuale sistema lineare del take, make, dispose. Questo modello economico ha prodotto grandi volumi di rifiuti in ogni settore, a partire dall’estrazione delle materie prime, per arrivare alla loro distribuzione e al loro utilizzo.

    L’Ellen MacArthur Foundation  ha stimato che meno dell’1% del materiale utilizzato per produrre abbigliamento viene riciclato  in nuovi abiti. Ciò rappresenta una perdita di materiali per un valore annuale di oltre 100 miliardi di USD.

    Negli ultimi decenni c’è stato un crescente invito all’azione tra le parti interessate, che ha portato e continua a guidare allo sviluppo di prassi migliorate e tecnologie innovative.

    L’obiettivo è passare da un modello lineare ad un sistema circolare rigenerativo, in cui l’utilizzo dei materiali sia conservato e mantenuto all’interno di cicli a circuito chiuso, mentre i rifiuti, l’energia e le emissioni associati siano ridotti al minimo, o vengano gradualmente eliminati.

    Il riciclo riveste un ruolo importante nella transizione verso un sistema circolare. Eppure, sebbene le tecnologie di riciclo esistano da tempo, il riciclo dei tessuti ha cominciato a guadagnare una maggiore consapevolezza e popolarità solo nell’ultimo decennio.

    Fibre su cui spesso ci si concentra per il riciclo

    Lo sapevi che le fibre riciclate più di frequente sono il poliestere e il cotone?

    Questo perché entrambe sono le fibre più comuni prodotte a livello globale. Sulla base del report relativo al mercato dei materiali in fibra preferiti nel 2018, il poliestere e il cotone hanno rappresentato rispettivamente il 51% e il 24,5% della produzione globale di fibre nel 2017.

    Il poliestere è una fibra sintetica e il polietilene tereftalato (PET) ne è la sottoclasse più comune. In genere, i componenti delle materie prime del PET sono derivati dei prodotti petrolchimici. Il cotone, invece, è una fibra naturale che cresce intorno ai semi dell’omonima pianta e contiene principalmente cellulosa, un composto organico che si trova principalmente nelle piante.

    Circuito aperto vs circuito chiuso

    I termini riciclo a circuito aperto e riciclo a circuito chiuso vengono usati frequentemente nel contesto dell’economia circolare. Riciclo a circuito aperto significa che i materiali scorrono verso una filiera diversa. Le bottiglie in PET post-consumo, riciclate per realizzare materiali di riempimento o fibre di poliestere, sono un esempio di riciclo a circuito aperto. Invece, circuito chiuso significa che i materiali vengono riciclati nuovamente in prodotti originali (ad esempio, da bottiglia a bottiglia, da fibra a fibra).

    In genere, il riciclo a circuito aperto presuppone che, a causa del degrado della loro qualità, i materiali vengano trasferiti a cascata verso usi di valore inferiore, ma ciò potrebbe non essere tale in futuro. Infatti, con i continui sviluppi e le costanti innovazioni, i materiali di scarto possono essere trasferiti dove c’è una maggiore domanda e un valore di mercato superiore.

    Tipi di riciclo

    1) Riciclo meccanico

    Prevede la scomposizione meccanica dei rifiuti post-industriali (materiali derivanti dalla lavorazione industriale e commerciale de tessuti, nonché dalla loro produzione), o post-consumo (articoli restituiti o smaltiti dai consumatori) in prodotti dalle proprietà fisiche diverse.

    E’ il tipo di riciclo più comune, la cui tecnologia è stata a lungo consolidata per riciclare non solo il cotone, ma anche le bottiglie in PET in fibra di poliestere.

    Il processo comprende generalmente le fasi seguenti:

    1) Cernita del materiale e del colore

    Spesso i riciclatori meccanici preferiscono le materie prime omogenee, o quasi omogenee, in termini di tipo di fibra e colore (ad esempio, 100% cotone). Pertanto, bisogna fare una cernita manuale in base al tipo di fibra e di colore, per garantire che i tessuti ricevuti dai commercianti di stoffe soddisfino le specifiche delle materie prime. La cernita per colore elimina anche la necessità di dover ritingere i tessuti.

    2) Trazione o sminuzzamento

    Gli accessori in metallo, come bottoni e cerniere,  potrebbero interferire con il processo di riciclo, pertanto vengono rimossi. Successivamente, il tessuto passa attraverso numerosi cilindri pieni di punte acuminate, che scompongono il tessuto in fiocchi di cotone sottile.

    3) Combinazione

    A causa della degradazione della fibra durante il processo di estrazione e triturazione, le fibre recuperate sono spesso più corte dei loro equivalenti vergini. Pertanto, vengono combinate con fibre vergini per migliorare le proprietà del filato riciclato finale.

    4) Cardatura

    E’ il processo di allineamento delle fibre tramite pettinatura, per produrre una fettuccia di cotone chiamata nastro che può essere poi filato.

    5) Filatura

    E’ il processo per produrre il filato. Alcune fibre non vengono trasformate in filati, dal momento che vengono compresse per realizzare prodotti non tessuti destinati alla produzione di cuscinetti isolanti e materiali di riempimento. Downcycling è il nome di questa pratica di recupero e di riutilizzo come prodotto di valore inferiore.

    6) Tessitura

    E’ il processo che converte il filato in tessuto.

    Altre informazioni

    Nel caso delle fibre sintetiche come il poliestere, le bottiglie in PET post-consumo sono la materia prima più comune, utilizzata per realizzare meccanicamente il poliestere riciclato. Le bottiglie in PET vengono triturate, fuse in palline e, successivamente, sottoposte ad estrusione per essere lavorate come fibre nuove.

    Per quanto il riciclo meccanico possa sembrare facile, la maggior parte degli attuali sistemi di recupero dei rifiuti tessili post-consumo è, in realtà, un processo di downcycling. Ad esempio, le bottiglie in PET, che generalmente hanno una determinata  viscosità intrinseca (IV), ovvero una proprietà fisica che riflette la resistenza alla trazione del materiale, vengono spesso riciclate in filati di PET dal valore di viscosità intrinseca (IV) inferiore.

    La degradazione della fibra si verifica anche con il riciclo meccanico da fibra a fibra. Pertanto, il materiale riciclato meccanicamente potrebbe non poter essere riciclato tante volte, dal momento che ogni volta la sua qualità degrada ulteriormente. Di conseguenza, è spesso legato a materiali di valore “inferiore” (materiali meno sensibili alle fibre più corte), come i prodotti non tessuti, utilizzati per realizzare i materiali di riempimento e gli isolanti.

    Tuttavia, si segnala che i metodi di riciclo meccanico sono stati gradualmente perfezionati, per produrre fibre di qualità sufficiente per essere considerate come lavorazione a ciclo chiuso da fibra a fibra, piuttosto che come downcycling.

    Alcuni dei processi meccanici da fibra a fibra più raffinati per il riciclo del cotone possono produrre fibre di cotone dal 25% al 30% più corte della fibra vergine.

    Uno degli ostacoli  è rappresentato dal fatto che la maggior parte dei rifiuti dei consumatori è composta da materiali misti e le diverse miscele devono essere separate prima del loro riciclo. A questo punto, non è possibile separare meccanicamente i vari tipi di fibra, pertanto la maggior parte dei riciclatori accetta solo materiali omogenei al 100% (provenienti da raccoglitori per il riciclo meccanico a circuito chiuso). Tuttavia, se l’obiettivo del riciclo è quello di realizzare  prodotti non tessuti, tale requisito potrebbe non essere applicabile.

    2) Riciclo chimico

    Prevede quei processi in cui la struttura chimica del materiale di scarto viene prima depolimerizzata o scomposta nei suoi componenti costitutivi (monomeri, oligomeri o altri intermedi) , per poi essere ripolimerizzata in materiale vergine.

    Questo processo può essere eseguito su fibre cellulosiche (fibre di origine vegetale come il cotone), o sintetiche (poliestere e nylon), oppure su un misto di cotone e poliestere (policotone).

    Il riciclo chimico ha la capacità di riportare i materiali di scarto sintetici alla stessa qualità fisica dei loro equivalenti in fibra vergine. Tuttavia, il riciclo chimico della fibra naturale non converte i materiali di scarto in materiale vergine. Questo spesso comporta prima la conversione dei cascami di cotone in polpa disciolta, poi la miscelazione con altri prodotti a base di polpa di origine vegetale prima della loro trasformazione in filati rigenerati. Ciò si traduce in materiali cellulosici artificiali (MMC) con proprietà fisiche migliorate che, pertanto, consentono il riciclo dei materiali post-consumo oltre alla diversione dei rifiuti dalle discariche.

    Attualmente, il riciclo chimico eseguito sulle fibre cellulosiche sta progredendo, mentre il riciclo chimico dei sintetici (poliestere e nylon) comprende già alcuni sviluppi su vasta scala, anche se è limitato a pochi fornitori.

    Le prime fasi del riciclo chimico sono molto simili a quelle del riciclo meccanico che comprende la cernita, la preparazione e la triturazione o frammentazione. Le fasi successive sono:

    1) Scioglimento della fibra

    La proprietà solvente viene utilizzata per concentrare selettivamente i solventi cellulosici e/o delle fibre sintetiche. Quando si recuperano due prodotti, vengono utilizzati due solventi: uno per tipo di fibra, per ciascuna delle frazioni della cellulosa e del poliestere.

    2) Separazione

    Ovvero la separazione del solvente cellulosico e/o della frazione sintetica da altre frazioni per un’ulteriore lavorazione. Altre frazioni possono contenere qualsiasi tipo di fibra non oggetto del processo di riciclo chimico, nonché  altri materiali, compresi i prodotti chimici di finitura e i coloranti. Attualmente, alcuni coloranti vengono eliminati nelle frazioni di scarto e sono inviati alle discariche, anche se attualmente ci sono numerosi sviluppatori che cercano di recuperare i coloranti dal processo.

