
Quando un’azienda importa prodotti dalla Cina, tende a concentrarsi sul prodotto: prezzo, qualità, certificazioni, dazi, trasporto e tempi di consegna. Spesso però dimentica un elemento che arriva insieme alla merce e che ha obblighi propri: l’imballaggio.
Scatola, busta, blister, polistirolo, film plastico, cartone master, pallet, reggette, etichette e materiali di protezione non sono dettagli marginali. Dal punto di vista ambientale e amministrativo, l’importatore può trovarsi a immettere sul mercato italiano non solo un prodotto, ma anche imballaggi.
Questo tema è diventato ancora più importante con l’evoluzione della normativa europea sugli imballaggi e con il nuovo PPWR, il Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, entrato in vigore l’11 febbraio 2025 e generalmente applicabile dal 12 agosto 2026.
| Punto chiave: importare merci imballate dalla Cina significa dover considerare anche peso, materiali, composizione, gestione ambientale e possibili obblighi CONAI. |
Perché l’imballaggio è un problema anche per l’importatore
L’imballaggio ha una funzione commerciale e logistica: protegge il prodotto, lo rende vendibile, lo presenta al cliente e permette il trasporto. Tuttavia, una volta immesso sul mercato, diventa parte del sistema di gestione dei rifiuti. Per questo motivo, chi importa merci imballate può dover gestire adempimenti specifici, diversi da quelli legati alla sola dogana.
Il punto centrale è che l’importatore non deve ragionare solo sul prodotto finito. Deve sapere quali imballaggi entrano in Italia, di quali materiali sono composti, in quali quantità e con quale funzione. Questa informazione serve sia per la corretta gestione CONAI sia, progressivamente, per adeguarsi alle nuove regole europee su progettazione, riciclabilità, riduzione degli imballaggi e informazioni ambientali.
CONAI: cosa deve sapere chi importa merci imballate
In Italia, CONAI gestisce il sistema del contributo ambientale sugli imballaggi. Gli importatori possono essere coinvolti perché immettono sul territorio nazionale imballaggi vuoti, materie prime o merci già imballate. Le procedure cambiano in base al tipo di importazione, ai materiali e all’uso degli imballaggi.
Questo significa che un importatore di prodotti dalla Cina dovrebbe raccogliere dati precisi sugli imballaggi già in fase di ordine. Aspettare l’arrivo della merce può rendere complicato ricostruire pesi, materiali e quantità, soprattutto quando ci sono più livelli di imballaggio.
Imballaggio primario, secondario e terziario
Per controllare correttamente la fornitura è utile distinguere i diversi livelli di imballaggio. L’imballaggio primario è quello a diretto contatto con il prodotto o che costituisce l’unità di vendita: per esempio la scatola di un giocattolo, la busta di un accessorio o il blister di un gadget. L’imballaggio secondario raggruppa più unità di vendita: per esempio una scatola interna che contiene più pezzi. L’imballaggio terziario serve alla logistica: master carton, pallet, film estensibile, reggette e protezioni da trasporto.
Tutti questi livelli possono essere rilevanti. Un prodotto venduto in una piccola scatola di cartone può arrivare dentro una scatola più grande, protetta da film plastico e inserita in un master carton. Se l’azienda importa grandi quantità, la somma dei materiali può diventare significativa.
Il nuovo PPWR: perché cambia lo scenario
Il PPWR nasce per armonizzare le regole europee sugli imballaggi e ridurre l’impatto ambientale del packaging. Secondo la Commissione Europea, il regolamento copre tutti gli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, indipendentemente dal materiale o dall’origine. Stabilisce requisiti su fabbricazione, composizione, riutilizzabilità o recuperabilità degli imballaggi e introduce misure di prevenzione e gestione dei rifiuti.
Per chi importa dalla Cina, questo significa che la scelta dell’imballaggio non può essere lasciata interamente al fornitore. Il fornitore cinese può proporre una soluzione economica e funzionale al trasporto, ma non necessariamente coerente con i requisiti europei o con gli obiettivi di riciclabilità e riduzione degli imballaggi.
