
Sempre più spesso, chi importa dalla Cina si trova davanti a una situazione che genera confusione: ricevere una fattura da un fornitore cinese con partita IVA italiana. È un caso molto comune, soprattutto lavorando con Alibaba o con fornitori strutturati, ma viene spesso interpretato in modo errato.
La domanda tipica è: devo trattarla come fattura italiana o estera? E soprattutto, come si registra correttamente?
Nel 2026, con l’evoluzione degli obblighi fiscali e dell’esterometro, è fondamentale gestire correttamente questi documenti per evitare errori contabili e problemi con l’Agenzia delle Entrate.
Cos’è una fattura cinese con partita IVA italiana?
Quando un fornitore cinese emette fattura con partita IVA italiana, significa che opera in Europa tramite un rappresentante fiscale o una stabile organizzazione.
In pratica, anche se la merce proviene dalla Cina, il soggetto che emette la fattura è fiscalmente identificato in Italia.
Questo cambia completamente il modo in cui la fattura va gestita. Non si tratta più di una semplice operazione extra-UE, ma di una situazione “ibrida”, dove bisogna distinguere tra il flusso fisico della merce e quello fiscale.
Molti clienti pensano che questo semplifichi tutto, ma in realtà introduce alcune complessità che vanno gestite correttamente.
Come funziona l’IVA sulla fatturazione estera in questo caso?
La gestione dell’IVA dipende da un elemento chiave: dove si considera effettuata l’operazione.
Se il fornitore cinese ha una partita IVA italiana, può emettere fattura come soggetto nazionale. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, l’operazione resta legata a un’importazione di merce da Paese extra-UE. Questo significa che: l’IVA non viene “risolta” con la fattura del fornitore, ma continua a essere gestita in dogana al momento dell’importazione.
È proprio questo il punto che crea più confusione. Si riceve una fattura italiana, ma si paga comunque IVA e dazi in fase di sdoganamento. Per questo motivo, è fondamentale leggere correttamente la struttura dell’operazione, evitando di considerarla una semplice transazione interna.
Fattura cinese con partita IVA italiana: come si registra?
La registrazione dipende da come è strutturata la fattura e dal ruolo del fornitore.
Nella maggior parte dei casi, anche se è presente una partita IVA italiana, si tratta comunque di un’operazione assimilabile a un acquisto da soggetto estero legato a importazione. Questo comporta che: la fattura deve essere gestita contabilmente tenendo conto del fatto che l’IVA viene assolta in dogana e non direttamente tramite il documento ricevuto.
Molti errori nascono proprio qui: trattare la fattura come una normale fattura italiana porta a una duplicazione o a una gestione errata dell’IVA. Per questo motivo, è sempre consigliabile verificare con precisione la natura dell’operazione prima della registrazione.
Quando si usa TD17, TD18 o TD19?
Questo è uno dei dubbi più frequenti.
Nel sistema di fatturazione elettronica italiana, i codici TD17, TD18 e TD19 vengono utilizzati per gestire operazioni con l’estero tramite autofattura.
Nel caso di una fattura cinese con partita IVA italiana, il codice più rilevante è generalmente il TD19, che si utilizza per l’integrazione o autofattura relativa all’acquisto di beni da soggetti esteri già presenti in Italia con identificazione IVA.
Tuttavia, non esiste una regola universale valida per tutti i casi. La scelta del codice dipende da come è strutturata l’operazione, dalla provenienza della merce e dal ruolo del fornitore. Per questo motivo, è importante non applicare automaticamente uno schema standard, ma analizzare il caso specifico.
Esterometro e fattura cinese con partita IVA italiana
Con l’introduzione della fatturazione elettronica estesa, molte operazioni estere devono essere comunicate tramite il Sistema di Interscambio. Nel caso di fatture emesse da fornitori cinesi con partita IVA italiana, la gestione dell’esterometro dipende dalla qualificazione dell’operazione:
- se la fattura è emessa da un soggetto identificato in Italia, potrebbe non essere necessario trattarla come operazione estera pura;
- tuttavia, se l’operazione è legata a importazione, restano obblighi specifici.
Anche in questo caso, il rischio principale è considerare la fattura in modo semplificato, senza analizzare il flusso reale della merce.
Fattura Amazon da fornitore cinese con partita IVA italiana: cosa cambia?
Un caso molto diffuso è quello degli acquisti su Amazon o marketplace simili, dove il fornitore è cinese ma opera con partita IVA italiana. In questi casi, spesso la merce è già stata importata e si trova in magazzini europei. Questo cambia completamente la gestione fiscale:
- se la merce è già in Europa, la fattura può essere trattata come operazione interna, con IVA gestita dal fornitore.
- Se invece la merce arriva direttamente dalla Cina, la logica torna quella dell’importazione, con IVA gestita in dogana.
Capire dove si trova fisicamente la merce è fondamentale per registrare correttamente la fattura.
Qual è l’errore più comune?
L’errore più frequente è pensare che la presenza della partita IVA italiana renda l’operazione automaticamente semplice.
In realtà, è proprio il contrario. Questo tipo di fattura richiede più attenzione perché unisce elementi di importazione e fiscalità interna.
Molti operatori registrano la fattura come nazionale senza considerare la dogana, oppure duplicano l’IVA.
Il risultato è una gestione fiscale non corretta.
Come gestire correttamente questi casi?
La soluzione non è complicata, ma richiede metodo. Bisogna sempre partire da tre elementi:
- dove si trova la merce
- chi è il soggetto che la importa
- come è strutturata la fattura
Solo incrociando queste informazioni è possibile capire come registrare correttamente l’operazione.
Nel contesto dell’importazione dalla Cina, questi casi sono sempre più frequenti, ed è per questo che è importante avere una visione completa, non solo contabile ma anche operativa.
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