    3) Recupero

    a) Processo di recupero dei sintetici

    Il recupero impone la ripolimerizzazione, seguita da un’ulteriore elaborazione. I polimeri recuperati possono quindi essere lavorati sotto forma di stato solido (resine) o di fibre. Il vantaggio del recupero del polimero è che le sue proprietà fisiche possono essere mantenute o alterate per consentire l’upcycling dei materiali.

    b) Processo di recupero della cellulosa

    Le fibre cellulosiche vengono recuperate come pasta dissolvibile, che può essere utilizzata direttamente nel processo di filatura ad umido, altrimenti può essere essiccata per essere venduta  ai produttori di filati rigenerati. Tuttavia, il recupero della cellulosa produce fibre simili alla viscosa e non restituisce il materiale al suo equivalente vergine.

    c) Recupero dei solventi

    I solventi vengono recuperati per essere utilizzati nei cicli futuri. Per ragioni ambientali e di costo, i processi chimici sono stati ideati per catturare e conservare i solventi e per ridurre al minimo gli sprechi e le emissioni. Si dice che la perdita di solvente sia compresa tra lo 0,6% e l’1% per ciclo nell’elaborazione a blocchi.

    4) Ripetizione dei processi indicati sopra (fasi da 1 a 3)

    Per rimuovere completamente i contaminanti ed aumentare la purezza/qualità delle fibre recuperate, potrebbero essere necessari ripetuti cicli di scioglimento e recupero. Infatti, durante il processo di scioglimento, alcuni reagenti e taluni coloranti possono rimanere chimicamente legati alla fibra.

    5) Filatura

    E’ il processo per produrre il filato.

    6) Tessitura

    E’ il processo che converte il filato in tessuto.

    Altre informazioni

    Nella comunità tessile è piuttosto comune definire il sistema di riciclo ideale come quello in cui i tessuti rigenerati vengono riconvertiti in filati vergini di qualità, per produrre nuovi tessuti attraverso il riciclo da fibra a fibra. Il riciclo chimico è l’unica tecnologia in grado di realizzare veramente questa idea, perché riesce a rimuovere tutti i componenti indesiderati, i coloranti, i trattamenti di superficie e gli altri prodotti chimici ausiliari utilizzati nella produzione tessile.

    I materiali di scarto con un alto grado di contaminazione e di degrado fisico, precedentemente rifiutati dai riciclatori meccanici, possono ora essere riciclati chimicamente.

    Per i materiali PET, il riciclo chimico può anche affrontare una delle sfide del riciclo meccanico: soddisfare i requisiti di viscosità intrinseca (IV) più elevati. Ricomincia così  il ciclo con la produzione di resine riciclate di qualità vergine che possono presentarsi allo stato solido, in modo da soddisfare la viscosità intrinseca (IV) necessaria per qualsiasi specifica applicazione finale.

    Inoltre, il PET riciclato è scettico riguardo alla forma o alla funzione del polimero. Infatti, il polimero recuperato può presentarsi sotto forma di stato solido, per essere riconvertito in bottiglie, o sotto forma di fibre di PET, per essere trasformato in filati di poliestere.

    Il processo di recupero chimico ha anche il potenziale per assorbire varie miscele di fibre dai rifiuti tessili postindustriali o post-consumo, sebbene tutto ciò sia ancora in fase di sviluppo. La maggior parte dei tessuti sono in misto policotone. Essere in grado di gestire le fibre miste per realizzare più di un prodotto è davvero importante.

    Attualmente, la materia prima minima richiesta per il riciclo chimico da fibra a fibra del poliestere è almeno del 70-80% per i materiali PET e del 100% di fibre non miste per il cotone e il nylon. E’ solo questione di tempo prima che il processo di recupero chimico sia in grado di separare qualsiasi quantità di fibra mista, consentendo così il riciclo di una percentuale maggiore di tessuto.

    Tuttavia, non tutte le fibre possono essere recuperate chimicamente. Infatti, non si fa il recupero chimico delle fibre di origine animale come la lana o il cashmere. Le fibre di lana sono relativamente lunghe e, pertanto, sono adatte al riciclo meccanico. Sono in corso ricerche sul recupero della proteina della cheratina dalle fibre animali, ma l’obiettivo è quello di convertirla all’uso in altre applicazioni come i biomateriali, le resine e i collanti.

    Inoltre, il Nylon 6-6, che è uno dei polimeri più comuni presenti nella fibra di nylon, non può essere riciclato chimicamente. Il nylon 6-6 e il nylon-6 costituiscono circa l’85% del materiale di nylon utilizzato. Il nylon 6-6 è un monomero più complesso del nylon 6 e il suo recupero chimico è più laborioso, in quanto potrebbe richiedere una quantità maggiore di reagenti. Attualmente il nylon 6-6 può essere riciclato solo meccanicamente, mentre uno dei metodi indicati sopra può essere utilizzato per recuperare il nylon 6.

    Esempi di fornitori disponibili in commercio per il riciclo meccanico e chimico

    Fibra Riciclo meccanico Riciclo chimico
    Poliestere Hyosung (Corea): Filato di poliestere RegenTM che ha recentemente ottenuto l’Eco-Mark dalla Japan Environment Association ed è anche certificato GRS Far Eastern New Century (Taiwan): Prodotti riciclati Topgreen® certificati GRS e Oeko-Tex, lavorati al 100% in poliestere riciclato post-consumo
    Ganesha Ecosphere Limited (India): Fornitore leader di rPET in India, continua ad espandere le sue capacità di produzione di rPET in altre aree del Paese Polygenta (India): Tecnologia brevettata ReNewTM in grado di depolimerizzare le bottiglie in PET post-consumo in filati. In piena produzione dal 2012
    Polylana (USA): La fibra in fiocco Polylana® è composta da una miscela brevettata di palline di poliestere e di scaglie di rPET entrambe modificate Teijin (Giappone): Il sistema di recupero ECO CIRLETM è in grado di separare e di eliminare gli additivi e i coloranti non solo dalle bottiglie in PET, ma anche da altri prodotti in poliestere
    Cotone Hilaturas Ferre (Spagna): Filato Recover® realizzato senza coloranti aggiunti. 50% di cotone riciclato misto ad altri materiali (rPET, acrilico, cotone biologico vergine, TENCEL®) Lenzing (Austria) : Fibra di lyocell TENCEL x RefibraTM realizzata con il 30% di materiali riciclati da scarti di cotone post-industriale
    Giotex (Messico,USA): Gli scarti precolorati di cotone post-industriale  vengono utilizzati per produrre il filato GiotexTM con il 75% di misto cotone riciclato Asahi Kasei’s Bemberg (Giappone): Fibra di cupro BembergTM composta al100% da cotone linter, un residuo post-industriale della lavorazione del cotone
    Nylon Unifi (USA): Il 100% degli scarti post-industriali viene utilizzato per produrre scaglie di Nylon-6 REPREVE® attraverso un processo di estrusione e testurizzazione Aquafil (Italy): Il filato ECONYL® è un nylon riciclato al 100%, prodotto dalla lavorazione degli scarti post-industriali e di consumo (reti da pesca, tappeti e scarti tessili), partendo dal suo monomero di base chiamato caprolattame

     

    Lana Geetanjali Woolens (India): Filati realizzati principalmente con lana riciclata e con miscele di lana vergine o fibre sintetiche vergini Non ancora disponibile in commercio

    Sfide del riciclo meccanico e chimico

    Attualmente, le tecnologie di riciclo chimico non sono in fase di commercializzazione. Il riciclo meccanico, invece, esiste da tempo ed è stato utilizzato soprattutto per il PET e il cotone. Nonostante ciò, il riciclo dei tessili non è un processo ampiamente adottato. Uno dei motivi è la difficoltà di dimostrare l’efficacia dei costi su larga scala.

    Per rimanere competitivi sul mercato, i tessuti riciclati non dovrebbero essere visti come prodotti premium. Infatti, i materiali vergini sono spesso più economici dei materiali riciclati: questo genera un mercato debole dei materiali riciclati.

    In Cina tutto è peggiorato nel 2018 a causa del divieto di importazione di diversi tipi di rifiuti solidi come le bottiglie di plastica e i rifiuti tessili. Poiché la Cina ha la più alta capacità produttiva di PET, questo divieto ha comportato una minore produzione di poliestere riciclato ed ha aumentato la produzione di PET vergine.

    Molte aziende hanno già trasferito la produzione dei ricicli in altri Paesi asiatici e, come reazione al divieto, i prezzi del poliestere riciclato sono già aumentati. A lungo termine, tuttavia, ciò potrebbe aiutare le aziende ad accelerare la ricerca di soluzioni migliori, ad espandere le infrastrutture nazionali di riciclo e a modificare il comportamento dei consumatori.

    Inoltre, è difficile ottenere finanziamenti per le innovazioni della commercializzazione su larga scala, soprattutto quando la domanda di fibra riciclata è ancora bassa. Un’elevata qualità costante dei prodotti, la richiesta di fibre riciclate e i prezzi competitivi per la redditività su larga scala sono fondamentali per determinare il successo di questo progetto. Tutto ciò richiede un atto di fiducia da parte degli investitori perché, se manca uno di questi fattori, ne risente la probabilità di successo dell’implementazione.

    Un altro problema comune è la difficoltà incontrata dai riciclatori nel raccogliere i materiali di scarto da numerose fonti e nell’ottenere il volume di materia prima necessario per realizzare le economie di scala. Pertanto, è importante che il coordinamento lungo la catena di approvvigionamento stimoli l’adozione e lo sviluppo di sistemi di riciclo dei tessili. Il coordinamento comprende la determinazione della provenienza delle materie prime e la creazione di un’infrastruttura della catena di approvvigionamento con le reti di fornitori.

    Avere una solida rete di fornitori può anche garantire che i raccoglitori sappiano a chi rivolgersi per trasferire i materiali di scarto indesiderati. I riciclatori possono anche raccogliere più fonti di materie prime disponibili all’interno di una determinata regione, al fine di ridurre i costi di trasporto dei materiali.

    Per creare una maggiore domanda, è importante aumentare la consapevolezza tra l’industria e i consumatori. Per fare tutto ciò, è importante coinvolgere tutti a sostenere questa buona causa.