Anche se molte disposizioni operative del PPWR richiedono tempi di applicazione e chiarimenti, il tema deve essere affrontato già nella fase di progettazione del prodotto e del packaging. Cambiare una scatola, un blister o un materiale dopo la produzione può essere costoso e può incidere su tempi, grafiche, manuali, etichette e costi logistici.
Quali informazioni chiedere al fornitore cinese
Per gestire correttamente gli imballaggi, l’importatore dovrebbe chiedere al fornitore un set minimo di informazioni. Non basta ricevere foto della scatola. Serve sapere materiali, pesi e composizione.
- Elenco completo degli imballaggi: unità di vendita, imballi interni, master carton, pallet, film e protezioni.
- Materiale di ciascun imballaggio: carta, cartone, plastica, legno, metallo, vetro o materiali compositi.
- Peso indicativo di ogni componente di imballaggio per singola unità e per cartone.
- Disegni o foto di packaging, etichette, simboli e marcature.
- Informazioni su eventuali plastiche, materiali accoppiati o componenti difficili da separare.
- Eventuali dichiarazioni del fornitore sulla composizione dei materiali.
- Possibilità di ridurre imballi non necessari o sostituire materiali problematici prima della produzione.
Esempio pratico: prodotto consumer importato dalla Cina
Immaginiamo di importare un piccolo prodotto elettronico. Il prodotto arriva in una scatola stampata, dentro una busta plastica, con manuale, cavo, separatore interno, bustina per accessori, master carton e film estensibile sul pallet. L’importatore deve considerare non solo il peso del prodotto, ma anche il peso e la composizione di tutti questi materiali.
Se la scatola è in cartone, il blister in plastica e il separatore interno in materiale composito, la gestione diventa più articolata. Inoltre, se si decide di modificare il packaging per renderlo più adatto al mercato italiano, bisogna intervenire prima della stampa e prima della produzione di massa.
Errori frequenti
Il primo errore è pensare che il tema imballaggi riguardi solo il produttore cinese. In realtà, quando la merce viene importata e immessa sul mercato italiano, l’importatore deve valutare i propri obblighi. Il secondo errore è non raccogliere pesi e materiali. Il terzo è accettare packaging eccessivo, difficilmente riciclabile o non coerente con il posizionamento del prodotto.
Un altro errore è trattare l’imballaggio solo come costo. In realtà, un packaging progettato bene può ridurre rischi ambientali, semplificare adempimenti, migliorare la percezione del prodotto e diminuire costi di trasporto. Al contrario, un packaging improvvisato può generare problemi amministrativi, commerciali e logistici.
Come impostare il controllo prima dell’importazione
La soluzione migliore è integrare il controllo degli imballaggi nel normale processo di scouting e selezione del fornitore. Quando si chiede una quotazione, bisogna includere anche le richieste su packaging, materiali e pesi. Quando si approvano i campioni, bisogna approvare anche imballo, etichetta, istruzioni e cartoni. Quando si negozia il prezzo, bisogna considerare anche eventuali modifiche necessarie per il mercato europeo.
Questo approccio consente di evitare sorprese e di costruire un fascicolo più completo della fornitura. Inoltre, prepara l’azienda all’evoluzione normativa europea sugli imballaggi, che nei prossimi anni diventerà sempre più rilevante.
Checklist operativa prima di ordinare
- Mappare tutti i livelli di imballaggio: primario, secondario e terziario.
- Richiedere peso e materiale di ogni componente di packaging.
- Verificare se l’azienda ha obblighi CONAI legati all’importazione.
- Controllare se il packaging è coerente con requisiti ambientali e riciclabilità.
- Valutare modifiche al packaging prima della produzione.
- Conservare dichiarazioni, foto, schede e dati del fornitore.
- Integrare il controllo imballaggi nella checklist di conformità prodotto.
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