    Il trasferimento delle conoscenze tra le competenze e le diverse parti interessate è un ottimo avvio, atto ad aumentare la comprensione dei progressi e dei vincoli relativi alle attuali tecnologie di riciclo.

    Ad esempio, la tavola rotonda rPET organizzata da Textile Exchange (un’organizzazione no-profit  globale che lavora a stretto contatto con i membri per guidare la trasformazione del settore in pratiche sostenibili) è una rete globale multi-stakeholder che comprende singoli membri, aziende e organizzazioni. I membri si incontrano praticamente ogni mese e ogni anno, con l’obiettivo di facilitare maggiori livelli di comprensione e la costruzione di soluzioni verso una maggiore diffusione del poliestere riciclato.

    Ricerca e sviluppo continui verso le economie di scala

    Innovazioni nell’ordinamento

    Attualmente, il riciclo dipende da un’enorme manodopera atta a separare e gestire i vari flussi dei rifiuti tessili. Ciò comprende la caratterizzazione, l’identificazione e la separazione dei componenti costitutivi (ad esempio, finiture, bottoni, cerniere e fili), le miscele delle fibre, nonché i coloranti e le sostanze chimiche. Per un riciclo più efficiente, vi è una crescente necessità di sviluppare lo smistamento automatizzato e l’identificazione delle fibre, per massimizzare il valore della frazione riciclabile.

    Varie tecnologie di smistamento ottico, come un approccio spettroscopico, sono state esaminate e sono attualmente in fase di sviluppo, oppure sono molto vicine alla fase dell’adozione commerciale. Ad esempio:

    Progetto Fibersort: Fibersort è una tecnologia che utilizza la spettroscopia nel vicino infrarosso (NIRS) per smistare automaticamente grandi volumi di tessuti misti post-consumo in 45 frazioni diverse in base alla composizione e al colore delle fibre. La tecnologia di selezione ora può smistare ad una velocità di circa 900 kg di tessuti post-consumo all’ora. Circle Economy, Valvan Baling Systems, ReShare, Procotex, Worn Again e Smart Fibersorting stanno collaborando alla commercializzazione di Fibersort.

    The Hong Kong Research Institute of Textiles and Apparel (HKRITA): La cernita dei colori viene eseguita automaticamente dal robot SCARA che utilizza algoritmi di visione avanzata. Questa tecnologia può essere utilizzata per ordinare fino a dieci colori e posizionarli in contenitori diversi. I veicoli a guida automatizzata (AGV) trasportano poi i container di diverso colore in un sistema di stoccaggio intelligente il quale, ad ogni ricevimento di un ordine, può recuperare il numero corrispondente dei contenitori per effettuare un’ulteriore elaborazione.

    Innovazioni nella separazione dei tipi di fibra

    Molti tessuti presenti sul mercato sono miscele di due o più diversi tipi di fibre strettamente intrecciate tra loro. Il policotone, la fibra mista più comune, unisce cotone e poliestere. Per riciclare sia il poliestere che il cotone componenti questa miscela, il processo di riciclo deve prima separarli. Farlo meccanicamente non è facile, ma lo si può fare chimicamente. Tuttavia, ci sono ancora molte ricerche e test da completare prima del lancio su vasta scala. Se la tecnologia per separare i diversi tipi di fibre è fattibile, i riciclatori potrebbero acquistare un volume maggiore di materia prima, poiché non devono fare affidamento esclusivamente sul cotone/poliestere al 100%. Ecco alcuni esempi di innovazioni in questo settore:

    Worn Again (UK): Il processo di scioglimento può mirare selettivamente e dissolvere i polimeri (PET e cellulosa ricavata dal cotone). La materia prima può contenere fino al 20% di altre fibre come, ad esempio, lana, nylon, elastan, eccetera. Nel processo vengono rimossi anche i contaminanti come coloranti e sostanze chimiche.

    HKRITA (Hong Kong): HKRITA ha sviluppato un trattamento chimico idrotermale che utilizza solo calore, acqua e meno del 5% di sostanze chimiche biodegradabili per decomporre selettivamente il cotone in polveri di cellulosa, consentendo così la separazione delle fibre di poliestere dalle fibre miste. In questo modo, si può ottenere un tasso di recupero delle fibre di poliestere pari ad oltre il 98% in un periodo di tempo che va dai 30 minuti alle 2 ore.

    CARBIOS (France): CARBIOS ha sviluppato un approccio innovativo nell’impiego de gli enzimi per consentire la depolimerizzazione specifica di un singolo polimero (ad esempio, il PET) contenuto in varie materie plastiche da riciclare. Al termine di questa fase, i monomeri risultanti dal processo di depolimerizzazione verranno purificati, con l’obiettivo di ripolimerizzarli.

     Notizie su Shufen Lee

    Shufen Lee vive dal 2007 a Toronto ed ha conseguito la laurea in Matematica presso l’Università di Waterloo.

    Attualmente è una collaboratrice di ricerca indipendente presso Asiaimportal (HK) Limited.

     

     

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      Guida per gli importatori alle norme EN, di Ferry Vermeulen

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      Ferry Vermeulen

      Quando si vendono i prodotti nell’Unione Europea, la comprensione delle norme EN, o norme armonizzate, è parte integrante della garanzia della conformità. In questo articolo, Ferry Vermeulen di INSTRKTIV spiega cos’è una norma EN e cosa devi sapere per esser certo che i tuoi prodotti siano pienamente  conformi.

      1. Cos’è una norma EN?

      Le EN sono norme sviluppate da un istituto di standardizzazione incaricato dalla Commissione Europea e hanno lo scopo di soddisfare uno o più requisiti essenziali obbligatori di una specifica direttiva europea.

      I prodotti che soddisfano i requisiti delle norme armonizzate [vigenti in tutti gli Stati membri nell’Unione Europea] beneficiano della presunzione di conformità ai corrispondenti requisiti essenziali.

      In generale, le norme armonizzate hanno i seguenti contenuti:

      Ambito – Descrive il campo di applicazione della norma.

      Riferimento normativo – Elenca le normative utilizzate, essenziali per la corretta applicazione della norma.

      Termini e definizioni – Descrive i termini e le definizioni utilizzati.

      Requisiti – Fornisce i requisiti dettagliati su come soddisfare i requisiti del prodotto più generali della relativa direttiva.

      Avvertenze, indicazioni e istruzioni – Descrive come istruire correttamente gli utenti sui rischi del prodotto e dà loro informazioni sulle sue caratteristiche principali.

      Metodi di test – Descrive come verificare se un prodotto soddisfa i requisiti e come documentarlo per il fascicolo tecnico.

      2. Dove posso trovare le norme EN online?

      Sebbene le direttive siano obbligatorie e vi si possa accedere liberamente tramite il sito web della Commissione Europea, le norme sono volontarie e devono essere acquisite.

      Le puoi trovare, ad esempio, tramite i siti web di ISO, IEC, DIN o BS.

      3. La conformità a tutte le norme EN è obbligatoria?

      Non è sempre necessario soddisfare tutti i requisiti di una direttiva comunitaria, pertanto potresti non dover rispettare sempre tutte le norme EN.

      Quando si esegue il processo di marcatura CE, devi prima identificare le direttive e le normative che si applicano al tuo prodotto. Successivamente, puoi identificare i requisiti applicabili sia delle direttive che alle normative.

      E ancora, le norme non sono obbligatorie, ma il loro rispetto crea una presunzione di conformità ai corrispondenti requisiti essenziali delle direttive.

      4. Come faccio a sapere se un determinato prodotto (compreso il mio design) è conforme ad una determinata norma EN?

      Quando fai il design del tuo prodotto, il modo migliore per evitare insidie è quello di studiare prima tutte le norme armonizzate pertinenti disponibili. Tra le altre cose, le norme forniscono requisiti sul design e sulle caratteristiche del prodotto.

      Conoscere quali sono i requisiti tecnici sarà un buon punto di partenza per il tuo processo di design. In altre parole: quando vuoi progettare o realizzare un prodotto conforme, l’impiego delle norme armonizzate è la cosa migliore che puoi fare.

      Se vuoi sapere se il tuo prodotto importato è conforme ad una norma, dovresti effettuare una valutazione della conformità. In molti casi e per molti prodotti ti è consentito svolgere personalmente il test e la valutazione.

      In alcuni casi, il test deve essere svolto da un Organismo Notificato e, per stabilire come farlo, consulta le direttive pertinenti.

      Anche se potresti essere autorizzato a svolgere i test da solo, non tutti hanno l’abilità tecnica per farlo in autonomia. In tal caso, puoi chiedere supporto a un istituto preposto allo svolgimento dei test.

      Le norme armonizzate descrivono come deve essere condotto un test.

      La Direttiva sulla Sicurezza dei Giocattoli, ad esempio, impone che i bordi dei giochi vengano progettati in modo tale da ridurre il più possibile i rischi di lesioni fisiche provocate per contatto.

      Tale requisito può essere un punto di partenza per il tuo progetto, oppure, nel caso di un prodotto [ODM] importato, può essere una cosa da verificare (e da dimostrare nel tuo fascicolo tecnico tramite delle foto).

      Inoltre, la direttiva impone che i giocattoli e le loro parti “devono avere la resistenza meccanica necessaria e, se del caso, la stabilità per resistere alle sollecitazioni a cui sono sottoposti durante l’uso, senza rompersi o diventare soggetti a deformazione con il rischio di causare lesioni fisiche”.

      Per soddisfare tale requisito, si è provveduto a sviluppare la norma EN 71-1. Si può dimostrare la conformità a questa norma mediante autotest o facendo testare il prodotto da un istituto preposto.

      5. Come faccio a sapere quali norme EN si applicano a un determinato prodotto?

      Esiste un gran numero di norme che vengono costantemente ritirate, sviluppate o aggiornate, pertanto un unico elenco chiaro di tutte le norme disponibili semplicemente non esiste. Per trovare le norme che potrebbero essere utilizzate per sviluppare o il testare il tuo prodotto, prova le seguenti risorse:

      • Il sito web della Commissione Europea. Seleziona un gruppo di prodotti e vedi se, nella pagina successiva, vengono elencate alcune norme pertinenti.
      • Sito web degli istituti di normalizzazione come DIN, BS, ISO, IEC, NEN e SIS, utilizzando parole chiave o numeri.
      • Norme su Google
      • Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea.

      Quando hai trovato una norma che potrebbe essere applicabile al tuo prodotto, assicurati di controllarne l’Ambito (capitolo 1), per verificare se si applica effettivamente al tuo prodotto.

      6. E’ normale che a un determinato prodotto si applichi più di una norma EN?

      In genere, una norma EN riguarda uno o più requisiti essenziali di una direttiva, ma non tutti.

      Per soddisfare tutti i requisiti essenziali, assicurati sempre di aver trovato tutte le norme pertinenti.

      7. Qual è la differenza tra le norme EN e ISO?

      La  ISO è una norma sviluppata dall’istituto di standardizzazione ISO, mentre la norma EN è denominata come tale quando viene armonizzata dalla Commissione Europea.

      Una norma può essere sviluppata da ISO: ne è un esempio la ISO 12000-1. Quando la norma sarà stata presentata e approvata dagli Stati membri, verrà pubblicata dalla Commissione Europea.

      Da quel momento in poi la norma è armonizzata: ciò significa che gli Stati membri devono adottare tali norme, ritirando quelle confliggenti.

      La norma viene quindi denominata EN-ISO XXXXX e, quando uno Stato membro la traduce nella propria lingua, viene nominata ad esempio DIN EN ISO XXXXX o BS EN ISO XXXXX.

      8. Qual è la differenza tra le norme EN e le direttive nell’Unione Europea (ad esempio, la Direttiva sulla Bassa Tensione)?

      La norma EN è un metodo per soddisfare i requisiti delle direttive comunitarie. Le direttive sono obbligatorie, le norme sono volontarie.

      La norma è il sistema per utilizzare la tecnologia più moderna allo stato dell’arte, per soddisfare da un punto di vista tecnico i requisiti essenziali (e più generali) delle direttive.

      Pertanto, non è obbligatorio rispettare le norme elencate in una determinata direttiva. Ma, così facendo, crei una presunzione di conformità.

      Quando hai un metodo diverso per conformarti ai requisiti della direttiva piuttosto che seguire le norme, sei libero di farlo.

      Considera le norme EN come un database di soluzioni utili a soddisfare i requisiti.

      Notizie su  Instrktiv.com

      INSTRKTIV offre supporto alle aziende nel processo di marcatura CE e aiuta i propri clienti a redigere le istruzioni per l’uso conformi. In qualità di direttore, Ferry parla regolarmente nelle conferenze e ha un blog sulla sicurezza dei prodotti. Leggi il suo ultimo articolo sulla creazione dei manuali d’uso conformi.

       

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        Ispezioni e audit di fabbrica in Cina: la guida completa

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        Hai trovato un fornitore sul web, ma non sei sicuro che sia tutto ciò che dice di essere? Le ispezioni di fabbrica, che puoi prenotare facilmente online, possono mettere degli uomini in campo per verificare cosa accade effettivamente dietro i cancelli di una fabbrica.

        In questo articolo scopri tutto ciò che gli importatori e i venditori su Amazon dovrebbero sapere sulle ispezioni di fabbrica:

        • Cos’è un’ispezione di fabbrica?
        • Cosa non è previsto in un’ispezione di fabbrica?
        • In che modo un’ispezione o una verifica di fabbrica possono aiutare la mia attività?
        • In quale fase dovremmo prenotare un audit di fabbrica?
        • Quanto costa un audit di fabbrica?
        • Possiamo visitare noi stessi la fabbrica?
        • Quanto tempo prima dobbiamo prenotare l’ispezione?
        • Qual è la differenza tra un controllo qualità e un’ispezione di fabbrica?
        • Dovremmo sempre prenotare un’ispezione di fabbrica prima di scegliere un fornitore?

        Contenuti bonus

        • Elenco delle società che effettuano audit di fabbrica
        • Report esemplificativo di un’ispezione di fabbrica (PDF)

        Cos’è un’ispezione di fabbrica?

        Come suggerisce il nome, l’ispezione di fabbrica ha luogo in un impianto di produzione per valutare le sue procedure interne di gestione della qualità e per comprendere la sua capacità produttiva. In genere, la fabbrica riceve un punteggio da 1 a 100, dove 1 è il punteggio più basso e 100 il più alto.

        Un fornitore con un punteggio più alto ha meno probabilità di avere gravi problemi di qualità. Questa, ovviamente, non è una garanzia, ma almeno è meglio che tirare a indovinare.

        In sostanza, un’ispezione di fabbrica ha lo scopo di rispondere a queste domande:

        • Questa fabbrica è specializzata nella realizzazione del giusto tipo di prodotti?
        • Hanno procedure di controllo qualità accettabili?
        • Che tipo di macchinari hanno?

        Inoltre, il rapporto di un’ispezione di fabbrica può comprendere anche queste informazioni:

        • Clienti importanti
        • Totale dei dipendenti
        • Numero di personale di alto livello
        • Orario operativo
        • Turni
        • Mesi di picco di produzione
        • Prodotti principali
        • Subappaltatori
        • Processo produttivo
        • Elenco dei macchinari

        Le ispezioni di fabbrica tendono a seguire questo processo:

        • Ispezione in magazzino dei materiali in entrata
        • Ispezione della catena di montaggio
        • Ispezione interna delle stazioni del controllo qualità
        • Ispezione dell’imballaggio dei prodotti
        • Ispezione della conservazione e della riparazione delle unità difettose
        • Ispezione del magazzino dei prodotti finiti

        Cosa non è previsto in un’ispezione di fabbrica?

        A differenza del controllo qualità, un’ispezione di fabbrica non valuta la qualità del prodotto, dal momento che questo generalmente avviene prima che un acquirente effettui un ordine. Pertanto, non ci sono prodotti da controllare.

        Inoltre, le ispezioni di fabbrica non prendono generalmente in considerazione la conformità sociale e le pratiche ambientali, poiché l’audit si concentra interamente sui processi di gestione della qualità e sulla capacità produttiva.

        Detto questo, esistono altri tipi di audit di fabbrica che prendono in considerazione sia le norme ambientali che le condizioni di lavoro.

        In che modo un’ispezione o un audit di fabbrica possono aiutare la mia attività?

        Un’ispezione di fabbrica ha lo scopo di valutare un fornitore prima che ti impegni ad acquistare da lui dei campioni di prodotto o a effettuare un ordine più grande. In quanto tale, l’ispezione di fabbrica può aiutarti a filtrare i “cattivi fornitori”, o può aiutarti a selezionare un fornitore con standard più elevati.

        A che punto dovremmo prenotare un audit di fabbrica?

        Dovresti prenotare l’audit prima di ordinare dei campioni di prodotto o prima di effettuare un ordine. Tuttavia, ti consiglio di attendere fino a quando non avrai contattato il fornitore per chiedergli un preventivo.

        Quanto costa un audit di fabbrica?

        In genere, un’ispezione di fabbrica costa circa 300 USD. Questo prezzo fa riferimento all’ispezione di un giorno che, per la maggior parte delle fabbriche, è sufficiente. Ma tieni presente che un ispettore può visitare solo una fabbrica al giorno: ciò significa che devi pagare (circa) 300 USD per ciascun fornitore che vuoi far verificare.

        Possiamo visitare noi stessi la fabbrica?

        Sì, puoi visitare la fabbrica da solo, cosa che, ad un certo punto, ti consiglio vivamente di fare.

        Detto questo, la valutazione di una fabbrica richiede un protocollo rigoroso, gestito dalle mani di un professionista esperto. Ho visitato centinaia di fabbriche in Asia, ma faccio fatica a valutare un fornitore  con precisa sicurezza.

        In qualità di acquirente, dovresti visitare la fabbrica per i seguenti motivi:

        • Conferma dei materiali, dei colori e degli altri dettagli del prodotto
        • Conferma dei termini dell’ordine
        • Negoziazione dei prezzi

        Ma è meglio lasciare le valutazioni rigorose nelle mani di professionisti.

        Quanto tempo prima dobbiamo prenotare l’ispezione?

        Ti consiglio di prenotarla con almeno una settimana di anticipo. Inoltre, l’ispezione non dovrebbe sorprendere il fornitore.

        Qual è la differenza tra un controllo qualità e un’ispezione di fabbrica?

        L’ispezione di fabbrica si concentra sulla valutazione dei processi di qualità interni dei fornitori e delle capacità produttive. Ma i prodotti non vengono coinvolti.

        D’altra parte, un controllo qualità non valuta la fabbrica stessa, ma si concentra solo sulla qualità dei prodotti.

        Dovremmo sempre prenotare un’ispezione di fabbrica prima di decidere un fornitore?

        Anche se sostengo sempre che l’ispezione della qualità prima della spedizione sia obbligatoria, non importa per quanto tempo hai lavorato con il fornitore, dal momento che non reputo così indispensabili le ispezioni di fabbrica.

        Questo perché che ci sono altri metodi per valutare le capacità di un fornitore:

        • Certificazione ISO 9001
        • Certificazione del prodotto
        • Precedenti audit di fabbrica
        • Capitale sociale

        Inoltre, il costo di un audit moltiplicato per 10 fornitori, numero normale in una fase del loro approvvigionamento, è piuttosto elevato per una piccola impresa. Nel frattempo, il controllo qualità coinvolge solitamente un solo fornitore.

        Elenco delle società che svolgono gli audit di fabbrica

        Segue una panoramica delle società che propongono le ispezioni di fabbrica in Cina e in altri Paesi asiatici:

        • Sofeast.com
        • InTouch Manufacturing Services
        • QIMA.com
        • Bureau Veritas
        • Asia Quality Focus
        • V-Trust
        • SGS
        • Intertek

        Report campione di un’ispezione di fabbrica

        Report campione di un’ispezione di fabbrica presso Softeast.com (clicca sull’immagine)

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          Tutto ciò che gli importatori devono sapere sui termini di pagamento di Alibaba.com

          Pubblicato il Lascia un commento

          I termini di pagamento di Alibaba.com consentono agli importatori negli Stati Uniti di ordinare i prodotti versando in anticipo un piccolo acconto (generalmente pari al 30% del valore dell’ordine), per poi saldare (in genere il 70%) fino a 60 giorni dopo.

          Invece di costringerle vincolare il capitale fin dall’inizio, questo servizio di dilazione del pagamento aiuta le piccole imprese a gestire e a migliorare il proprio flusso di cassa.

          Il processo di richiesta è semplice, veloce e si volge interamente online. Non è necessario presentare scartoffie, o attendere settimane per ricevere l’approvazione, così come accade normalmente quando le piccole imprese cercano di ottenere i prestiti per finanziare le importazioni dei prodotti.

          Continua a leggere e scopri i termini di pagamento di Alibaba.com in questa sessione di domande e risposte con l’ufficio di Alibaba a New York.

          Quali sono i principali vantaggi dell’utilizzo dei termini di pagamento di Alibaba.com?

          Ecco alcuni esempi:

          Facile processo di richiesta. Per cominciare, l’acquirente deve compilare un modulo online di due pagine. La richiesta non influisce mai sull’affidabilità creditizia.

          Flusso di cassa migliorato. Richiede fino a 60 giorni per pagare gli ordini. Talvolta,  gli acquirenti sono tenuti a pagare per intero prima che i loro prodotti vengano spediti. Con i termini di pagamento di Alibaba.com gli acquirenti hanno tempo e opzioni su come gestire il proprio denaro.

          Nessun costo per l’utilizzo del servizio. Se l’acquirente restituisce in tempo l’importo previsto dai termini di acquisto, l’utilizzo dei termini di pagamento di Alibaba.com è gratuito.

          Risparmio sulle commissioni di transazione.  Quando si effettuano transazioni con la carta di credito, Alibaba.com addebita una commissione del 2,95% mentre, quando ci si avvale di altri metodi di pagamento come il bonifico telegrafico(TT) o i pagamenti ACH, si applicano commissioni diverse. Quando si utilizzano i termini di pagamento di Alibaba.com, le transazioni non prevedono alcun costo.

          Come funzionano i termini di pagamento di Alibaba.com?

          Ecco come funzionano:

          • L’acquirente interessato visita la pagina di destinazione dei termini di pagamento di Alibaba.com. Lì si possono trovare maggiori informazioni sul servizio e sui termini e, successivamente, si può inoltrare la richiesta (tramite desktop, cellulare)
          • L’acquirente interessato compila un modulo di richiesta semplice e veloce e lo invia per la revisione.
          • Gli acquirenti con una linea di credito consolidata possono ricevere subito l’esito della decisione, altrimenti ci vogliono circa 24 ore.
          • Quando l’acquirente riceve l’approvazione, la sua nuova linea di credito verrà visualizzata nella schermata iniziale dei termini di pagamento di Alibaba.com
          • Quando l’acquirente riceve l’approvazione, può cominciare ad utilizzare quella linea di credito con i venditori partecipanti. Durante la negoziazione con un venditore, l’acquirente deve assicurarsi di menzionare il fatto che vuole utilizzare i termini di pagamento di Alibaba.com.

          Cosa bisogna fare per ricevere l’approvazione per una linea di credito?

          Questi sono i requisiti che un acquirente deve possedere:

          • Deve avere un account Alibaba.com
          • Deve avere sede negli Stati Uniti
          • Deve avere un EIN (Employer Identification Number) o un codice fiscale
          • Deve avere un indirizzo email valido di un dominio aziendale. A tutela dell’acquirente, non è possibile utilizzare domini usati come account personali quali, ad esempio, Gmail, Yahoo, iCloud, eccetera.

          Cosa è previsto nei termini di pagamento di Alibaba.com?

          Di solito, un acquirente paga due rate su un ordine Alibaba.com: l’acconto iniziale dovuto al momento dell’ordine (in genere pari al 30% del valore dell’ordine) e il saldo rimanente (in genere pari al 70%) pagato alla spedizione dell’ordine . I termini di pagamento di Alibaba.com che si applicano al saldo residuo danno all’acquirente la possibilità di versarlo fino a 60 giorni in più rispetto alla spedizione o alla data di emissione della fattura per saldarlo.

          Il pagamento dell’acconto è obbligatorio?

          Un acconto del 30% è standard ed è dovuto all’atto dell’ordine. Tuttavia, i termini possono variare a seconda della trattativa con il venditore.

          Qual è l’importo massimo coperto?

          L’importo dipende dall’ammontare del di credito per cui l’acquirente ha ricevuto l’approvazione e, generalmente, oscilla dai 5.000 USD fino ai 2 milioni di USD.

          Il computo dei 60 giorni comincia dalla data dell’ordine o dalla data di spedizione?

          L’estensione dei 60 giorni comincia quando il venditore spedisce il prodotto, ovvero quando viene emessa la fattura. La data di scadenza per il saldo residuo è in genere 60 giorni dalla data di emissione della fattura.

          Questo servizio è disponibile solo per gli acquirenti statunitensi?

          Attualmente gli acquirenti negli Stati Uniti possono accedere ai termini di pagamento di Alibaba.com., ma stiamo lavorando per rendere questo servizio disponibile anche agli acquirenti canadesi.

          Riguarda solo i fornitori in Cina o anche in altri Paesi?

          I termini di pagamento di Alibaba.com riguardano solo i fornitori selezionati n Cina.

          I lettori dove possono trovare maggiori informazioni sui termini di pagamento di Alibaba.com?

          Possono trovare maggiori informazioni  sulla pagina desktop e sulla pagina mobile.

          Hai bisogno di aiuto per importare prodotti dalla Cina?

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            Assicurazione di responsabilità del prodotto per gli importatori e i venditori di Amazon

            Pubblicato il Lascia un commento

            L’assicurazione di responsabilità del prodotto per gli importatori (talvolta chiamata “assicurazione sulla responsabilità dell’importazione”) può salvarti dal tracollo finanziario, nel caso in cui i tuoi prodotti possano provocare lesioni o danni materiali.

            Fare affidamento sul tuo fornitore non è mai un’opzione, pertanto abituati al fatto che sarai da solo ad affrontare eventuali richieste di risarcimento per la responsabilità del prodotto.

            L’assicurazione di responsabilità del prodotto:

            • Cosa copre?
            • Cosa non copre?
            • Per quale tipo di prodotti è necessaria un’assicurazione?
            • Per vendere su Amazon, mi serve un’assicurazione di responsabilità del prodotto?
            • Posso ricevere un’assicurazione per gli Stati Uniti se vendo in un altro Paese?

            Forniamo anche un elenco di società che propongono polizze assicurative per la responsabilità del prodotto negli Stati Uniti, nell’Unione Europea e nel Regno Unito, ma anche in Australia, Nuova Zelanda e Canada.

            Cos’è l’assicurazione di responsabilità del prodotto?

            L’assicurazione di responsabilità del prodotto può proteggere la tua impresa da richieste di risarcimento relative a danni alle persone o alla proprietà. Se vendi un prodotto che, per qualsiasi ragione, danneggia un cliente o la sua proprietà, l’assicurazione copre le spese legali e giudiziarie.

            Senza l’assicurazione di responsabilità del prodotto non sei protetto, pertanto le richieste di risarcimento per lesioni o danni possono costarti centinaia di migliaia di USD.

            E’ praticamente impossibile essere del tutto certi che i tuoi prodotti non rappresentino alcun rischio per i tuoi clienti, indipendentemente da quanti controlli qualità e test di laboratorio tu faccia.

            Questi sono alcuni esempi di cosa potrebbe andare storto:

            a. Dispositivi alimentati a batteria agli ioni di litio: pericolo di incendio e di esplosione

            b. Prodotti per bambini: pericolo di soffocamento

            c. Mobili: pericolo di incendio

            d. Abbigliamento: pericolo di soffocamento

            e. Materiali a contatto con gli alimenti: pericolo di contaminazione di cibi e bevande

            Sebbene le T-shirt siano molto meno soggette alle esplosioni  rispetto ai power bank ad alta capacità, il rischio che tu debba affrontare una richiesta di risarcimento è sempre incombente.

            Sono anche riuscito a trovare alcuni dati ufficiali sui casi di responsabilità sul prodotto:

            a. Nel 2012 e nel 2013, 94.960 casi di responsabilità per danno da prodotti difettosi sono stati depositati presso i tribunali federali degli Stati Uniti.

            b. Nel 2012 il premio assicurativo medio è stato di 3.439,035 USD (!). Nella media generale il premio è stato di 1.503,339.2 USD.

            c. In genere, il costo delle indagini e del contenzioso relativi alle richieste di risarcimento inerenti la responsabilità dei prodotti supera i 100.000 USD.

            Questi numeri sono a dir poco inquietanti

            L’assicurazione sulla responsabilità dell’importatore copre i ritardi e i problemi di qualità?

            No, in genere le perdite causate dai ritardi o dai problemi di qualità non sono coperte da un’assicurazione di responsabilità del prodotto. Fino a un certo importo, sei coperto solo per le richieste di risarcimento relative a lesioni o danni alla proprietà.

            Alcune polizze assicurative sui prodotti coprono anche i richiami della merce, ma non darlo per scontato.

            Questa assicurazione è obbligatoria quando si importano i prodotti?

            No, non è previsto dalla legge. Puoi importare e vendere merce senza un’assicurazione di responsabilità del prodotto.

            Detto questo, se non hai già un’assicurazione, non hai alcuna copertura contro le lesioni o le richieste di risarcimento per danni alla proprietà.

            Tuttavia, la mia impressione è che pochi proprietari di attività di e-commerce pensino all’assicurazione quando sono agli esordi della loro attività. Detto questo, stipula immediatamente un’assicurazione se intendi lanciare un prodotto in una delle seguenti categorie “ad alto rischio”:

            • Apparecchiature elettroniche
            • Prodotti per bambini
            • Utensili da cucina/materiali a contatto con gli alimenti
            • Cosmetici
            • Prodotti chimici
            • Macchinari, pompe e attrezzature

            L’assicurazione di responsabilità del prodotto è obbligatoria quando si vende su Amazon.com?

            No, l’assicurazione di responsabilità del prodotto non è obbligatoria quando si vende su Amazon. Detto ciò, questa assicurazione è obbligatoria se vuoi registrarti come Pro Merchant.

            • Copertura minima: 1.000.000 USD per sinistro
            • Deve coprire la responsabilità del prodotto, le lesioni fisiche, le lesioni personali e i danni alla proprietà
            • “Amazon.com e i suoi “affiliati e cessionari” devono essere elencati come assicurati aggiuntivi

            Detto questo, è piuttosto probabile che, prossimamente, il requisito dell’assicurazione di responsabilità del prodotto venga esteso a tutti i venditori di Amazon .

            Di recente Amazon ha vinto una causa per danni alla proprietà contro una famiglia che ha perso la casa a causa dell’esplosione di un hoverboard venduto sulla piattaforma. Ciò chiarisce ulteriormente che sono i singoli venditori ad essere responsabili della sicurezza dei prodotti, non Amazon.

            Nonostante ciò, Amazon diventerà solo più severo e sicuramente ancora più diligente quando si tratta di controlli relativi alla conformità dei prodotti: potrebbe essere solo questione di tempo prima che ciascun venditore abbia un’assicurazione adeguata.

            Perché dovrei essere responsabile dei problemi causati dalla fabbrica cinese?

            L’importatore è sempre, senza eccezioni, il responsabile della sicurezza del prodotto. E’ impossibile per i consumatori ottenere un risarcimento dai produttori o dai commercianti in Cina e negli altri Paesi in via di sviluppo.

            Non importa se il fornitore ha deliberatamente rovinato i tuoi prodotti utilizzando, ad esempio, materiali economici e scadenti.

            Sarai da solo di fronte a qualsiasi richiesta di risarcimento.

            Chi è responsabile quando le fabbriche cinesi vendono direttamente su Amazon o Wish?

            Qui  le cose si fanno davvero interessanti.

            In questo periodo, decine di migliaia di fabbriche e di commercianti cinesi vendono beni B2C su Wish e Amazon a clienti negli Stati Uniti e in Europa.

            Entrambi questi siti web hanno sede negli Stati Uniti. Detto questo, stanno “solo” fornendo un mercato. Non stanno importando merci.

            Nel frattempo, se un consumatore si ferisce, è praticamente impossibile ottenere un risarcimento dai venditori cinesi (e, a dirla tutta, nemmeno dagli altri venditori stranieri).

            I consumatori sono quindi completamente privi di protezione, poiché Amazon può sottrarsi a qualsiasi richiesta risarcitoria e i venditori cinesi sono praticamente intoccabili.

            Questa situazione è piuttosto ironica, poiché Amazon è stato piuttosto deciso nel far sì che fabbriche e commercianti cinesi apparissero sulla sua piattaforma.

            Forse per queste piattaforme dovrebbe essere obbligatorio aggiungere le etichette di avvertimento, spiegando che “i consumatori che perdono gli arti, la vita o la proprietà dovrebbero essere consapevoli di rimanere bloccati in un contenzioso tra Amazon e un venditore anonimo di un qualche posto in Cina”.

            Che tipo di informazioni devo fornire?

            Puoi ottenere un’assicurazione di responsabilità del prodotto solo se riesci a dimostrare che i tuoi prodotti sono conformi a tutte le norme di sicurezza obbligatorie e ai requisiti di etichettatura.

            Potrebbe essere necessario, ad esempio, che tu fornisca le seguenti informazioni:

            • Immagini del prodotto
            • Disegni del progetto
            • File di etichettatura
            • Rapporti dei test verificabili
            • Dichiarazione di conformità
            • Manuale d’uso
            • Valutazione del rischio
            • Altri  documenti tecnici
            • Accordi con i fornitori
            • Certificati dei fornitori (ad esempio BSCI, SMETA e ISO 9001)
            • Approvvigionamento interno e manuali del processo del controllo qualità (QC), se presenti

            Una polizza assicurativa può coprire un singolo prodotto o un gruppo di prodotti correlati. Tuttavia, devi comunque assicurarti che i tuoi prodotti siano pienamente conformi a tutte le normative applicabili, ai requisiti di etichettatura e sulla documentazione.

            Quanto dovrei aspettarmi di pagare?

            Il costo dell’assicurazione dipende dai seguenti fattori::

            • Fatturato annuo
            • Tipologia di prodotto
            • Procedure operative (ad esempio, manuali per il controllo qualità (QC), documenti di conformità)
            • Paese di produzione
            • Dove vendi i prodotti

            Le compagnie assicurative sanno che l’approvvigionamento dei prodotti in Cina è rischioso e che le richieste di risarcimento sono generalmente più elevate negli Stati Uniti.

            Sanno anche che le batterie al litio rappresentano un rischio maggiore rispetto, ad esempio, ai portafogli in pelle.

            Caso A: Costo inferiore

            • Fatturato annuo: 200.000 USD
            • Tipologie di prodotto: Abbigliamento
            • Paese di produzione: Cina
            • Dove vendi i prodotti: Germania
            • Costo stimato: da 1.000 a 4.000 USD l’anno

            Caso B: Costo maggiore

            • Fatturato annuo: 1.500,000 USD
            • Tipologie di prodotto : power bank con batteria agli ioni di litio
            • Paese di produzione: Cina
            • Dove vendi i prodotti: Stati Uniti
            • Costo stimato: da 7.000 a 12.000 USD l’anno

            Il costo dipende anche dalla franchigia e dalla copertura per l’importo della richiesta di risarcimento. Inoltre, l’assicurazione di responsabilità del prodotto viene spesso venduta come parte di un pacchetto assicurativo aziendale, piuttosto che come un’assicurazione a sé stante.

            Vivo in Europa, ma voglio vendere prodotti su Amazon negli Stati Uniti. Posso avere un’assicurazione sulla responsabilità del prodotto?

            Molti dei nostri clienti hanno sede, ad esempio, nell’Unione Europea o in Australia e vogliono vendere prodotti su Amazon negli Stati Uniti (o viceversa).

            Alcune compagnie assicurative accettano come clienti le compagnie straniere che non hanno una presenza in loco.

            Tuttavia, tieni presente che il premio assicurativo delle compagnie estere è più alto rispetto a quello degli enti locali. Inoltre, potrebbero anche esserci delle restrizioni sui Paesi che vengono accettati.

            Ricorda che l’e-commerce B2C transfrontaliero è ancora un concetto relativamente nuovo. Ci vorrà del tempo prima che si renderanno disponibili delle polizze assicurative per i “venditori transfrontalieri”.

            Elenco delle compagnie assicurative e dei broker per l’assicurazione di responsabilità del prodotto

            Stati Uniti

            • AIG
            • Veracity Insurance Solutions
            • Real Insurance Group Ltd
            • Wells Fargo
            • Nationwide
            • Voldico
            • Insureon
            • Coverwallet

            Unione Europea/Regno Unito

            • Allianz
            • QBE Europe
            • Clark Thomson
            • Crendon Insurance Brokers Ltd
            • Simply Business
            • Markel UK
            • ABI

            Australia

            • Allianz Australia
            • Smart Business Insurance
            • Gallagher
            • AIG Australia
            • Insurance House
            • Guardian Insurance

            Nuova Zelanda

            • PSC Connect
            • AIG New Zealand
            • GSI Direct

            Canada

            • AIG Canada
            • K&K Insurance Canada

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              Mi serve una società registrata per importare prodotti?

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              01

              Questa è una delle domande più frequenti che riceviamo dai nostri clienti. Leggi questo articolo per sapere quando devi registrare una società per importare prodotti commerciali dall’estero.

              Ti spieghiamo anche perché puoi avviare il processo e persino contattare i fornitori prima di costituire una società.

              Quindi, posso importare prodotti per scopi commerciali come privato?

              Sì, per importare prodotti non devi registrare una società. Almeno non nella maggior parte dei mercati.

              Pertanto, i privati possono importare prodotti dall’estero e farli sdoganare, ma possono anche pagare direttamente tutte le tasse come, ad esempio, i dazi all’importazione e l’IVA.

              Negli Stati Uniti ogni cittadino (ma anche le aziende) ha un codice fiscale che, nella maggior parte dei casi, è sufficiente.

              Nell’Unione Europea tutti gli importatori, sia le aziende che i privati, devono richiedere un codice EORI. Nella maggior parte dei Paesi si può inoltrare la richiesta, che è gratuita, via web.

              Tuttavia, sebbene sia possibile importare prodotti senza una società registrata, ci sono molti vantaggi nell’importare merce come azienda, piuttosto che come privato.

              Alcuni prodotti richiedono permessi e licenze

              Nell’importazione della maggior parte dei prodotti non vengono richieste licenze o permessi di importazione. Almeno non nei mercati sviluppati.

              Tuttavia, se importi cibo, bevande, prodotti agricoli, prodotti chimici o cosmetici, potresti dover ottenere un permesso prima dell’arrivo della merce al porto.

              In molti casi, questi permessi e queste licenze possono essere di proprietà solo delle aziende e non dei privati.

              Problemi di tassazione e di responsabilità del prodotto quando si importano e si vendono prodotti come privato

              In genere, un privato che importa e vende prodotti viene considerato un’impresa individuale, pertanto il venditore deve pagare tutte le tasse di importazione e le imposte sul reddito.

              Di solito, queste imposte sono le stesse che dovresti versare anche se fossi titolare di un’azienda, quindi non c’è alcun vantaggio finanziario nel non averne una.

              Quando non hai una società registrata, lo svantaggio maggiore è che non puoi detrarre le spese. Pertanto, potresti essere costretto a pagare le tasse sull’intero reddito, senza detrazione dei costi legati ai prodotti, alla spedizione e al marketing.

              La responsabilità del prodotto è un’altra questione importante da tenere in considerazione quando si agisce come ditta individuale, dal momento che non hai la protezione della responsabilità limitata. A dirla tutta, hai l’esatto contrario, ovvero una responsabilità illimitata.

              Immagina se qualcosa andasse storto.

              Ad esempio, qualcuno viene ferito dal tuo prodotto. In tal caso, potresti essere ritenuto responsabile per decine di migliaia, o anche più, di USD di danni.

              In effetti, la responsabilità limitata non è una licenza per farla franca in caso gravi violazioni della legge, ma fa una grande differenza se ti trovassi in una brutta situazione.

              I produttori cinesi sono disposti a lavorare con i privati?

              Sì, alla maggior parte dei fornitori non importa se hai una società registrata o meno. Detto questo, non vuoi certo dare l’impressione di essere un dilettante (anche se in realtà lo sei).

              Tieni per te il tuo status legale e concentrati sul business.

              Senza avere una società registrata puoi sicuramente avviare lo sviluppo del prodotto, il processo di reclutamento dei fornitori e, talvolta, anche il processo di ordinazione del campione.

              Pertanto, la registrazione di una società non è un buon motivo per ritardare il processo.

              In effetti, dovresti avviarlo quanto prima possibile e, se a questo punto non hai una società registrata, affronta la cosa in un secondo momento.

              Un errore comune che vedo, e forse il motivo per cui ho deciso di scrivere questo articolo, è che molti imprenditori aspettano settimane, talvolta mesi, prima che l’azienda e tutti i marchi siano registrati.

              Va bene, ma non è una scusa per ritardare lo sviluppo del prodotto e il reclutamento dei fornitori. Potrebbero essere necessari diversi mesi e perderesti tempo prezioso se aspettassi che i tuoi documenti fossero in ordine.

              Documenti a cui, francamente, tieni solo tu. Almeno in questa fase del processo.

              A che punto devo registrare una società?

              Dovresti assolutamente registrare una società prima che tu e il fornitore firmiate l’accordo di vendita.

              Ma, come ho già detto, possono volerci mesi, o anche un anno, per arrivare a quel punto. Comincia quanto prima possibile e non lasciare che il processo di incorporazione ti rallenti.

              Detto questo, il processo di incorporazione risulta essere relativamente facile e veloce in molti Paesi e può essere fatto anche via web. Quella che era una procedura noiosa ora si è ridotta a qualcosa che puoi fare in meno di un’ora.

              Ritengo che questo sia più un problema dei Paesi in via di sviluppo, dove questo processo può richiedere mesi, non giorni.

              In quale Paese devo registrare una società?

              Dovresti registrare la società nel tuo Paese di residenza. Almeno se sei una startup.

              Sebbene possa essere allettante costituire una società in un posto con una tassazione inferiore, come Hong Kong o le Isole Vergini Britanniche, alla fine pagherai le tasse in base alla tua residenza, non a quella della società.

              Costituire e mantenere le società offshore è costoso, inoltre ha senso solo per le aziende consolidate.

              Hai bisogno di aiuto per importare prodotti dalla Cina?

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                Accordi di esclusiva con i fornitori cinesi: la guida completa

                Pubblicato il Lascia un commento

                Un accordo di esclusiva garantisce ad un’azienda il diritto di essere l’unico importatore e venditore di determinati prodotti.

                Scopo di questo accordo è quello impedire ad altri acquirenti e al fornitore di importare lo stesso prodotto e di competere sul proprio territorio.

                In questo articolo ti spiego come funzionano questi accordi e perché è raro che abbiano senso per la maggior parte di quelle aziende che cercano di importare prodotti dalla Cina.

                1. Il produttore possiede anche il design del prodotto e la proprietà intellettuale (IP)?

                La maggior parte dei fornitori non si dedica attivamente allo sviluppo del design di prodotti nuovi e unici. Oggi, molte fabbriche hanno i propri marchi, soprattutto perché mirano a vendere su Taobao o Tmall.

                Tuttavia, nella maggior parte dei casi questi prodotti sono relativamente generici e si basano per lo più sui design OEM dei loro clienti. In poche parole, la maggior parte dei fornitori non possiede alcun IP, pertanto un accordo di esclusiva è destinato a fallire in partenza.

                Se intendi acquistare un prodotto a marchio privato, o vuoi realizzare il tuo prodotto OEM, finanche un accordo di esclusiva è irrilevante.

                Tieni presente che nessun prodotto può essere brevettato o protetto. Infatti, per brevettarlo o per proteggerlo, bisogna soddisfare i seguenti criteri:

                a. Il design del prodotto deve essere nuovo

                b. Il design del prodotto deve essere unico

                c. Il prodotto deve avere una funzione nuova e unica

                Se un fornitore afferma di essere titolare di un brevetto, lo si dimostra facilmente: puoi verificarlo chiedendogli semplicemente il numero di registrazione del brevetto.

                2. L’esclusività del prodotto implica grossi volumi di ordini

                Accordare ad un acquirente l’esclusiva in un determinato mercato, rappresenta un rischio serio per il fornitore. E se l’acquirente fosse “tutto fumo e niente arrosto”? Cosa succederebbe se non riuscisse a vendere con successo i prodotti nei propri mercati di riferimento?

                Evidentemente, non ci si può aspettare che un fornitore investa nello sviluppo del prodotto e conceda l’esclusiva a chiunque possa movimentare 500 unità all’anno.

                Al contrario, tutti i fornitori che hanno un IP di valore pretendono che gli acquirenti raggiungano determinati volumi annui.

                Ad esempio, l’accordo di esclusiva può prevedere che tu debba acquistare 5000 unità nel corso dei primi 6 mesi dell’anno, per mantenere l’esclusività nei 6 mesi successivi. E così via…

                In effetti, i volumi richiesti si basano sui mercati di riferimento e sui volumi di vendita stimati in virtù non solo della popolazione, ma anche della domanda locale del prodotto.

                Sta a te calcolare un volume annuale adeguato e inviare una proposta al fornitore. Non aspettarti che lui sia la parte attiva di questo processo.

                Comincia con un volume ridotto, purché la quantità abbia un senso per il fornitore. In fin dei conti, egli aderirà ad un accordo di esclusiva solo se vede che ne trae vantaggio.

                Inoltre, non provare a lanciare il prodotto contemporaneamente in troppi Paesi (o Stati, se sei negli Stati Uniti).

                Più Paesi aggiungi all’elenco, maggiore sarà il volume annuo richiesto.

                3.Devi avere pronto un piano B se il fornitore non rispetta l’accordo

                Cosa rappresenta un pezzo di carta per un tuo fornitore cinese medio?

                Non molto, ma ci sono imprese che investono seriamente nel loro IP e capiscono l’importanza di avere un partner affidabile che comprenda i mercati locali.

                Ma non dare mai per scontato che il fornitore accetti automaticamente un accordo.

                Se il fornitore comincia a vendere ad altri acquirenti nel tuo Paese o, addirittura, crea da solo una filiale locale, devi sempre avere pronto un piano B.

                Non prenderti la briga di fare causa al tuo fornitore nel suo Paese, dal momento che un’azione legale è troppo dispendiosa in termini di tempo. Al contrario, indirizzalo nel tuo mercato.

                Un accordo di esclusiva, o un accordo di agenzia, può essere fatto rispettare nel tuo Paese, quindi puoi impedire al fornitore non solo di vendere il prodotto ad altri importatori, ma anche di tentare di importare e vendere il prodotto utilizzando una filiale locale.

                Cerca di farglielo capire tra le righe.

                4. Assicurati di firmare l’accordo di esclusiva con l’azienda giusta

                Spesso i produttori sono costituiti da più di una società. Anche le piccole fabbriche possono avere una società registrata nella Cina continentale, proprietaria dell’impianto di produzione, ed averne anche un’altra, spesso a Hong Kong, che funge da grossista.

                Quest’ultima è quella che riceve il denaro. Tuttavia, il grossista potrebbe non essere quello che possiede l’IP.

                Assicurati di firmare l’accordo di esclusiva con la società effettivamente proprietaria dell’IP e non con una società fittizia titolare di nient’altro che un conto bancario in USD.

                Il proprietario dell’IP viene specificato nel database dei brevetti e nell’altra documentazione che il fornitore dovrebbe produrre come parte dell’accordo.

                Conclusione

                Un accordo di esclusiva potrebbe sembrare una buona idea, ma è raro che abbia un senso.

                Se la tua intenzione è quella di acquistare un prodotto personalizzato o con un generico marchio privato, non c’è alcuna esclusività.

                Tali accordi hanno senso solo se il fornitore ha un IP di valore, ovvero, ha un prodotto unico che vuoi lanciare nel tuo Paese.

                Ma, anche in questo caso, è relativamente rischioso, sebbene il fornitore non violi il contratto.

                Sarai tu ad investire nel marketing e nelle vendite, pagando tutti gli ordini in anticipo o, almeno, prima che vengano spediti.

                Cosa succede quando l’accordo scade?

                Cosa succede tra un paio di anni, se non riesci a raggiungere il volume minimo a causa di una temporanea flessione?

                Questi scenari non riguardano solo i fornitori cinesi, ma sono rilevanti in qualsiasi parte del mondo, compresi i fornitori nel tuo Paese d’origine.

                Non conosco personalmente un singolo caso di vero successo in cui una società estera abbia prosperato con il sostegno di un accordo di esclusiva.

                Al contrario, conosco casi in cui gli acquirenti impiegano un sacco di tempo a negoziare accordi infruttuosi, ma so anche di fornitori che hanno sottoscritto degli accordi ignorandone i termini, o solo per fissare dei volumi assurdi.

                Eppure, sono sicuro che vedremo sempre più aziende in Cina con IP di valore e una nuova generazione di fondatori che comprende la necessità di avere partner esteri.

                Forse sto scrivendo questo articolo con un decennio di anticipo…

                Ma, a questo punto, ti serve un’ottima ragione per preoccuparti di un accordo di esclusiva.

                La mia opinione personale è che essere il proprietario dell’IP sia la chiave del successo. Non cercare di affermarti utilizzando il prodotto di un’altra azienda. Sporcati le mani e sviluppa il tuo prodotto.

                Anche se è solo un semplice prodotto a marchio privato con il tuo brand, ma almeno è il tuo brand.

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                  5 metodi per aumentare le entrate e i margini di profitto nella tua attività di importazione

                  Pubblicato il Lascia un commento

                  Tutti noi vogliamo fare più soldi. E, in genere, come cerchiamo di fare in modo che questo accada? Vendendo più prodotti attraverso l’acquisizione di un numero maggiore di clienti.

                  Detto questo, potresti trascurare le fonti di guadagno nascoste nelle tue attività commerciali già esistenti, che potrebbero potenzialmente aggiungere decine di migliaia di USD ai tuoi profitti.

                  In questo articolo elenchiamo 5 suggerimenti su come aumentare le entrate e i margini di profitto nella tua attività di importazione.

                  1.Trova nuovi canali di vendita

                  Quando avvia un’attività, l’imprenditore tende ad avere in mente un canale di vendita specifico. Nel caso dei nostri clienti, vediamo che l’atteggiamento più comune è quello per cui le persone nate negli anni ’50 e ’60 tendono a essere più concentrate sui canali di vendita tradizionali come, ad esempio, i rivenditori.

                  Al contrario, gli imprenditori più giovani con cui lavoriamo sono, quasi senza eccezioni, esclusivamente concentrati sull’e-commerce.

                  Ciononostante, questi due approcci non si escludono a vicenda.

                  La mia esperienza è che le aziende concentrate solo sull’e-commerce sottovalutano il potenziale di vendita dei loro prodotti ai rivenditori affermati, sopravvalutando la difficoltà di vendere a queste attività.

                  I rivenditori hanno bisogno di prodotti da vendere e, forse, tu rappresenti solo la telefonata di un nuovo grande cliente.

                  Si può dire lo stesso anche delle aziende che considerano l’e-commerce come qualcosa di eccessivamente complesso e costoso o, addirittura, di non rilevante per la propria attività.

                  Sebbene sia raro che il successo dell’e-commerce arrivi dall’oggi al domani, ho visto una miriade di clienti trasformarlo lentamente nel loro canale di vendita principale.

                  Grazie a piattaforme come WooCommerce, Tictail e Shopify, oggi l’e-commerce non è né complesso né costoso.

                  Il mercato vuole il tuo prodotto, perciò vai là fuori e raggiungi i clienti che non servi oggi.

                  2. Dai un marchio al tuo prodotto per aumentarne il valore percepito

                  Il valore di un prodotto con un marchio è sempre maggiore di quello di un “prodotto senza nome”. Agli occhi del tuo cliente, questo elemento aggiunge valore al prodotto, mentre crea gradualmente un  IP (proprietà intellettuale) di incredibile pregio per la tua attività.

                  Inoltre, quando importi dalla Cina, non c’è motivo per cui non dovresti ottenere il marchio del tuo prodotto.

                  Innanzitutto, il branding può essere reso molto semplice, dal momento che qualsiasi fornitore può stampare un logo su un prodotto a marchio privato.

                  Non ti costa nemmeno nulla, dal momento che, nella maggior parte dei casi, la stampa del logo non ti implica una spesa superiore ai 20-30 centesimi.

                  Detto questo, quando marchi un prodotto, devi dare al fornitore delle istruzioni chiare, comprese quelle elencate di seguito:

                  a. File del logo (.ai o .eps)
                  b. File di font
                  c. Colore/i (pantone)
                  d. Tipo di stampa (ad esempio, serigrafia o incisione)
                  e. Dimensioni (ad esempio, 18 x 45 mm)
                  f. Posizione di stampa

                  Inoltre, la maggior parte dei fornitori può anche offrire una selezione di design di imballaggi standard, che possono anche essere marchiati con il tuo logo.

                  Ringrazierai sicuramente te stesso (e me) tra un paio d’anni, quando venderai la tua attività, la cui risorsa principale è il marchio, per qualche milione di USD.

                  3.Fai l’upgrade di materiali e componenti e aumenta i prezzi

                  Molte aziende fanno pagare troppo poco per i loro prodotti. Quando ero nell’e-commerce, ho commesso questo errore per anni.

                  Il prezzo è la chiave del successo per ogni azienda e ancor di più per quelle di e-commerce, che devono preventivare la pubblicità online PPC (Pay Per Click) e le commissioni di affiliazione, tutto per stare al passo con la concorrenza.

                  Se fai pagare troppo poco, non puoi permetterti di pubblicizzare i tuoi prodotti.

                  Se fai pagare troppo, beh, i tuoi clienti si rivolgono altrove.

                  Tutto sta nel prezzo. Eppure, aumentarlo potrebbe non essere una buona idea, a meno che tu non abbia motivo di farlo.

                  Ed è qui che entra in gioco l’upgrade di materiali e componenti.

                  Un piccolo investimento nella qualità del prodotto può comportare un aumento di valore sproporzionato. Sembra un concetto astratto? Lascia che ti mostri come potrebbe essere:

                  Specifica Orologio in lega di zinco Orologio 316L SS
                  Materiale della cassa Lega di zinco Acciaio inossidabile 316L (+ 9 USD)
                  Movimento Senza nome Miyota 1L22 (+1.2 USD)
                  Cinturino Pelle PU Pelle di vitello (+1.3 USD)
                  Prezzo di fabbrica 7.5 USD US$19.0 (+11.5 USD)
                  – Differenza di costo +253%
                  Prezzo al dettaglio stimato 49 USD 249 USD
                  – Differenza di prezzo +510%

                  In questo esempio, un aumento del prezzo di fabbrica di 11,5 USD si traduce in un potenziale aumento del margine di profitto di 200 USD.

                  Questo potrebbe essere un esempio estremo, ma il principio si applica a numerosi prodotti.

                  Un tessuto o finanche un imballaggio migliore possono far sì che un cliente sia disposto a pagare molto di più per un prodotto.

                  Fatto nel modo giusto, un upgrade di materiali e componenti può trasformare completamente la tua attività nel modo giusto.

                  Tuttavia, ciò richiede numerose ricerche di mercato e la conoscenza dei materiali e dei componenti disponibili.

                  E’ raro che i produttori siano entusiasti nell’istruire gli acquirenti su ciò che possono offrire, quindi fa’ il tuo lavoro prima di contattare i fornitori.

                  4. Implementa una strategia di garanzia della qualità per ridurre il numero dei prodotti difettosi

                  Nella produzione in serie non è una questione di “se” ci saranno problemi di qualità, ma quanti ce ne saranno e quanto gravi saranno.

                  Idealmente, la percentuale di difetti minori è inferiore all’1%, senza imperfezioni gravi o critiche di sorta.

                  Nella peggiore delle ipotesi, la percentuale di difetti potrebbe essere superiore al 50%.

                  In qualità di importatore, è tua responsabilità garantire che il numero di unità difettose sia mantenuto al minimo, cosa che richiede l’implementazione di un rigoroso processo di garanzia della qualità.

                  Prima di spiegare come potrebbe essere un processo di garanzia della qualità (QA), ti mostro come una percentuale di difetti del 20% può impattare sui tuoi profitti:

                  Facttori Azienda A Azienda B
                  Prezzo di fabbrica 10 USD 10 USD
                  Quantità 1000 pezzi 1000 pezzi
                  Percentuale di difetti 0.5% 20%
                  Quantità di difetti 5 pezzi 200 pezzi
                  Prezzo unitario (di fatto) 10.05 USD 12.5 USD (+19%)

                  Come si vede nell’esempio di sopra, la mancanza di un processo di garanzia della qualità (QA) può aggiungere un ulteriore 10-20% al prezzo unitario effettivo.

                  Per fortuna, l’implementazione di un processo di garanzia della qualità può essere davvero semplice.

                  Di seguito è riportato un processo di garanzia della qualità di base che può essere applicato essenzialmente a qualsiasi settore:

                  Processo generale di garanzia della qualità

                  Fase Processo di garanzia della qualità (QA)
                  A. Prima della produzione 1. Prepara un accordo di vendita con le specifiche del prodotto, i requisiti di qualità e i termini di pagamento che vincolano il versamento del saldo al risultato del controllo qualità
                  2. Informa il fornitore degli imminenti controlli qualità e di come ciò influisca sul pagamento del saldo
                  3. Scrivi la tua definizione di prodotto difettoso (ad esempio, qualsiasi prodotto con graffi o segni) e informa il tuo fornitore
                  B. Durante la produzione 1. Prenota il controllo qualità e crea una lista di controllo
                  2. Prenota il test di laboratorio (se necessario)
                  3. Esegui il controllo qualità secondo la lista di controllo
                  4. Paga o trattieni il saldo (a seconda del risultato)

                  In sostanza, la garanzia della qualità si riduce prevenendo i problemi di qualità prima che si verifichino. Da qui l’enfasi sul far conoscere al fornitore i tuoi requisiti di qualità e sul dirgli che non paghi finché non avrai verificato che i prodotti vengano realizzati in maniera conforme.

                  Si tratta di un sistema incredibilmente semplice e valido per aggiungere qualche migliaio di USD ai tuoi profitti.

                  5. Previeni i ritardi ed evita le mancate vendite

                  I ritardi nelle spedizioni possono essere un killer dei profitti, soprattutto nel periodo natalizio.

                  Ogni anno ricevo email da importatori disperati, sbalorditi dal fatto che il loro ordine di fine ottobre non sia arrivato in tempo per le vendite durante le festività.

                  Purtroppo, per queste situazioni non ho suggerimenti particolari da dare, a parte il fatto che nel tuo calcolo devi semplicemente includere il rischio di eventuali ritardi.

                  Al massimo, dovresti effettuare l’ordine 4 mesi prima di una scadenza tassativa e considerare di offrire al fornitore un piccolo bonus (da 300 a 500 USD), se completa la produzione in tempo e con una percentuale di difetti inferiore a quella stabilita.

                  Un piccolo incentivo può fare miracoli per il tuo bilancio e per la tua tranquillità.

                   

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